“Calle a novembre” parliamo di felicità…

 

“La felicità signorina mia è fatta di attimi di dimenticanza” così, in un angolino della mia mente, ho sempre pensato al concetto di felicità: con la faccia allungata di Totò che con fare sapiente, quasi annoiato, mi guarda e dice a me quella frase divenuta poi tanto famosa in una conversazione con Oriana Fallaci.

Eccoci al primo vero post di questa rubrica, e di cosa parlo? Con migliaia di argomenti a disposizione e con tutto quello che succede nel mondo, parlo di felicità. Sento già uno spostamento d’aria per i nasi che verranno storti, eppure è una di quelle cose che si dice, ma di cui si parla relativamente poco.

Se chiediamo a un bambino nato e cresciuto in occidente cos’è la felicità per lui, probabilmente ci elencherà dei desideri, ancora più probabilmente traducibili in cose materiali. In psicologia si lavora con l’individuo, ma non c’è scuola di pensiero che non tenga conto oramai dei famosi due fattori che aleggiano in ogni teoria: ambiente e genetica. L’ambiente, considerato in senso ampio, include la cultura di un paese ed il modo di pensare. Magari non ci abbiamo fatto caso spesso, ma la parola IO è quasi sempre al centro dei nostri pensieri o delle nostre frasi: non a caso si parla di società individualista e la colpa temo sia un po’ di Cartesio, ma Freud di sicuro ha fatto la sua parte; per non parlare del capitalismo e di tanti altri fenomeni che determinano, in un concatenarsi di eventi, la risposta di quel bambino. 

Anche io, se penso alla felicità, penso ad una serie di condizioni con le quali ipotizzo sarò felice o più felice. Riflettendo, mi sono accorta che gli unici casi in cui, come diceva Totò, abbiamo lunghi attimi di dimenticanza, sono quando siamo a contatto con qualcosa che ci smuove nel profondo. Ossia quando il famoso IO riceve una scossa perché in qualche modo si è aperto al mondo. La manifestazione più nota, penso sia venuta in mente anche a voi, è quando ci innamoriamo. 

Negli attimi trascorsi con la persona amata e nel ricordo degli stessi, il nostro cervello rilascia sostanze che in un certo senso creano dipendenza. Non è molto diverso da ciò che accade col cioccolato o con le droghe; ma allora perché non siamo felici allo stesso modo? 

Molte persone accomunano la felicità ad uno stato di pace, di assenza di problemi, mentre altre parlano di serenità per descrivere la tranquillità della quale vanno in cerca. Inutile dire che girando il mondo, il modo di pensare alla felicità cambia e siamo spesso affascinati da culture nelle quali si parla di equilibrio come prerogativa alla felicità. Persino alcune scuole psicoterapeutiche, come la bioenergetica, sostengono che la pace, la tranquillità interiore non derivi da un’assenza (peraltro impossibile) di problemi ma dalla capacità di ascoltare il proprio corpo e la propria mente, ed allinearli. In oriente questo si traduce in discipline come la meditazione che coinvolgono contemporaneamente corpo e mente in un presente amplificato. Da noi sempre più spesso, in dolori cronici senza una base medica o somatizzazioni di ogni genere. Con la dovuta cautela penso non sia sbagliato affermare che il corpo non sempre segue la direzione dettata dalla mente.

Credo che la serenità si apprenda, come dimostrano tante filosofie, ma la felicità no. Credo sia una scelta coraggiosa quella di essere felici qualora se ne abbia occasione.

La felicità, dal canto mio, è un moto che ci travolge, spesso inaspettatamente, e che è possibile protrarre oltre all’attimo grazie alla sospensione della ricerca, se mai ci dovesse capitare di sentirci esseri completi.

Dopo questa riflessione, naturalmente oggettiva, chiedo a voi come la vedete o come vorreste vederla. Vi dirò la verità, ciò che più mi ha ispirata sono state le parole scambiate con molti coetanei ed il senso “dell’accontentarsi” che sembra prendere piede senza destare pensiero. Questo pezzo vuole essere un incoraggiamento per tutti coloro che una volta raggiunta una serenità accettabile fanno trincea delle proprie emozioni ed ammassano desideri come fossero scudi verso il mondo.

Vi ricordo che potete contattarmi con le vostre domande tramite il form che trovate qui “Calle a novembre” la Rubrica di Francesca Zorzetto

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