Recensione “La stanza delle attese” di Tina Scopacasa

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Qui conosce i genitori di Cristian – i coniugi Montevecchio – e la moglie Francesca, incinta: di fronte alle loro domande si spaccia per un amico del giovane, nel frattempo caduto in coma, e non se la sente di rivelargli la verità. Malgrado percepisca una certa ostilità da parte di Francesca, Max inizia ad apprezzare il legame con i Montevecchio. Quel calore familiare, a lui quasi sconosciuto, innesca una serie di profonde riflessioni e ricordi: un padre manager, una madre assente, un’amica di famiglia come unico salvagente. Max continua a frequentare l’ospedale, intraprende un percorso di maturazione. Ma nessun cambiamento sincero può avvenire senza turbamenti e momenti di spaesamento. La stanza delle attese diventa un’incubatrice di speranze, affacciata su un futuro di novità tutto da costruire.

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Titolo: La stanza delle attese
Autore: Tina Scopacasa
Editore: Augh edizioni
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 28 Luglio 2024
Voto: 4.5/5

Classificazione: 4.5 su 5.

Recensione

Ben tornati a tutti lettori, torno a scrivere per parlarvi de “La stanza delle attese” di Tina Scopacasa, edito Augh Edizioni, in collaborazione con l’agente letterario Matilde Bella.

Max incontra i Montevecchio, i genitori di Cristian, e sua moglie Francesca, che aspetta un bambino. Cristian è in coma, e Max, sentendosi in difficoltà, si finge un amico. Nonostante una freddezza iniziale da parte di Francesca, Max si sente attratto dal calore della famiglia Montevecchio, un sentimento quasi nuovo per lui. Questa vicinanza lo porta a ripensare alla sua vita: un padre sempre al lavoro, una madre distante e un’amica di famiglia come unico punto di riferimento. Le sue visite in ospedale diventano un percorso di crescita, anche se non mancano momenti di confusione. La sala d’attesa si trasforma in un luogo pieno di speranza per un futuro ancora da scrivere.

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Max, un giovane con una laurea in economia incompiuta e senza reali preoccupazioni economiche grazie alle risorse familiari, non ha mai sperimentato la presenza di una famiglia unita, essendo figlio unico e non avendo mai lavorato. Il destino lo porta a soccorrere Cristian, gravemente ferito. In punto di morte, Cristian gli affida le sue ultime volontà. Così, Max si ritrova in ospedale a fingersi un amico di vecchia data della famiglia di Cristian. Questa inaspettata vicinanza e il calore familiare che ne deriva smuovono qualcosa in lui, spingendolo a riconsiderare la propria esistenza e a mettersi in gioco per la prima volta. In questo percorso, Max riscopre un legame con il padre che credeva perduto e trova il coraggio di entrare nell’azienda di famiglia. Un incontro con Roberto, un uomo che ha perso tutto e vive per strada, gli aprirà gli occhi su nuove realtà.

Questo testo potente dipinge la fragilità di un uomo che, pur avendo avuto ogni opportunità, si ritrova con le mani vuote. È attraverso una tragedia familiare che egli riscopre se stesso e prende finalmente in mano il proprio destino. I capricci della vita e del caso lo riportano in contatto con figure significative del suo passato, persone per le quali aveva smesso di lottare. Nel tentativo di offrire aiuto, la tragedia lo colpisce duramente con la perdita improvvisa e violenta di un caro amico. Il racconto, intriso di vita e drammaticità quotidiana, si fa eco della nostra storia collettiva, toccando persino le profonde ferite di Auschwitz.

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La scrittura dell’autrice mi ha completamente catturato, tanto da leggere il libro tutto d’un fiato in una sola sera. Ho trovato particolarmente delicato il modo in cui la fede si insinua nella narrazione, offrendo un sostegno prezioso sia al protagonista che alla famiglia dell’amico in un momento così difficile. La stanza d’attesa si rivela una metafora potente della vita stessa, di un uomo sospeso in un limbo, in attesa di qualcosa di indefinito che lo spinga finalmente a prendere in mano il proprio destino. È l’attesa della famiglia per notizie cruciali, l’attesa di ritrovare la serenità perduta, di superare un trauma paralizzante, di sentirsi compresi nel profondo. Ma l’attesa di cosa, in fondo? Forse persino della fine? L’autrice lascia al lettore il compito di interrogarsi su queste domande universali e di scoprire quale eco risuona più forte nella propria anima.

Consiglio vivamente questo romanzo per la sua delicatezza nel trattare temi intimi e profondi. Un libro che sorprende e avvolge con la dolcezza di un abbraccio materno. La speranza emerge come una compagna costante per chi si trova nell’attesa, un concetto che il testo sottolinea con sensibilità. Spero possa esserlo anche per voi, ricordando l’importanza di non smarrire mai la fede. Voto 4.5/5

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