Ben tornati a tutti lettori, oggi torno a scrivere per una chiacchierata con l’Autore di “Binocoli a gettoni” Antonio Laurino.
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Antonio Laurino: nato nel 1986 a Napoli, dove si è laureato in Scienze della comunicazione, prima di trasferirsi a Bologna e specializzarsi in Semiotica. È docente a contratto di scrittura funzionale all’Università di Bologna e all’Università di San Marino e tutor di digital marketing all’Università “Uninettuno” di Roma. Suoi scritti sono apparsi in antologie, riviste e blog letterari.
Come descriveresti te stesso come scrittore?
In formazione. Innanzitutto per il lavoro di ricerca e di studio, che penso debba definire chiunque voglia dedicarsi seriamente a questa attività. Ma non solo. Se scrivere è dare forma al proprio mondo, interiore e circostante, ciò che ho prodotto mi ha messo di fronte a quel che sono, magnificando alcuni tratti di me e narcotizzandone altri. Dunque, ha contribuito – e contribuisce tuttora – a formarmi, sia come autore che come uomo.
Cosa ti ispira a scrivere?
A volte, per me, scrivere è un’esigenza, altre volte un piacere, altre ancora un impegno. Detto questo, a ispirarmi, di solito, sono determinate increspature dell’esistenza: delusioni, frustrazioni, solitudini, nostalgie, malinconie, rimpianti. Spesso un mio racconto ha a che fare con una di queste condizioni – non solo personali, si intende; ne sono il punto di partenza o di arrivo.
Come è nato “Binocoli a gettoni”?
Un po’ alla volta. Nel senso che i racconti che compongono la raccolta sono stati scritti nell’arco di cinque anni, la gran parte in occasione di premi letterari, ottenendo anche alcuni riconoscimenti. A un certo punto, dopo uno di questi concorsi, ho realizzato che le mie storie, all’apparenza molto diverse, erano accomunate dall’essere incentrate su un istante definitivo, un momento di consapevolezza in cui il personaggio chiave vede le cose per quello che sono. Così ho continuato a scriverne e proporne, ma con l’idea, un giorno, di raccoglierle tutte. Finché, nell’estate del 2022, mettendo insieme i vari testi, mi sono reso conto che il risultato era maggiore della somma delle parti. Ed è stato allora che sono nati i Binocoli a gettoni, titolo compreso.
Quali sono i tuoi autori e/o libri preferiti?
Ce ne sono tanti, per lo più maestri (anche) della narrativa breve e brevissima, un genere per il quale ho sempre avuto una naturale predilezione. Tra questi, Manganelli, Buzzati, Romagnoli, Parrella, Carver, Hempel, Ritchie, Cortázar e Monterroso.
Qual è la cosa più importante che hai imparato come scrittore? Quali sfide hai dovuto affrontare?
Scrivere, e vedere pubblicato ciò che si è scritto, è (stato) un esercizio di distanza. In primis dal mio vissuto, dal quale ho attinto stati d’animo e di cose che hanno puntellato i miei racconti. E poi da me stesso. O, meglio, da una certa parte di me. In definitiva, posso dire di avere imparato a lasciare andare e a lasciarmi andare di più, scrivendo.
Cosa trovi più gratificante nello scrivere?
Essere solo, al riparo dal mondo, eppure profondamente connesso con le cose. Dopodiché aprirmi, ma solo quando mi sento pronto, quando sono soddisfatto di ciò che sono riuscito a fare. E questo momento arriva sempre.
Qual è il tuo processo di scrittura? Come ti organizzi per scrivere?
Devo ammettere che scrivo in modo piuttosto discontinuo. Se da un lato, infatti, la lettura e la scrittura occupano gran parte delle mie giornate, dall’altro i testi con cui ho a che fare quotidianamente sono di natura accademica e professionale. Così, per riuscire a coltivare letture e scritture di altro tipo, ho preso l’abitudine di appuntare idee e osservazioni in modo sistematico. Ho poi individuato alcuni periodi dell’anno in cui gli impegni di lavoro si diradano e so di poter riprendere in mano il materiale. A questo punto, passo al vaglio i vari spunti, e quelli che a distanza di tempo sento ancora vivi e interessanti, li sviluppo. Potrei dire dunque di avere una routine annuale, più che giornaliera.
Quali sono le sfide e le soddisfazioni di scrivere racconti?
Quello che mi entusiasma e, oserei dire, mi diverte di scrivere racconti è il condensare, il procedere per sottrazione. Naturalmente si tratta anche di una sfida, non di rado frustrante. Sfida alla quale si aggiunge quella di farsi poi pubblicare, vista la riluttanza del mondo editoriale nei confronti delle opere di narrativa breve. Anche se qualcosa sta cambiando, negli ultimi anni.
Cosa ti aspetti dal futuro della tua carriera di scrittore?
Di continuare ad avere l’opportunità di condividere le mie storie, a lungo e con sempre più lettori. Tra i quali, mi auguro, anche alcuni autori che stimo.
Qual è il tuo sogno letterario?
Che un giorno, da qualche parte, qualcuno arrivi a ritenere sensato e utile pubblicare una raccolta di miei scritti dal titolo “Tutti i racconti”.