“Sei anoressica? Ma vomiti? Perché lo fai? Sembravi normale…” | La Rubrica di Francesca Zorzetto

Oggi è una giornata particolare e la vorrei celebrare con un post nel quale ho messo particolare dedizione.

15 marzo 2020: giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione.

15 marzo 2011: Giulia Tavilla scompare a 17 anni per bulimia.

Il papà di Giulia, Stefano, ha fondato l’associazione Mi nutro di vita, il cui scopo principe è far sì che tragedie come la sua non accadano più. In questo post non vi spiego i dca come li ho studiati all’università, ma tento di spiegarveli partendo dal vissuto personale di chi ne soffre. Chiarisco che i disturbi ai quali mi riferirò nell’articolo sono principalmente anoressia e bulimia nervosa, a fronte di ciò mi sembra doveroso inserire innanzitutto quella che è la definizione condivisa di tali disturbi.

Anoressia nervosa

1. Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale previsto per l’età del soggetto. La perdita di peso è ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta; talvolta sono presenti condotte di eliminazione, quali vomito autoindotto, uso di diuretici e lassativi o attività fisica eccessiva.

2. Intenso timore di aumentare di peso e messa in atto di comportamenti allo scopo di non incrementarlo; inconsapevolezza della gravità del sottopeso raggiunto

3. Alterazione del modo in cui viene vissuto il peso o la forma del proprio corpo (sentirsi grassi in riferimento alla totalità del corpo o a sue parti specifiche), eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima.

Talvolta possono presentarsi sintomi depressivi come umore depresso, ritiro sociale, insonnia e irritabilità.

Bulimia nervosa

1. Ricorrenti abbuffate: mangiare, in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo; sensazione, durante l’abbuffata, di perdita di controllo (sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).

2. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso come: vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, attività fisica eccessiva.

3. I livelli di autostima sono influenzati dalla forma e dal peso del corpo.

Talvolta si possono presentare disturbi dell’umore, sintomi depressivi e disturbi d’ansia.

Corri con Giulia 2019 – minutrodivita.it


Ho realizzato una lunga, più che intervista, direi chiacchierata, con Sandra Zodiaco, insegnante di lingue e socia di Mi nutro di vita dal 2015. Ci siamo dette tantissime cose, ma sopratutto ci siamo fatte domande, le cui risposte condivido con voi. Sandra soffre di anoressia nervosa da 9 anni con deviazioni nella bulimia ed in altre condotte che chiamerò in modo generico auto lesive. Tutto inizia a 17 anni, nei comportamenti manifesti, e subito ci chiediamo “una persona davvero è considerata anoressica solo se la si vede pelle e ossa? E i bulimici? Dai denti consumati o le mani segnate per il vomito autoindotto?”. Sandra mi dice il peso minimo che ha raggiunto e sebbene al limite, nessuno pensava fosse anoressica. Mi racconta che in quel periodo tendeva ad isolarsi, e le persone a fianco a lei piano piano diminuivano. Mi dice che l’unico momento in cui non si sentiva sola era nel suo gruppo di terapia. Altra domanda: perché queste malattie allontanano? Ci rispondiamo in molti modi, ma quello che li accomuna tutti è il non voler e il non saper stare nella sofferenza. Nessuno vuole stare male, ma le persone dovrebbero capire che stare male non è una scelta, e che passare attraverso la sofferenza significa anche imparare a stare con l’altro, in una società dove l’altro non c’è più. Ma forse, proprio oggi, al tempo del corona virus, possiamo capire più che mai, che “l’altro” potresti essere tu. A proposito di “altro”, chiedo a Sandra se è fidanzata e lei mi dice di no, raccontandomi che in passato la malattia ha tenuto a distanza gli uomini. Allora le chiedo come dovrebbe essere il compagno della sua vita…e subito si fa Stranamore… però è bello immaginare, e lei mi dice delle caratteristiche che credo chiunque sta vicino a chi soffre di dca dovrebbe cercare di avere: empatia, voglia di ascoltare e positività verso la vita (perché spesso se ne ha poca nella malattia). La storia di Sandra, che sei anni dopo deciderà di farsi aiutare in modo più mirato per i dca, trovando una terapeuta esperta, ed essendo seguita anche da dietista e psichiatra, in un’ottica multidisciplinare, è una storia di coraggio. Conosco molte persone che ogni singolo giorno tirano fuori quel coraggio: lottare per se stessi, amarsi, sani o malati che si è, ma sopratutto capire che si è degni di amore e di esprimere il proprio dolore, a prescindere che la ferita derivi da qualcosa di tangibile o meno. Sandra ha espresso con un dialogo metaforico che trovo splendido, il dualismo interiore, e la lotta che ad un certo punto ci si chiede se si è disposti a fare oppure no.

Estratto dal suo libro “Oltre“:

Batteva i denti per il freddo, lì fuori, inghiottita dal buio di una notte invernale scossa dal temporale. Al suo rientro a casa, G. l’accolse tra le sue braccia, senza esitazioni, per offrirle quel riparo di cui aveva bisogno, per sentirsi protetta, amata. La guardò in faccia, in quello sguardo pieno di lacrime c’era tutta la vita che non aveva mai vissuto: parole mai dette e spiegazioni mai date, la fiducia tradita e gesti incompresi, offese subite e commenti mal digeriti. Erano mesi, anni, tutta una vita che vivevano insieme, fianco a fianco, ma solo in quel mo-  mento si rese conto di non averle mai chiesto, quando rincasava, sempre tardi la sera, come stava, com’era andata la sua giornata, di che colore era il suo maglione preferito, quale prelibatezza aveva gustato a pranzo. D’un tratto la lasciò andare, mentre lei piangeva, ininterrottamente. Non c’erano parole per il suo dolore, a parlare erano le sue lacrime, i singhiozzi intermittenti, gli improvvisi sussulti del suo petto, nel silenzio della loro stanza da letto. Ma davvero G. voleva sapere cosa T. pensava, cosa nascondeva quello sguardo triste e cupo? Probabilmente no, non lo voleva davvero, non avrebbe ascoltato nemmeno la risposta, nella certezza di conoscerla già. Credeva di averla in tasca la risposta. Quella sera invece, si accorse che la tasca del vestito che indossava era bucata, che la risposta non c’era più, l’aveva smarrita. E si rese conto che per ritrovarla avrebbe dovuto ripercorrere a ritroso tutta la strada, la lunga strada incidentata, che aveva percorso fino ad allora.

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In conclusione, vorrei inserire l’abstract del resoconto del Congresso del National Institute of Mental Health del 2014, che, per quanto sintetico, credo molto significativo per chi ha idee distorte o preconcetti riguardo i dca. Queste “verità” sono oggi un motto, che accompagna la giornata mondiale contro i disturbi alimentari, il 2 giugno.

9 Verità sui disturbi alimentari:

Verità 1: Molte persone con disturbi alimentari hanno sì un aspetto sano, ma possono essere molto malate. 

Verità 2: Le famiglie non sono da biasimare, anzi possono essere le migliori alleate dei pazienti e degli operatori durante il trattamento.

Verità 3: Una diagnosi di disturbo alimentare è una situazione di straordinaria difficoltà (e di crisi) sanitaria che sconvolge il funzionamento personale e del gruppo familiare.

Verità 4: I Disturbi alimentari non sono scelte, ma sono gravi malattie con notevoli influenze sul piano biologico.

Verità 5: I disturbi alimentari colpiscono persone di tutti i generi, età, razze, etnie, di tutte le forme del corpo e di tutti i pesi, di ogni orientamento sessuale, e di differenti strati socio-economici.

Verità 6: I Disturbi alimentari comportano un aumento del rischio sia per il suicidio che per le complicanze mediche.

Verità 7: Sia i geni che l’ambiente giocano un ruolo importante nello sviluppo dei disturbi alimentari.

Verità 8: I geni da soli non predicono chi sarà la persona che svilupperà un Disturbo Alimentare.

Verità 9: Il recupero completo da un precedente disturbo alimentare è possibile. La diagnosi precoce e la qualità dell’intervento sono però molto importanti.


 A tutti coloro che si chiedono perché ci si ammala posso dire che non esiste una risposta univoca, leggo la verità 7 ma aggiungo anche che la vita ci porta in luoghi misteriosi. talvolta questi luoghi sono tra le mura di casa, altre nella nostra mente, i luoghi del dolore però, una volta attraversati non ci rendono più gli stessi. Sapete, ne ho conosciute tante di persone con dca, e vi giuro ho sempre riscontrato una sensibilità fuori dal comune, sarà un fattore predittivo? O protettivo? chissà…

In queste giornate di isolamento il pensiero va anche a chi soffre di dca: difficilmente la reclusione avrà effetti positivi, però, questo post serve anche a ricordare che non si è soli e non c’è vergogna in questo spazio, come sono certa in quello di Mi nutro di vita. Anche quest’anno io mi coloro di lilla. #coloriamocidililla 

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