Recensione “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo

Esmeralda, una giovane zingara di grande avvenenza, è solita danzare sul sagrato della chiesa di Notre-Dame, cuore della Parigi medievale. L’arcidiacono Frollo è attratto dalla giovane donna e, pur fra sentimenti contraddittori, cerca di farla rapire dal campanaro Quasimodo, un essere deforme fino alla mostruosità. Ma il capitano Phoebus de Châteaupers la trae in salvo e conquista il suo amore. Una vicenda melodrammatica, tetra, grottesca, che ha commosso lettori di tutti i tempi e spesso ispirato il mondo del cinema.

Titolo: Notre-Dame de Paris
Autore: Victor Hugo

Editore: Bur Rizzoli
Genere: Classico straniero
Data pubblicazione: 4 Aprile 2007
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 11€ | Ebook -> 0,99€

Recensione

Ben tornati a tutti lettori, oggi vi parlo di un classico della letteratura, questa infatti non sarà una recensione, ma semplicemente un monologo a senso unico. Notre-Dame de Paris, a tutti noto soprattutto (negli ultimi decenni) per il cartone omonimo della Disney, in cui ovviamente la storia è stata rivisitata per renderla adatta ai bambini. Non dimentico di citarvi inoltre, il Musical  scritto da Luc Plamondon, la cui musica invece è scritta da Riccardo Cocciante.

Il capolavoro di Victor Hugo ha quasi duecento anni, ma continua ad essere una pietra miliare della letteratura classica. Hugo vi farà da guida nella Parigi del tardo Medioevo, per raccontarvi il contesto storico e i magnifici personaggi, che prendono vita sotto la sua penna: il poeta girovago e sognatore Gringoire, la giovane e bella gitana Esmeralda, che ama l’affascinante ufficiale Phoebus, e che è segretamente amata dall’anima nera del romanzo, Frollo, l’arcidiacono della cattedrale. Nella maestosa Notre-Dame, insieme a Frollo, vive anche Quasimodo, lo storpio campanaro, che consapevole della sua terribile bruttezza, accetta con sottomissione di vivere alle dipendenze dell’arcidiacono, segregato tra i rosoni, le guglie ed i gargoyle di pietra della chiesa, lontano da una società che lo disprezzerebbe e si prenderebbe gioco di lui.

Sullo sfondo di una Parigi in cui il divario sociale tra poveri e ricchi non potrebbe essere più netto, incontreremo i bassifondi della Corte dei Miracoli, dove vivono i reietti, gli emarginati e gli zingari come Esmeralda, ma anche lo sfarzo di case potenti, dove ciò che accade all’esterno non ha nessuna importanza.

La Cattedrale, con i suoi pinnacoli, i mosaici e lo splendido rosone, con le ampie navate e gli angoli nascosti nella penombra, fa sentire tutta la sua imponenza, intensa e vibrante quasi si trattasse di una presenza viva.  E’ luogo di protezione e rifugio, prima per Quasimodo e poi per Esmeralda. In essa si sviluppano scene d’importanza fondamentale per il destino della storia. In particolare, indimenticabile e sofferta è la scena che porta alla conclusione, dove si compie la sorte dei personaggi di spicco che abbiamo conosciuto. Intenso, epico e travolgente il finale, in cui rabbia, vendetta e dramma si intrecciano fortemente: da quel momento il cuore appassionato di Quasimodo apparterrà indissolubilmente all’amore, e con esso rimarrà per sempre.

Trattandosi del primo libro da me letto dell’autore, non avevo ben chiaro lo stile in cui mi sarei imbattuta. Ho trovato la traduzione di questa edizione (traduzione di:Luigi Galeazzo Tenconi) molto pesante da leggere, in futuro vorrei infatti trovare una traduzione diversa in modo da poterne fare un paragone. In ogni caso un capolavoro.

Voto 5/5

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lyra ha detto:

    Mi è piaciuta tantissimo la tua recensione, che trasmette l’intensità di questa storia. Io ho cercato di leggerla più volte senza successo, proprio per la pesantezza dello stile. Chissà se ne esiste una traduzione fedele ma più leggera…

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    1. Muaty ha detto:

      Ti ringrazio, ho fatto molta ma molta fatica anche io, infatti cercherò un’altra traduzione perché questa è un macigno

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