Una lontana follia di Kate Morton #Recensione

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Edie Burchill ha un’anima appassionata e un bruciante amore per i libri. Forse per questo non capisce sua madre Meredith, una donna fredda, scostante e silenziosa, che ha passato una vita intera assorta in pensieri che solo lei conosce. Ma un giorno a casa Burchill arriva una lettera con il timbro di cinquant’anni prima: sulla busta, l’indirizzo di Milderhurst Castle, la dimora di campagna dove Meredith, sfollata da Londra, trovò accoglienza quando aveva tredici anni. Di fronte a quella lettera ingiallita dal tempo, Meredith è sconvolta. E la figlia comprende che sua madre nasconde un segreto. È così che Edie comincia un viaggio nel passato di quella donna che non ha mai conosciuto davvero; un viaggio che inizia proprio dall’imponente castello ormai in rovina, con il suo giardino vasto e impenetrabile, dove Meredith ha vissuto i giorni che hanno segnato il suo destino. Il castello è ancora abitato dalle tre figlie del famoso scrittore Raymond Blythe, allora giovani e bellissime, con una vita piena di promesse davanti a sé. Ma di quelle promesse la vita non ne ha mantenuta nessuna, e loro oggi non sono che tre ombre, prigioniere di una lontana follia, destinate a vagare senza pace tra i corridoi dell’antica dimora. Un luogo che, scoprirà Edie, porta impresso il ricordo di un incendio rovinoso, e di una morte che non ha mai trovato un senso. Solo immergendosi nei misteri di Milderhurst Castle, Edie potrà liberare sua madre da ciò che la opprime. Imparando, finalmente, a volerle bene.

Kate Morton è una giovanissima australiana autrice di numerosi libri, il più famoso è senz’altro “Il giardino dei segreti”, come cita la copertina della mia copia cartacea di “Una lontana follia”. Credo sia stato il Verde della copertina ad attirare la mia attenzione in quel caldo pomeriggio di maggio; come la maggior parte dei libri della mia libreria è un volume di seconda mano (o forse di più??) e dovrò ricorrere a qualche stratagemma per cercare di arginare la scollatura della copertina, ma questa è un’altra storia 🙂

In genere le mie letture sono sempre più vicine al genere Fantasy, e non ero molto convinta di questa scelta, leggo libri rosa ma non ne sono mai pienamente soddisfatta. Quanto mi sbagliavo! In primis non è un libro rosa, e cosa più importante è stata una lettura piacevolissima e terrò il libro nella mia libreria! (come saprete ormai se un libro non mi ha presa veramente lo rimetto in circolo). Poco prima di iniziare a scrivere sul Blog ho cercato altri titoli dell’autrice e credo proprio che nei miei prossimi giri al mercatino dell’usato non me ne farò sfuggire nessuno!

Tornando al libro, mi era già capitato in passato di leggere libri (uno) riguardanti famiglie o/e dinastie e generazioni. Se nel primo caso ero rimasta soddisfatta, in questo secondo esperimento letterario ho scoperto un genere a cui dovrò fare sempre più spazio nella mia libreria. Tre sorelle (2 gemelle), con un passato oscuro e più tragedie mai risolte, un amore incondizionato le lega e sarebbero disposte a tutto le une per le altre. Un madre e una figlia con un passato di segreti taciuti e incomprensioni mai risolte. Una storia d’amore che il fato ha portato alla distruzione e alla morte. Tanto dolore che ha dilaniato per decenni e un castello, al centro di ogni storia di vita, un castello che arde e porta con se ogni errore. Dalla morte la rinascita, come la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

Quella sera mi fece salire sull’automobile più elegante che avessi mai visto e mi portò nel posto dove lei e le sue sorelle maggiori, due gemelle, vivevano. Prima di arrivare, però, passammo da una grande cancellata di ferro battuto e percorremmo un viale sinuoso fino a raggiungere un enorme edificio in pietra circondato da un fitto bosco. Milderhurst Castle.

Non ci sono due persone al mondo che vedono e sentono allo stesso modo. Quando di scrive è difficile essere precisi. Non si deve mai essere approssimativi. Mai accontentarsi delle prime frasi che vengono in mente. Invece, bisogna cercare quelle parole che spiegano esattamente ciò che pensiamo. Ciò che sentiamo.

La gente che aspetta la storia giusta prima di prendere carta e penna finisce per avere solo pagine vuote. A quanto pare scrivere è tutto qui: mettere su carta immagini e pensieri. Tessere una tela, come i ragli, usando le parole come fili.

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