Tutti i bambini sognano, ma non tutti i sognatori diventano scrittori in età adulta, trasformando le proprie fantasie in parole e proiettando le proprie aspirazioni su pagine ricche di avventure e drammi. Jim Thompson di sogni ne ha sempre fatti tanti, soprattutto perché il suo mondo ha orizzonti paradossalmente ben più limitati degli enormi spazi desertici del natio Oklahoma e dei promettenti cieli azzurri del West. Suo padre è a suo modo un ingenuo sognatore, incapace di cogliere il male che si annida in ogni anfratto umano, ed è quasi del tutto assente. La famiglia si stringe intorno alla madre, donna più pratica e meno propensa ai voli pindarici, ma le ristrettezze economiche e le difficoltà del periodo, alle soglie della Grande Depressione, non lasciano spazio all’ottimismo. È con queste premesse che il giovane Jim muove i primi passi importanti nella vita, sotto la guida di un nonno materno dalla personalità debordante, propenso agli scatti d’ira così come al fuoco del whisky e delle compagnie femminili proibite.
Titolo: Bad Boy
Autore: Jim Thompson
Editore: Harper Collins
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 3 Febbraio 2022
Voto: 4/5
Cartaceo -> 15€ | Ebook -> 6.99€
Recensione
Una biografia che è di per sé un romanzo, una vita che è un degno soggetto di un noir americano. “Bad Boy”, primo volume di una trilogia, racconta la giovinezza di Jim Thompson, maestro indiscusso della narrativa poliziesca americana a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’60, insieme ai vari Chandler, Hammett, Chase e Spillane.
Una giovinezza che non è stata come tutte le altre e che ha visto lo scrittore spostarsi tra l’Oklahoma e il Texas in cerca di fortuna o semplicemente del minimo per sostentarsi. Mille avventure sono raccontate nel libro e mille impieghi sono descritti dall’autore minuziosamente: fattorino d’albergo, gestore di una sala cinematografica, giornalista, manovale, caddy sui campi da golf, attore, estrattore di legname dalle miniere, spacciatore di alcolici e, non ultimo, scrittore. Thompson diviene egli stesso un personaggio tipico di quelli che vivono nei suoi romanzi, a cavallo tra fallimenti, malaffare, tentativi di riscatto, dipendenze di vario tipo, donne e denaro.
La bellezza di “Bad Boy” risiede proprio in questo: nella capacità dell’autore di trasformare la propria esistenza, in particolare gli anni della gioventù, nello specchio di una società sull’orlo della Grande Depressione che ne ha caratterizzato limiti e obiettivi.
Thompson è dunque riflesso dei suoi tempi. La sua è la narrazione della fine del sogno americano (incarnato dal successo prima e dai fallimenti poi di suo padre) e dello scoperchiamento dei nei più nascosti dell’America profonda e di frontiera.
Lo stile è asciutto e rivoluzionario per i tempi. Nulla è lasciato all’immaginazione: dettagli scabrosi, linguaggio scurrile, ombre e difetti di uomini e donne perduti nel mondo sono raccontati da Thompson senza fronzoli. Non è un caso che l’autore sia molto amato da scrittori quali King o Lansdale e che sia stato definito dal collega O’Brien il “Dostoevskij dei supermercati”.
Jim Thompson è un autore da (ri)scoprire, una delle voci più originali e schiette della narrativa noir americana, e dunque è meritevole la volontà della HarperCollins di ripubblicare le sue opere più celebri.
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