Recensione: “Autostop per la notte” di Massimo Anania

Immagina di fare l’autostop, chi ti carica ti coinvolge e ti trascina ad una festa in centro città, di notte, una festa dove le coincidenze ti portano ad innamorarti di una donna splendida tra droga, alcool e mentre ti apparti con lei… ti ritrovi il giorno dopo sporco di sangue e in un sacco di guai! Sembra un finale ma è solo l’inizio di un rocambolesco intreccio di storie di destini dal sapore thriller e pulp. Questo che hai immaginato può sembrare un gioco surreale del destino ma è quello che accade a Maurizio, il protagonista di questo romanzo, ed è quello che potrebbe accadere a chiunque, perché la realtà spesso supera l’immaginazione

Titolo: Autostop per la notte
Autore:  Massimo Anania
Editore:  Miraggi Edizioni
Genere: Narrativa contemporanea
Data di pubblicazione: 9 Agosto 2019
Voto: 4/5
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Recensione

Sbiascicato fra le squallide vie della città di Torino il giovane protagonista di “Autostop per la notte” assomiglia a Picaro, il mitico personaggio della serie dei romanzi picareschi. Poco più che ventenne Maurizio, frequenta il corso di laurea in “Lettere e filosofia”, non è molto diligente nel suo impegno tanto da bighellonare nella movida torinese il fine settimana a ridosso dell’esame di filologia. I suoi hobby preferiti sono: uscire con gli amici, “pomiciare” con le ragazze, sorseggiare i drink come se fossero acqua e infine, il peggiore vizio lo possiede, sniffa cocaina per tenersi sveglio e attivo nel corso delle serate in discoteca. Questa routine, unita alla sua situazione economica, poco abbiente, lo costringerà a fare l’autostop di notte per raggiungere il centro città. Durante una di queste scorribande notturne il nostro “eroe” problematico si imbatte in Rodolfo, finto uomo d’affari, il quale lo coinvolgerà nelle questioni di malaffare e nel losco lerciume  dei colletti bianchi. Quest’ultimo dopo aver accettato di dargli un passaggio lo invita a una “festa” in una villa e il nostro Maurizio ingenuamente accetta credendo di potersi divertire senza rogne, avendo fra l’altro notato l’evidente charme di Rodolfo; in realtà la villa del benestante Antonello Zanna é tutt’altro che un contesto per bene, anzi mettendo giù le maschere durante la festa emergerà: gioco d’azzardo illecito, prostituzione, orge e cocaina. Il nostro protagonista si caccerà nei guai e in un pasticcio pericoloso e riuscirà a uscirsene solo grazie il supporto di un suo ex insegnante di liceo, il quale sebbene sia un fautore del ritorno alle rivoluzioni studentesche sessantottine egli scorge sempre il modo esatto per mantenere un comportamento che non esponga i giovani a situazioni troppo rischiose. La voce narrante (a volte coincide con il punto di vista del nostro disadattato giovane) riesce a coinvolgere il lettore nella vicenda e lo colloca empaticamente nei meandri delle ansie e lo stress del personaggio principale. Il lessico e il gergo a tratti appaiono scurrili; una scelta letteraria fondata in quanto per fornirci un quadro chiaro e nitido dei contesti di malaffare nelle grandi città metropolitane una ricerca del lessico dotta e raffinata risulterebbe quanto mai inappropriata infatti l’autore ha sicuramente saputo adottare un ottimo artificio di straniamento verghiano affinché, questa “sporca storia” potesse essere raccontata con un registro linguistico consono ai contenuti che essa veicola. “Autostop per la notte” di Massimo Anania é un romanzo di formazione ambientato nel XXI secolo che ha l’onere e l’onore di denunciare i fallimenti e i misfatti del crollo dei valori nella nostra società, smacco questo, non solo giovanile, ma anche dei genitori, degli insegnanti, degli educatori e alle istituzioni socio-politiche che non riescono a tracciare un percorso formativo valido in questa società liquida che si unisce alle problematiche della Risikogeselschaft in cui tutti noi viviamo. Quindi con questo romanzo Massimo Anania richiama l’attenzione del lettore con il fine che questi possa raddrizzare il tiro infatti il nostro protagonista vive una condizione inconsistente e vaga al pari di un naufrago nei deserti della sua solitudine in un vuoto esistenziale che non si colma. Come possiamo cambiare l’avvenire dei nostri giovani? Con questo interrogativo pedante ci accompagna fra le pagine del suo libro il nostro Massimo Anania conducendoci in questa riflessione di ampio respiro.

Voto 4/5


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