Recensione “Le tribolazioni di un italiano in Cina” di Andrea Pasquale

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Titolo: Le tribolazioni di un italiano in Cina

Autore: Andrea Pasquale

Editore: BookSprint

Genere: Biografia

Data pubblicazione: 26 agosto 2017

Voto: 4/5

Cartaceo: 19,90€ | Ebook: 4,99€



Sinossi: Il Butre è un intraprendente ragazzo molisano da poco laureato che, a dispetto della sua giovane età, ha già girato il mondo per studio e per lavoro. Ma nonostante il suo brillante curriculum e il suo entusiasmo, accumula colloqui su colloqui, senza riuscire a trovare nulla di soddisfacente, con inevitabili ripercussioni sulla sua vita sociale – e sul rapporto con la fidanzata giapponese –, e non facili prospettive per il futuro, come accade a tanti giovani della sua generazione. Finché non si imbatte in una proposta di stage retribuito di tre mesi in Cina con prospettive di assunzione, che lo convince a fare e le valigie e partire di nuovo. L’impatto con la Cina e le sue megalopoli (Pechino, Wuhan, Tianjin), si rivela tutt’altro che comodo: è l’incontro con un mondo nuovo, che si svela ai suoi occhi in tutte le sue contraddizioni, tra ansia smodata di modernizzazione e persistenza di tradizione e conservazione. Ma, quel che è peggio, sarà l’incontro con l’ambiguo Peter, che al tempo stesso è tassista, assistente e forse direttore della fantomatica SISNEDU, ma soprattutto esperto nell’arte tutta cinese dello sputo e truffatore di professione, che gli farà conoscere la parte peggiore della Cina e gli susciterà molteplici sentimenti, dal disprezzo alla compassione, dall’ostentata indifferenza fino all’aperta ostilità nelle battute finali del libro.

La Cina, un Paese multiforme, dove all’inizio non sarà facile ambientarsi anche per uno come lui, uno che ha fatto l’Erasmus in Spagna e ha lavorato in Belgio, Scozia, Uruguay e Giappone; lo stage per il quale ha risposto all’annuncio si presenta quantomeno misterioso, Peter lo costringe a continui trasferimenti (ed anche ad una non facile convivenza con lui), gli viene chiesto di coprire un posto da insegnante di italiano, e tante altre mansioni inizialmente non previste. Ma è l’incontro fortuito con una donna anziana che una sera, mentre passeggia nei pressi del suo alloggio dopo l’ennesima discussione con Peter, gli offre una ciotola di riso con un sorriso che gli ricorda «le nonnine dei cartoni animati giapponesi», a riconciliarlo con la sua esperienza cinese. E a partire da quel momento, la Cina sarà per lui anche la terra delle nuove amicizie, del suo nuovo lavoro di insegnante di italiano, della scoperta del nuovo “Butre” e perché no, anche dell’amore. E quello che poteva sembrare all’inizio l’ennesimo deludente stage per neolaureati si rivelerà l’inizio di una nuova vita. E dalla Cina il Butre deciderà di non andare più via. Con buona pace di Peter. E della SISNEDU.

Recensione: Le tribolazioni di un italiano in Cina di Andrea Pasquale racconta la vicenda autobiografica del suo autore, un ragazzo che ad un certo punto della sua vita si è trovato a compiere una scelta che ha radicalmente cambiato la sua esistenza. La storia è raccontata con ironia ed originalità, con una capacità mirabile di rendere ad un tempo il senso di sorpresa del protagonista di fronte agli aspetti più singolari e al limite del surreale che gli si presentano davanti, e l’entusiasmo di chi ha coraggio da vendere e non si lascia intimorire dalle difficoltà, e neppure dalle losche trame dell’enigmatico Peter.

La narrazione – scandita da capitoli con titoli spesso lunghi e divertenti, talvolta infarciti di simpatiche citazioni («“A come Atrocità, doppia T come Terremoto e Tragedia, I come Ira di Dio, L come Laco di sancue e A come Adesso vengo e ti sfascio le corna!” Diego Abbatantuono, Attila flagello di Dio»), ed introdotti da brani di canzoni che sovente sintetizzano espressivamente le vicende narrate – in prima persona sembra seguire il Butre nelle sue vicissitudini fin nei minimi particolari, riuscendo a rendere tutte le sue sensazioni con immagini efficaci, allusive ad un repertorio condiviso con un pubblico di lettori per lo più appartenenti presumibilmente alla sua (e quindi alla mia) generazione: «Avete presente Bill Murray in Lost in Translation, quando è seduto su un letto giapponese a fissare il vuoto senza avere la minima idea di cosa stia capitando intorno a lui? Ecco, focalizzate l’immagine, aggiungeteci che io non mi trovo in un film e più o meno avrete chiara l’idea di come sto in questo momento».

Nel complesso, quindi, un ottimo esordio, un libro che invita a riflettere con ironia, testimoniando un’esperienza di vita coraggiosa e coronata da successo, e una celebrazione della libertà, «l’unica illusione che solo il viaggio ti può dare», e al tempo stesso una precisa e incisiva descrizione della Cina di oggi, un Paese che si apre al futuro, e che nonostante le sue difficoltà, può rappresentare una meta preziosa per chi in Italia non riesce oggi a trovare una dimensione lavorativa soddisfacente.

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