Oltre il confine del male: Maurizio Mos racconta il lato oscuro dei Balcani #Intervista

il

Dalle atmosfere raccolte dei gialli di provincia ai labirinti della geopolitica internazionale: Maurizio Mos torna in libreria con “Uomini siffatti sono pericolosi”, un thriller che segna una svolta decisa nella sua produzione letteraria. In questa conversazione, l’autore ci svela la genesi di Outsider, un protagonista complesso che si muove tra le ombre del Dossier Granzig e le ferite ancora aperte della guerra nei Balcani. Un viaggio che affonda le radici nei classici del genere, da Simenon a Chandler, ma che trova una sua voce autentica nel crudo realismo di territori dove la linea tra bene e male è sottile come un filo teso sull’abisso. In collaborazione con Daisy Raisi.

Nei tuoi libri precedenti c’è spesso un forte legame con il territorio locale. Cosa ti ha spinto, in Uomini siffatti sono pericolosi, a spostare l’asticella verso la geopolitica internazionale e il Dossier Granzig? È nato prima il personaggio di “Outsider” o il contesto storico dei Balcani?

Intanto un’indispensabile premessa-confessione: i miei libri sono il risultato di un inconscio plagio subito quando, tredicenne, vidi in tv il primo Maigret – Gino Cervi e per di più mio padre mi regalò il libro. Era Un’ombra su Maigret. Da allora il mio destino era segnato. Perché ho scritto Uomini siffatti sono pericolosi? Altra confessione, io ho imparato a leggere o pressappoco con Salgari e Tex (anche Topolino, Verne e Dumas ma non vengono bene per il paragone) e quindi con libri (o fumetti) tutt’altro che “tranquilli” (li rileggo ancora) e ad un certo punto ho avuto voglia di abbandonare il Maigret un po’ pantofolaio (Ambrosio è molto più coinvolgente) con qualcuno un po’ più vivace. Chandler o McDonald, Wolfe o SS. VanDine e al limite Westlake però, (chiedo perdono) pagando dazio ai loro contesti ambientali, erano certo coinvolgenti, interessanti… ma a volte un po’ scontati. Per curiosità avevo letto diversi Segretissimo, in particolare J E, Chase e H. Howard, Anche se erano storie non eccelse, con tutto il rispetto, perché non provare a scrivere qualcosa a metà tra i due generi senza tirare in ballo James Bond che è tutto fuorché un agente segreto? C’era un ambientazione reale, la guerra dei Balcani che da subito mi apparve crudele e spietata ma anche una somma di falsi sociopolitici e di interessi economico-politici, era vicino a casa, il che giustificava in tutto il mio personaggio, come si intuisce pensato dopo la guerra, e anche un altro personaggio che forse è stato un po’ sottovalutato, l’Amico che a dire il vero è molto soddisfatto di non aver attirato l’attenzione. Nel suo mestiere la penombra è l’ambiente naturale. Anche se alla fine, per poche righe, fa capire che anche lui…

Trattare temi come i crimini nei Balcani e l’intelligence richiede una base documentale solida. Quanto c’è di storico e quanto di romanzato nel dossier al centro della trama?

Si, considerato che sono molto esigente nel raccontare, ho dovuto mettere insieme un po’ di materiale sui Balcani, cercando nella stampa i fatti della guerra, come erano coinvolti i territori e notizie in genere sugli avvenimenti meglio i drammi che coinvolsero gli abitanti. Ho ambientato la storia tra la Slovenia e la Croazia, due paesi che ho visitato diverse volte, cosa che mi è stata utile per ambientare con puntualità e realismo l’azione (ad esempio, per dire, ricordo bene il Golf Hotel di Bled, dove ho soggiornato e Bled – bellissima – e in genere le strade, le cittadine, i paesaggi egualmente belli dove Outsider agisce). Come è intuibile non ho potuto attingere informazioni sui Servizi, ho rimediato con la fantasia e le informazioni che a volte trapelano da quegli ambienti, in fondo abbastanza facili da immaginare: no comment, non esistono…

Quanto c’è di storico… nulla, per quanto ne so, ma è indiscutibile che il Dossier Granzig anche se è una mia invenzione potrebbe comunque essere esistito. I personaggi e i partiti, gli Ustascia e il loro porsi nel contesto sociale ad esempio, sono reali e “possibili”, oltre che storicamente attendibili, il dossier Granzig, considerate le stragi che si sono avute davvero nei territori menzionati, è “possibile”. Dato ciò le manovre, la caccia ai documenti e le azioni degli interessati, dagli Ustascia agli agenti dei Servizi che via via incontriamo, “possibili” e reali come gli altri interessati al dossier.

Il giornalista Granzig fa una figura a dir poco di ingenuo, ma era onesto. Rimane il fatto che la caccia al dossier significa la ricerca di denaro per alcuni, di potere (che porta denaro) per altri. Atteggiamento di tutti i personaggi (anche a bella Mila) “possibile” a fronte di tali scopi. In fondo anche Outsider lavora per i soldi. Fino a un certo punto.

In cosa senti che questo romanzo si differenzia maggiormente dai tuoi lavori precedenti, sia a livello di struttura che di scrittura?

Certamente un maggior dinamismo nella storia, intesa come struttura e come vissuto, un personaggio (anzi più personaggi) che nel bene o nel male (ognuno fa il suo mestiere) si pongono e propongono oscillando tra gli interessi, propri e di partito, e nel caso di Outsider arricchito da esperienze vissute. Insomma diciamolo Tiburzi come Maigret costruisce ipotesi, scopre intrecci ma potrebbe far tutto o almeno in metà dei casi comodamente seduto in poltrona (e talvolta Maigret l’ha fatto: Maigret e il chierichetto, Il sig Giovedì ecc)

“Outsider” è un uomo che cerca la pace ma viene risucchiato dal fango. Cosa rappresenta per te questo personaggio? È lo specchio di una generazione che ha visto troppo o una figura di speranza che, nonostante tutto, prova a fare la cosa giusta?

Mi accorgo che sono portato a scrivere un romanzo del romanzo, ma in certi casi è difficile essere concisi. Intanto una premessa: secondo me non può esserci “una generazione che ha visto troppo” tutti vediamo ciò che la vita propone. Se “ha visto troppo” vuol dire che è una generazione che non ha capito o non s’è sforzata di capire, chiusa nelle sue tare.

Outsider è un personaggio complesso, profondo, che certo esiste nella realtà ma temo difficilmente può essere accettato (e forse compreso) da un lettore di thriller. È una persona di spessore, con una buona anzi notevole cultura personale e intelligenza. Perché ha un certo punto della sua vita è stato travolto dalla ricerca del denaro, della ricchezza? Forse ha vissuto qualche trauma? Non sono in grado di dirlo e non me la sento di chiederlo a lui. Quando narra la costruisce del suo alias fa capire che l’impiegato che ha preparato i documenti per lui ha avuto un “incidente” perché ha tentato di ricattarlo. A buon intenditor… Ma in Africa rimane fedelissimo, anche se forse non gli converrebbe, alla donna che ama, riamato, e a suo padre, che hanno cercato di migliorare la loro terra e gli abitanti, e la sua (loro) morte si intuisce atroce per mano degli estremisti lo ha segnato profondamente.

Nell’ex Jugoslavia cerca la ricchezza e un po’ di euro li rimedia ma nello stesso tempo ancora una volta si schiera dalla parte giusta. Perché certe cose o si fanno bene oppure non si fanno (compreso costruire una truffa o un falso storico per guadagnare) e chi le fa in un certo modo deve aspettarsi di finire fregato… solo che certa gente è convinta di essere più furba di tutti e di solito finisce male. Come molti che condividono con lui l’avventura nei Balcani. Quindi sì, è una figura di speranza, pagato dazio alla sua ricerca di ricchezza. Come in Africa anche nei Balcani farà la cosa giusta, come gli dirà l’Amico, che conoscendolo non ne rimane sorpreso. Anzi ci sperava perché anche lui talvolta cerca di fare la cosa gusta ma nell’ambiente dei Servizi è ancora più difficile

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Tornerai alle atmosfere più provinciali dei tuoi primi gialli o continuerai a esplorare il thriller d’azione e di spionaggio?

Se me lo accettano potrebbe uscire tra non molto un nuovo giallo con protagonista il vicequestore Tiburzi di Una vita di inganni, ma un pizzico più movimentato e complicato. Ma proprio un pizzico.

Ma vorrei portare Outsider a fare un giro in un paese che amo molto, la Grecia, per un avventura proposta more solito dall’Amico dove ovviamente nulla è come sembra.

E finire la terza avventura del mio amico Max il ladro, coinvolto in un lavoro su commissione a dir poco rocambolesco, per la storia, per come viene fatto il lavoro e per lo sviluppo di personaggi e l’operatività, diciamo, di Max & soci.

Ringraziamo sentitamente Maurizio Mos per la disponibilità e per averci permesso di sbirciare dietro le quinte del suo processo creativo. La sua capacità di mescolare la memoria storica con l’adrenalina del thriller ci restituisce una narrazione potente, capace di interrogarsi sulla moralità umana anche nei contesti più spietati. In attesa di ritrovare il vicequestore Tiburzi e di seguire Outsider nelle sue future peripezie in terra greca, non possiamo che lasciarci catturare dal magnetismo di questa sua ultima fatica letteraria.

Per approfondire l’analisi del romanzo e scoprire tutti i dettagli della trama, vi invitiamo a leggere la nostra recensione completa qui
“Uomini siffatti sono pericolosi” di Maurizio Mos è disponibile per l’acquisto immediato su Amazon a questo link

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.