Recensione: Cent’anni di solitudine | G. G. Marquez

Da José Arcadio ad Aureliano, dalla scoperta del ghiaccio alla decifrazione delle pergamene di Melquíades: sette generazioni di Buendía inseguono un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e da una prodigiosa fantasia, Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. Un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, in cui galleggia una moltitudine di eroi. Edizione del cinquantenario (1967-2017), con il dossier “Gabo racconta la nascita del romanzo”.

Titolo:  Cent’anni di solitudine

Autore:  G. G. Marquez

Editore: Mondadori

Genere: Classico

Data pubblicazione: 13 Giugno 2017

Voto: 3/5

Classificazione: 3 su 5.

Cartaceo -> 14€ | Ebook -> 7,99€


Recensione

Hey readers,

oggi vi porto la recensione di un libro molto famoso, un premio Nobel per la letteratura. Non vi resta che continuare a leggere per sapere cosa ne penso…

“Cent’anni di solitudine” è la storia di una famiglia che si sviluppa di generazione in generazione portandoci dentro cento anni peripezie della dinastia dei Buendìa tra realtà e fantasia. Da Jose Arcadio ad Aureliano Babilonia, dalla scoperta del ghiaccio alle pergamene dello zingaro Melquìades finalmente decifrate: Cent’anni di solitudine di una grande famiglia i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile, in attesa della nascita di un figlio con la coda di porco. Un libro tumultuoso con i toni della favola, sorretto da una tensione narrativa fondata su un portentoso linguaggio e su un’invidiabile fantasia. Garcia Marquez ha saputo rifondare la realtà e creare Macondo, il paradigma della solitudine, una situazione mentale e un destino più che un villaggio. Lo ha costretto a crescere avvinghiato alla famiglia Buendia. Lo ha trasformato in una città degli specchi e lo ha fatto spianare dal vento. In questo universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, galleggia una moltitudine di eroi predestinati alla sconfitta, cui fanno da contraltare la solidità e la sensatezza dei personaggi femminili. Su tutti domina la figura del colonnello Aureliano Buendia, il primo uomo nato a Macondo, colui che promosse trentadue insurrezioni senza riuscire in nessuna, che ebbe diciassette figli maschi e glieli uccisero tutti, che sfuggì a quattordici attentati, a settantatre imboscate e a un plotone di esecuzione per finire i suoi giorni chiuso in un laboratorio a fabbricare pesciolini d’oro. [trama dell’edizione Mondadori che ho letto].

L’aspetto indubbiamente più bello è affascinante è il contesto storico. L’autore è riuscito ad esprimere con grandissime capacità descrittive quella che era l’effettiva realtà del periodo storico. Tra le pagine possiamo rivedere tutti gli usi e i costumi, le usanze e le credenze del tempo. Possiamo vedere come un paese possa evolversi e cambiare in relazione alle scoperte e agli eventi.

Nella linea della famiglia si evidenzia che tutti i componenti maschi della dinastia si dividono tra coloro che si interessano unicamente alla guerra e alle rivoluzioni e coloro che scelgono e scoprono lo studio e le scienze, iniziati dallo zingaro Melquiades che ha portato le prime innovazioni nel paesino.

Nel complesso il libro è particolare e molto valido, ma non posso negare che non si è rivelato conforme ai miei gusti e a quello che ricerco in un libro. Ci tengo a precisare che non intendo minimamente sminuire un premio Nobel, ma sotto troverete comunque gli aspetti che non ho apprezzato. Se avete un’opinione diversa dalla mia ditemi cosa ne pensate nei commenti, il confronto è sempre bellissimo.

Veniamo, dunque, a cosa proprio non ha fatto per me.

In primo luogo sicuramente non sono una fan dell’intreccio tra realtà e magia perchè trovo che, talvolta, gli aspetti surreali fossero davvero troppo rispetto all’aspetto storico che ricercavo tra le righe.

In secondo luogo proprio non ce l’ho fatta a non perdermi nell’utilizzo di soli due nomi per i personaggi maschi; essendo che la trama stessa è molto molto complessa il fatto che tutti i personaggi si chiamino nella stessa maniera causa una considerevole confusione che toglie in parte il piacere di una lettura rilassante…

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