Panic! At the disco: dal punk-rock al pop

I Panic! At the disco sono uno dei gruppi di cui mi ero riproposta di parlare, per molteplici motivi; innanzitutto, l’estensione vocale del frontman Brandon Urie é impressionante ed è impossibile non notare quanto sia unico il suo timbro. In secondo luogo, i p@td sono una di quelle band altamente eclettiche e versatili, in grado di adattarsi ad ogni genere musicale come camaleonti tanto che risulta veramente complicato riuscire a classifcarli. Ma facciamo un passo indietro; siamo nella periferia di Las Vegas e gli amici Ryan Ross, chitarrista, ed il batterista Spencer Smith, entrambi appassionati di musica fin da giovanissimi, arruolano il bassista Brent Wilson per mettere su un complesso musicale. Si aggiunge poi Brandon Urie, proveniente da una famiglia di credo mormone molto religiosa, che inizialmente non accetta di buon grado la scelta di vita intrapresa dal figlio, tanto da arrivare a cacciarlo di casa per un mese. Partito come chitarrista, quando gli altri membri del gruppo lo sentono cantare non riescono a non rimanere affascinati dal suo talento, designandolo come voce principale dei P!atd. Si pensa che per la scelta del nome siano stati influenzati da un pezzo dei Name Taken, Panic.

I ragazzi si caratterizzano fin da subito per la molteplicità di suoni che riescono a intrecciare: il loro repertorio conta elementi dance ed elettronici, punk, indie-rock ed altri ancora. Riuscirono a diffondere la loro musica esibendosi grazie al bassista dei Fall Out Boy, band della quale condividono frequentemente le sonorità. Peter Wentz restò talmente stupito dalle loro potenzialità che si recó personalmente a Las Vegas, dove li vide suonare dal vivo. La sottoscrizione del contratto con l’etichetta Fueled by Ramen scattó nell’immediato; purtroppo però, nel 2006, il bassista Brent Wilson annuncia l’abbandono del gruppo per motivi personali, sostituto da un vecchio amico dei ragazzi, Jon Walker. Il primo loro album, A fever you can’t sweat out, contiene brani che tutt’ora fanno parte del repertorio fondamentale degli amanti del genere emo-rock, come I Write Sins Not Tragedies, con il quale i P!atd vinsero un MTV music awards.

Con la guida dell’instancabile Urie, pozzo senza fondo di idee e spunti artistici, la band inizia a comporre nuove canzoni; Ross precisa che i pezzi contenuti nel loro secondo album sarebbero stati differenti rispetto a quelli dei loro esordi. Oltre ai brani, anche il loro nome subisce modifiche, rimanendo orfano del particolare punto esclamativo che presentava. Con Pretty Odd, i ragazzi intraprendono un tour mondiale che li porta a toccare gli angoli più estremi del globo; in più partecipano ad alcuni live per il ritorno in pista dei Blink-182. Nel 2009, per motivazioni artistiche, due dei membri fondatori decidono di abbandonare la band e riformare in seguito i The Young Veins, che al momento sono in pausa dal 2010. Il povero Brandon Urie e i suoi compagni non demordono e, con estremo spirito di sopravvivenza, reinserendo il punto esclamativo nel nome della band, mettono tutti se stessi nel nuovo album in uscita, Vices and Virtues. Il singolo in esso incluso, The ballad of Mona Lisa, apre l’ennesima serie di tour che il gruppo terrà nell’estate del 2011. Too Weird to live, too rare to die! segue poco dopo, insieme all’uscita dal gruppo di Spencer Smith. Death of a Bachelor, album del 2016, è l’ultimo prima che Brandon Urie si ritrovi unico membro ufficiale della band. Il giovane non si fa abbattere (se fossi stata in lui non so se avrei avuto la forza), e continua a macinare nuovi brani come Say Amen (OH IT’S SATURDAY NIGHT!), conquistando un enorme successo con il singolo High Hopes, brano contenuto in Pray for the Wicked.

Il pezzo passa in radio decine e decine di volte al giorno, la gente per strada lo canticchia e forse anche per questo si può notare quanto effettivamente sia mutata la loro musica, approdata ormai al pop. Con il nuovo album, con il quale Urie e i suoi partono in tour, i P@atd vincono gli EMA come miglior band alternative e celebrano il loro successo, balzando in cima alle classifiche.

Il loro passato da band emo, definizione che loro stessi hanno rifiutato confermando la loro flessibilità musicale, è a questo punto morto e sepolto, anche se volendo godersi i growl e gli scream di Brandon basta andare su YouTube e digitare Positive Hardcore Thursday. I loro nuovi pezzi si avvicinano al rock-pop, son divenuti ballabili e soprattutto abbordabili per un audience più alto. Che dire, a mio parere i Panic! at the disco sono Brandon Urie. È lui la stella lucente, il membro più importante del gruppo, colui che ha tirato avanti contro tutto e tutti per continuare a fare ciò che ama, affascinando il pubblico con la sua voce calda e incredibilmente particolare.

Dalle canzoni e dai loro video traspaiono una genialità e una fantasia senza limiti, in grado di dar vita alla sua immaginazione, fondendola con il canto. E poi ragazzi, è super simpatico e auto ironico.

A differenza dei BMTH e degli Asking, i brani dei Panic! potrebbero piacere anche a chi non ama il rock; come ho già accennato, non si limitano ad un solo stile e fondono insieme diverse caratteristiche che li rendono piacevoli anche per chi non è abituato al genere. Personalmente vi consiglio di provare ad ascoltare brani come I write sins, not tragedies, Death of a Bachelor, Victorious ed Emperor’s new clothes. Oltre a godervi della buona musica, vi assicuro che i video che gli accompagnano sono eccezionali! Un saluto a tutti amici, e se conoscete anche voi delle bands che hanno cambiato così profondamente il loro modo di suonare, fatemelo sapere, sono curiosa😊

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