Recensione “Terre sommerse” di Kassandra Montag 

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L’ultima volta che Myra ha sentito la voce della sua primogenita, Row stava gridando. Le urla come una lama, mentre la bambina scalciando cercava di divincolarsi dalla stretta del padre che la trascinava su una barca. Poi, solo una scia d’acqua dove prima c’era la sua famiglia. Sono passati otto anni da allora e il mondo è completamente cambiato. Gli oceani si sono innalzati e hanno trasformato l’America in un arcipelago, i suoi abitanti rifugiati su pochi lembi di terra circondati da una distesa d’acqua. Bande di pirati infestano il mare in cerca di cibo e donne da usare per la riproduzione. C’è chi si allea per creare una nuova società e chi invece naviga in solitudine su imbarcazioni di risulta, tentando di sopravvivere. Indipendenti e fiere, Myra e la sua figlia minore Pearl, di otto anni, veleggiano sulla loro piccola barca, vivendo di pesca e baratto, dopo che la loro casa in Nebraska è stata sommersa, poco prima della nascita di Pearl. Myra non ha mai smesso di cercare la figlia perduta. Dentro il cuore e nell’anima sa che Row è ancora viva. E farà di tutto per trovarla. Finché un giorno, combattendo contro un pirata che sta cercando di rapire Pearl, Myra ritrova fra le sue mani un ciondolo appartenuto a Row, prova che la ragazza è sopravvissuta ma è in pericolo. Abbandonando la sua usuale cautela Myra decide di partire con Pearl verso nord. È un viaggio pericoloso, ma Myra non può fare altro, deve salvare la figlia perduta anche a costo di mettere a rischio la propria vita e quella di Pearl… Un romanzo d’esordio sul cambiamento climatico e uno sguardo pieno di forza ed evocativa immaginazione su quello che potrebbe essere il nostro futuro.

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Titolo: Terre sommerse
Autore: Kassandra Montag
Editore: Harper Collins
Genere: Fantascienza
Data pubblicazione: 6 Febbraio 2020
Voto: 4.5/5

Classificazione: 4.5 su 5.

Recensione

Myra è una madre ferita con cui, inizialmente, ho avuto difficoltà a empatizzare. Dopo le prime cento pagine del romanzo, però, ero così presa dalla storia, dall’ambientazione, dagli eventi di Terre sommerse, che l’ho divorato in pochi giorni.

Ultimamente, non so perché, mi capitano solo libri sul rapporto madre-figli. O il cielo sta cercando di comunicarmi qualcosa, o devo riconsiderare il ruolo della casualità nell’esistenza umana.
Terre sommerse è infatti la storia di Myra, che sopravvive con sua figlia Pearl in un mondo dove il mare ha ingoiato i continenti. Adesso c’è solo acqua, enormi distese salate da cui emergono isole e porti. Tutti si muovono in barca e la vita gira intorno al mare e a ciò che contiene. L’umanità è tornata al baratto, è sospettosa e schiva, la fiducia nei confronti del prossimo è pari a zero.
In un simile contesto, i legami sociali non reggono: le famiglie si disgregano, le amicizie si annullano, la pietà è solo un vago ricordo nel cuore dei più pii (o dei più stupidi). Myra lo sa bene: Jacob, il padre di Pearl e della sua prima figlia, Row, all’approssimarsi della nascita della sorellina ha preso la maggiore e l’ha portata chissà dove. Myra è rimasta traumatizzata dalla perdita della figlioletta, che non ha mai smesso veramente di cercare.

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La protagonista e Pearl navigano pescando su una piccola barchetta, spostandosi per commerciare il pesce e rifornendosi agli spacci dei materiali necessari per sopravvivere. Non sono interessate a stringere rapporti con nessuno, solo a sfuggire ai corsari che impestano le acque nelle rotte più trafficate e proficue. Questi non sono l’unico pericolo da cui difendersi: in un mondo dove si muore ogni giorno come moscerini per la più banale infezione, i bambini e le donne sono diventati un bene primario. Le navi da riproduzione esistono proprio per questo: caricano a bordo le ragazzine, destinandole a diventare ventri da riempire e null’altro.

Per una casualità, Myra viene a sapere che Row, che adesso ha tredici anni ed è prossima alla prima mestruazione, si trova a La Valle, una terra a nord che è stata fatta base dagli Abati Perduti, pericolosi criminali. Di sicuro, la sua bambina verrà a breve caricata su una nave da riproduzione. Myra questo non può accettarlo. Dilaniata dal desiderio di rivedere Row, parte verso il gelo per salvare la vita della figlia, mettendo a repentaglio quella dell’altra.

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Questo romanzo si dipana tra le mani del lettore come una catena di gemme di diversa fattura.
Le prime sono torbide, grigio antrace, macchiano le dita di chi le maneggia. Pesano come i pensieri di Myra, spietata e fredda, che, per sopravvivere, ha eretto un muro tra lei e tutto ciò che potrebbe renderla fragile. Poi, piano piano, queste pietre si screziano, si caricano di sfumature delicate, di speranza. Non dura molto; presto si scuriscono di nuovo, ma stavolta sono più friabili;
si inteneriscono come il cuore di Myra, fino ad assumere il violento contrasto di bianco ghiaccio e nero pece. Sono gemme liquide, gocciolano fra le dita come le lacrime di Myra, ma lasciano una sensazione piacevole sulla pelle.

Terre sommerse è il viaggio (fisico e mentale) di una donna che ha tanta sofferenza racchiusa nel cuore. Un percorso che conduce Myra dall’elaborazione dei suoi traumi passati al dramma della perdita, all’accettazione di ciò che non si può cambiare. Al termine del romanzo, Myra si accorge di quanto sia prezioso ciò che ha, di quanto sia speciale. Che il dolore esiste e persiste, ma assume una forma diversa e, giusto un pochino, può essere plasmato con pazienza e resilienza.

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Una storia emozionante che trascina fra i flutti del mare, ambientando le vicende in un mondo distopico originale e spietato che ho adorato. La scrittura di Montag è velocissima, frammentata; i capitoli sono brevi e concisi. Non c’è mai una parola di troppo. L’autrice tende infatti a rappresentare le scene con poche efficaci pennellate, sufficienti tuttavia a coinvolgere il pubblico.
I personaggi vengono raccontati mediante i dialoghi, c’è moltissimo show e pochissimo tell. Non si imboccano i pensieri dei protagonisti ai lettori, che devono invece desumerli dalle azioni. Si tratta di una tecnica che apprezzo, perché aumenta il tasso di coinvolgimento ed evita un andamento prolisso e inefficace della storia.

Spero che, prima o poi, Montag decida di scrivere un seguito per Terre sommerse. Al momento non credo sia in commercio, né tanto meno in elaborazione. Visto il finale semi-aperto, non ci starebbe male…incrociamo le dita!

Voto: 4.5/5

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