Recensione Sumaya Abdel Qader “Quello che abbiamo in testa”

Horra, un’italiana di nemmeno quarant’anni, figlia di giordani musulmani, vive a Milano con il marito che la adora e le due figlie adolescenti che più diverse l’una dall’altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita noiosa, anzi. Come potrebbe, visto che, da perfetta equilibrista, divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l’università, che è a un passo dal terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea, e il suo variopinto ed eterogeneo gruppo di amiche? Eppure, nonostante la fatica e i piccoli problemi quotidiani, nonostante la malinconia per la parte di famiglia che vive lontana, Horra non può che sentirsi serena, felice persino. Ma un giorno, un fatto apparentemente di poco conto ha su di lei l’effetto di uno tsunami. Perché quando, come lei, sfuggi alle classificazioni, quando vivi al confine tra due mondi, quello occidentale e quello orientale, che faticano a riconoscersi tra loro e a riconoscerti, facendoti sentire marziana, estranea, galleggiante, allora inizi a chiederti che cosa significhi davvero essere “liberi”. A maggior ragione se il tuo stesso nome in italiano significa proprio questo, “Libera”. E così, nei mesi che vengono raccontati in questa storia, tra gioie quotidiane e piccole sconfitte, incontri fortunati e discussioni accese, Horra cercherà di trovare una risposta ai suoi tanti dubbi per riuscire a sentirsi, forse per la prima volta in vita sua, davvero fedele a se stessa. Un romanzo lieve che racconta una realtà di cui tutti parlano ma che pochissimi conoscono profondamente, un ritratto vivido e realistico di un’Italia contemporanea che non possiamo più permetterci di ignorare.

Titolo: Quello che abbiamo in testa
Autore : Sumaya Abdel Qader
Editore : Mondadori
Genere : Narrativa contemporanea
Data di Pubblicazione: 12 Novembre 2019
Voto: 5/5
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In questo libro si parla di Horra, una donna di 40 anni che vive a Milano, ai giorni nostri , figlia di genitori giordani musulmani, moglie amata e madre di due adolescenti nonché segretaria presso uno studio di avvocatura e laureanda in giurisprudenza.

Horra lavora come volontaria anche in un associazione di donne disagiate con ottimi risultati..insomma è un vulcano ma, nonostante questo e nonostante sia milanese, poiché porta il velo in testa, non manca di assistere a scene discriminatorie, proprio lei che è così aperta e si presta per la giustizia al di là delle religioni.

“ Portare il velo è il più grande segno di emancipazione di una donna, oggi come oggi un atto ribelle e femminista”

Pubblicando questo post sul proprio profilo facebook Horra, il cui nome non a caso significa libertà scatena una discussione di cui rimane allibita ed in seguito a ciò e ad altri eventi, nasce in lei il desiderio inarrestabile di contribuire al cambiamento del pensiero della gente. Il tutto cercando di far capire che convivere si può, che le tradizioni possono essere rispettate ed integrate, che le donne possono essere libere se scelgono di farlo e che gli estremismi non vanno bene in nessuna religione.

Sì, questo libro mi è piaciuto, è una boccata di aria fresca in mezzo a questo clima un pò teso in cui si trova il nostro paese. La storia è avvincente nonostante non ci siano scene straordinarie , ma è proprio questo i bello, attraverso l’ordinario possiamo venire a conoscenza di tante cose che non sappiamo e che invece dovrebbero sapere tutti, e rimanerne stupiti .

Questo libro è uno spiraglio di speranza, una spinta a raggiungere ciò che si desidera. Lo stile è semplice e proprio per questo è un libro che dovrebbe essere letto veramente da tutti.

Consigliato: VOTO 5

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