In un’epoca in cui tendiamo spesso a ridurre l’arte e la letteratura a meri passatempi o a forme di intrattenimento passivo, l’ultimo saggio del compianto umanista Nuccio Ordine ci ricorda con forza la funzione vitale e terapeutica dei classici. Con Il Decameron come farmaco, Ordine ci offre una prospettiva radicalmente nuova e profondamente attuale del capolavoro di Giovanni Boccaccio. Le celebri cento novelle non vengono più lette come una semplice raccolta di storie destinate al diletto, ma come una vera e propria terapia morale, politica e civile concepita per curare le ferite profonde di una società. Alla Firenze del Trecento, devastata e moralmente disintegrata dal caos della peste, Boccaccio non risponde con la fuga disperata, ma opponendo l’ordine misurato di una villa, la ricostruzione di una vita comunitaria e il perfetto equilibrio tra piacere e responsabilità. Attraverso un’analisi raffinata che spazia dalla filosofia morale alla storia delle idee, il saggio dimostra come il riso, il divertimento e la letizia non siano forme di cinica evasione, bensì rimedi filosofici necessari per combattere la malinconia, l’isolamento e la paura della morte. Richiamando le radici dell’Etica Nicomachea di Aristotele e il pensiero medievale, Ordine svela come Boccaccio rifiuti ogni dogmatismo per affidare al racconto la comprensione della vita vera, quella che pulsa “nei petti degli uomini e delle donne”. Questo saggio, scritto con il rigore e la passione travolgente che hanno sempre contraddistinto l’autore, si configura come un potente atto di resistenza culturale, mostrandoci come i grandi libri del passato rimangano gli strumenti più efficaci per comprendere e superare le crisi del nostro presente.
