Recensione “L’album di famiglia” di Valentina Olivastri

Nulla come la fotografia mostra la realtà per quello che è, ed è proprio per questo che un album di vecchie fotografie di famiglia viene tenuto gelosamente nascosto per molti anni, fino a quando il caso lo fa riemergere e lo trasforma in un formidabile strumento di consapevolezza, capace di mettere in subbuglio un intero paese. È ciò che accade a Borgo, un luogo abbarbicato sui poggi toscani, dove Edi, affermata professionista londinese che a Borgo ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, decide di trasferirsi. Ed è a Borgo che Edi ritrova una dimensione atemporale e pragmatica, scandita da una vita sociale fatta di cose semplici e di schiettezza. L’improvvisa morte di Ludovico Franceschi, scapolo impenitente e chiacchierato viveur, scuote non solo il tranquillo tran tran del paese, ma anche i destini familiari di Cinzia e Giuliana, sanguigne cugine legate in modo diverso ma inscindibile, spesso inconsapevole, alle imprese amorose di Ludovico. La casuale scoperta dell’album da parte di Edi dipana una matassa orgogliosamente incrostata dagli anni e dallo sbiadirsi della memoria, dando una luce completamente diversa ai non pochi misteri che il tempo, autentico protagonista del racconto, ha saputo custodire sotto gli occhi ignari, ma non troppo, di un’intera dinastia familiare.

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Titolo: L’album di famiglia

Autore: Valentina Olivastri

Editore: YouCanPrint
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 25 Ottobre 2021
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 15€ | Ebook -> 4,99€

Recensione

Ben tornati lettori oggi vi parlo di un libro arrivatomi direttamente dell’autrice Valentina Olivastri, che ringrazio tantissimo per la possibilità e la fiducia. L’autrice vive in Inghilterra da molti anni e ha avuto il suo esordio letterario per Mondadori. La sua ultima fatica letteraria è auto-pubblicata, ma non per questo meritevole di meno interesse. “L’album di famiglia” un libro molto breve ma intenso ed elegante, che ho apprezzato notevolmente e che è come un piccolo Bonsai. Contenuto e non eccessivo, ma ben delineato e curato nei minimi dettagli. Ma partiamo dal principio…

La protagonista è Edi, una giovane donna inglese che parla italiano con un naturale accento toscano che ha assimilato durante le estati trascorse a Borgo in giovinezza. Ha poi deciso alla morte del padre, di comprare la quota dei fratelli dell’eredità italiana, per farne il suo piccolo rifugio dove precipitarsi al bisogno. Ed è proprio lì che corre a rifugiarsi dopo il naufragare della sua ultima relazione.

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La storia inizia in maniera semplice ma poi la morte improvvisa del compaesano playboy, porta alla memoria di tutto il paese la sorella del defunto, riapparsa a Borgo per il funerale e circondata da un alone di mistero. Accompagnata dal figlio, crede di trovare solamente debiti ad attenderla ma stranamente così non sarà. Edi e il paese intero rimangono sconcertati dalla notizia, in quanto il malcapitato defunto, era famoso oltre che per la scia di cuori infranti, anche per la continua richiesta di soldi o prestiti, per lo più mai restituiti. Insomma, non so voi, ma a questo punto pregustavo un bel giallo in grado di tenermi incollata alle pagine. La realtà mi ha invece sorpresa, perché nonostante inizialmente la trama sembra ben delineata lungo un percorso già deciso, la trama sembra come soffermarsi. Lo fa facendoti gustare i profumi e i sapori di Borgo, le estati italiane in campagna, dove il canto delle cicale di giorno e le lucciole la sera, fanno da sfondo ad una quotidianità che scorre più lenta della frenesia cittadina. Un pausa momentanea che ci porta poi verso la meta che avevamo immaginato fin da subito. Un finale che credevamo dietro l’angolo, ma che in realtà era nascosto dietro uno specchio che ci ha permesso di contemplare la realtà circostante facendoci indugiare nell’attesa dell’epilogo.

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Passiamo ai personaggi del libro, una parentesi doverosa la devo a Fosca, la tata di Edi. parla esclusivamente in toscano, un toscano trascritto a regola d’arte. La cosa è indubbiamente divertente e dona al racconto una spinta in più. Probabilmente un pochino destabilizzante per chi non è molto avvezzo al toscano, ma a mio avviso un’ottima scelta e l’ho apprezzata.

Tornando invece alla storia, la cosa bella e spiazzante è che la trama vera e propria, la si scopre solo dopo, quasi alla fine del racconto, quando l’album di famiglia da cui deriva il titolo, finisce sotto gli occhi della persona giusta. A questo punto il lettore torna indietro con la mente e scopre che in effetti la narrazione è disseminata di segnali che puntavano in quella direzione. Il segreto che emerge alla fine getta una luce nuova sul paese e sul racconto. Inizialmente ho pensato “peccato una possibilità gettata al vento di sviluppare una trama interessante e farne un romanzo corposo e ricco di avvenimenti”, ma pochi giorni dopo aver terminato la lettura, sono arrivata alla consapevolezza che non era quello l’obiettivo dell’autrice e che le sensazioni che ha regalato al lettore non sarebbero state possibili se non si fosse concentrata a curare il suo “Bonsai”.

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Un libro/racconto che consiglio assolutamente. Spero di poter leggere molto presto altro dell’autrice perché ha uno stile di scrittura che mi ha appassionata molto. Cercherò in breve tempo di recuperare le precedenti pubblicazioni, in modo da poter godere ulteriormente di una capacità di scrittura che non ha nulla da invidiare ai grandi della narrativa contemporanea.


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