Recensione “Divorare il cielo” di Paolo Giordano

La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c’è un’inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un’idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio. Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.

L’amicizia fra maschi, la ribellione a Dio e ai padri, il desiderio e la rivalità: Divorare il cielo è un grande romanzo sul nostro bisogno di trasgredire, e tuttavia di appartenere costantemente a qualcosa o a qualcuno. Al centro c’è una generazione colma di vita e assetata di senso, che conosce tutto eppure non si riconosce in niente. Ragazzi con un piede ancora nel vecchio millennio, ma gettati nel futuro, alla disperata ricerca di un fuoco che li tenga accesi.

Titolo: Divorare il cielo
Autore: Paolo Giordano
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo
Data pubblicazione: 8 Maggio 2018
Voto: 5/5
Cartaceo ->13,50 |Ebook 7,99


L’autore: Paolo Giordano

Nell’anno accademico 2006-2007, ha conseguito la laurea specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l’Università degli studi di Torino.
Ha vinto una borsa di studio per frequentare il corso di dottorato di ricerca in fisica delle particelle, presso la Scuola di dottorato in Scienza e alta tecnologia del medesimo ateneo. È autore del romanzo La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008 – Premio Campiello Opera Prima, Premio Fiesole Narrativa Under 40 e Premio Strega 2008).
Un suo racconto è incluso nell’antologia Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere (Feltrinelli 2011).
Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo Il corpo umano (Mondadori 2012), Il nero e l’argento (Einaudi 2014) e Divorare il cielo (Einaudi 2018).
La solitudine dei numeri primi ha inaugurato nel 2014 la collana innovativa della Mondadori Flipback

Recensione:

Ho impiegato diversi giorni prima di iniziare a scrivere la recensione di questo libro, perché a volte i sentimenti che scaturiscono durante la lettura sono così forti e profondi che è difficile esprimerli a parole.

“Divorare il cielo” è uno di quei libri che una volta chiusi, al termine dell’ultima pagina, lasciano in te un senso di vuoto. È incredibile come attraverso le parole si possa capire e partecipare a quello che è il dolore dei personaggi, personaggi che l’autore ci presenta ancora adolescenti e che vedremo pian piano crescere insieme.

Bern, Nicola e Tommaso, nonostante non siano fratelli di sangue, crescono insieme in una masseria di Speziale con Cesare e Floriana, genitori di Nicola. Sotto la guida di Cesare i tre ragazzi apprendono l’amore per la terra e lo studio delle sacre scritture.

Nel frattempo, giunta l’estate, Teresa e il padre arrivano a Speziale dove, poco lontano dalla masseria, vive la nonna di quest’ultima. È proprio durante una notte di quell’estate che Teresa vede per la prima volta i tre fratelli, questi si erano introdotti nel loro giardino e stavano facendo il bagno nudi in piscina, ma una volta scoperti erano stati costretti alla fuga. Il giorno dopo Bern, Nicola e Tommaso tornarono per chiedere scusa ed è in questa occasione che Teresa incontra per la prima volta gli occhi di Bern.

Tra i due ragazzi nascerà poco a poco un sentimento d’amore e quando Teresa, alla fine dell’estate, tornerà a Torino la sua città non le sembrerà più ospitale come prima di lasciarla.

Passa un anno e quando Teresa torna a Speziale di Bern non c’è più traccia. Adesso Teresa non ha più motivi per restare a Speziale, ma la morte della nonna la porterà nuovamente in quelle terre.

Teresa rivede Bern e il suo sentimento d’amore si riaccende, per lui è pronta a tutto, lascia l’università e si trasferisce a Speziale, anche se questo significa troncare i rapporti con il padre a cui da sempre era molto legata.

Dopo la morte della nonna Teresa aveva ereditato la sua proprietà e aveva anche accettato di venderla per comprare da Cesare la masseria e sostenere il progetto ecologista di Bern e i suoi amici. Ma poco dopo Tommaso, Corinne, Danco e Giuliana erano andati via e loro si erano ritrovati da soli ad affrontare una vita dura e un figlio che non voleva arrivare.

“Sai qual era il mio momento preferito? Le nostre passeggiate. Verso il tramonto, quando avevamo terminato i lavori. Ti attardavi sempre un po’ mentre io aspettavo sulla panca. Poi c’incamminavamo insieme sul tratturo.
Dopo la sbarra, di solito, prendevamo a destra, anche se non sempre, a volte andavamo a sinistra. Ma non esitavamo mai. Sapevamo sempre dove andare, come se l’avessimo deciso prima.
Il sole basso ci investiva dalla faccia ai piedi.
Se i fichi erano maturi, li raccoglievamo anche dagli alberi che non ci appartenevano. Perché in realtà ci apparteneva tutto”.

La storia viene raccontata da Teresa, ma ci sono tante cose che l’ormai donna non sa. Gli anni sono passati, Teresa e Bern non stanno più insieme e lui, accusato dell’omicidio di un poliziotto, è fuggito.

La notte della vigilia di Natale Teresa riceve una chiamata da Tommaso. Dopo che lui e Corinne avevano saputo di aspettare un bambino avevano lasciato la masseria, ma il loro matrimonio era andato presto in pezzi. Quella sera Tommaso si sarebbe dovuto occupare della figlia, ma essendo totalmente ubriaco decide di chiedere aiuto a Teresa.

È l’occasione per rimettere a posto tutti i tasselli, durante quella notte Tommaso racconterà a Teresa cos’è realmente successo dopo la sua partenza da Speziale, l’inverno dopo il loro primo incontro. Le racconterà la verità su Violalibera e su Bern, dando a Teresa le risposte che aveva cercato per tutti quegli anni.

“Molti anni prima, la nonna mi aveva detto che non si finisce mai di conoscere qualcuno. […] “Non si finisce mai, Teresa. E a volte sarebbe meglio non iniziare affatto.”

È una lettura che ti divora dentro, che riesce a farti provare il dolore dei personaggi e ad essere un tutt’uno con loro. I temi affrontati sono davvero tanti, la ribellione alla fede, l’amicizia, l’amore, il rapporto con i genitori, la morte, la solitudine e il dolore.

Nel finale del libro il perdono fa da padrone donando a questa storia dolorosa e travolgente una sorta di amaro lieto fine, in grado di consumare ancora di più il lettore.

Ho davvero amato questa storia e la scrittura di Paolo Giorndano, non posso che dare a questo libro 5/5 e consigliarvene la lettura.

Alla prossima recensione!


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