Alfonso Antoniozzi #Riflessione #CantanteLirico

 

004_k65a9894

Come raccontare di pomeriggi passati a mettersi in testa quella nota, quel passaggio, quel segno dinamico?
Come raccontare di ore spese a capire il perché di quel punto proprio lì, di quella legatura proprio lì, di quell’accento proprio lì?
Come spiegare quelle mattine che ti svegli col raspino, che tenti un vocalizzo, che la voce non ti risponde come dovrebbe, e quello che ti passa per la testa?
Come farti capire quelle giornate in cui la voce ti esce fluida, semplice, naturale come non mai e quelle altre in cui è una fatica fonare, cantare, fraseggiare e di questa fatica nessuno si accorge, nessuno si dà pensiero?
E come ti racconto i giorni lontano da tutto, in letti non tuoi, case non tue, con un tempo non tuo a a tua disposizione che tu riempi come puoi?
E come faccio a farti capire che cenare al ristorante ogni sera può essere anche una noia, una condanna?
E come te le racconto le mediazioni tra la tua idea, quella del direttore, del regista, dei colleghi?
E come ti spiego il tempo trascorso in quinta, seduto, ad attendere la tua entrata in scena, quel momento in cui sei lì e ti senti a casa, sempre nella stessa casa, sempre nello stesso posto, perché il teatro è un non-luogo e quando sei sul punto di entrare in scena, e le mani si ghiacciano e la testa ripassa la parte e la gola si schiarisce e la mente si ingarbuglia, Roma è come Berlino è come Tokyo è come qualsiasi altro posto con un teatro, un palcoscenico, un pubblico che aspetta di applaudire e un personaggio che aspetta di vivere?
E come faccio a descriverti lo stare in scena, col direttore di sotto, i colleghi a fianco, una parte di te che lavora e una parte di te che ti guarda vigile, pronta a correggerti, a intervenire al minimo sentore di pericolo?
E l’applauso o il fischio, come te lo racconto?
E la sera, la sera dopo lo spettacolo, dopo l’applauso o il fischio, dopo la cena, dopo il personaggio, dopo i fiori, la sera in cui torni nel letto non tuo e niente di tutto questo viene a letto con te e niente di tutto questo è sicuro domani, perché domani è tutto svanito, domani si ricomincia, come te la racconto?

E allora, quando mi chiedi “che mestiere fai” rispondo “il cantante lirico”, e tu sorridi, magari dici “bello”. Però tu non capisci, lo vedo.
Ma io, credimi, non te lo so spiegare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...