Recensione “L’uomo di casa” di Romano De Marco

La vita perfetta di Sandra Morrison è andata in pezzi il giorno in cui Alan, suo marito, è stato ritrovato morto in uno squallido parcheggio. Era seduto nella sua auto, con la gola tagliata e i pantaloni calati. La polizia non ha dubbi: un banale caso di omicidio a scopo di rapina, probabilmente un incontro finito male con una prostituta. Per Sandra, è come essere precipitata in un incubo: ora è rimasta sola nella bella casa di Bobbyber Drive, a occuparsi della figlia adolescente ferita e arrabbiata e a rimettere insieme i pezzi di un puzzle senza senso. Chi era l’uomo con cui ha condiviso vent’anni? Un irreprensibile uomo di casa, marito e padre amorevole, stimato professionista? Oppure un ipocrita dalla doppia vita? E la situazione peggiora quando Sandra scopre che, all’insaputa di tutti, Alan stava indagando da tempo su un caso di cronaca nera rimasto irrisolto trent’anni prima: il rapimento e l’uccisione di sei bambini a Richmond, Virginia, per mano di una donna che nessuno è mai riuscito a identificare. Ma perché Alan era tanto ossessionato dall’enigma della Lilith di Richmond? Cosa lo legava a quella vecchia storia di orrore e morte? E perché aveva tenuto segreto quel morboso interesse? Nella sua angosciosa ricerca della verità, Sandra scoprirà che non solo suo marito, ma tutte le persone che la circondano hanno qualcosa da nascondere. E, soprattutto, che il filo di sangue che unisce l’omicidio del presente a quelli del passato non si è ancora spezzato. E la prossima vittima potrebbe essere proprio lei.

Titolo: L’uomo di casa
Autore: Romano De Marco
Genere: Thriller
Editore: Edizioni Piemme
Data pubblicazione: 24 Gennaio 2017
Voto: 5/5

Cartaceo -> 17,50€ | Ebook -> 6,99€


L’autore:

Classe 1965, è responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012). Con Fanucci pubblica nel 2013 A casa del diavolo e con Feltrinelli Morte di Luna, Io la troverò e Città di polvere (gli ultimi due finalisti al Premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e nel 2015). I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui “Linus” e il “Corriere della sera”, e i periodici del Giallo Mondadori. Vive tra l’Abruzzo, Modena e Milano. Per Piemme ha pubblicato L’uomo di casa (2017) e Se la notte ti cerca (2018)

Recensione:

L’Uomo di casa è il primo thriller italiano che ho avuto l’occasione di leggere. Un thriller che fin dalle prime pagine mi è sembrato ben costruito e che rispetta tutte le regole per un ottimo bestseller.
Il romanzo è ambientato a Vienna, una tranquilla cittadina della Virginia. Sandra Morrison, la protagonista, vive con il marito e la figlia Devon una vita pressoché perfetta finché la morte di Alan non manda in pezzi le sue certezze sull’uomo che per tutti quegli anni le è stato accanto.
Alan è stato ritrovato morto nel parcheggio di una zona degradata della città, aveva la gola tagliata e i pantaloni abbassati, le circostanze avevano indotto tutti a pensare a un incontro con una prostituta andato male.
Dopo la morte del marito Sandra si ritrova così a lottare per mandare avanti la sua vita e quella della figlia, Devon infatti, non riuscendo ad elaborare il lutto, si è chiusa in se stessa allontanando sempre più la madre colpevole di essere riuscita a superare la tragedia che le ha colpite.
Ma Sandra non è ancora riuscita a superare del tutto ciò che è accaduto, sono molti i dubbi che circondano la morte di Alan e troppe le domande sulla doppia vita dell’uomo che aveva amato. Così Sandra inizia a indagare e ben presto si rende conto di non conoscere affatto il marito. Alan nascondeva un enorme segreto, a causa del quale forse era stato messo a tacere.
1979, la narrazione torna indietro di quasi trent’anni per seguire un’altra storia. Siamo sempre in Virginia, nella città di Richmond dove i corpi di sei bambini sono stati ritrovati nel giardino di una villetta, al piano superiore la polizia ne trova uno ancora vivo, ammanettato a un termosifone, denutrito e fra i suoi stessi escrementi.
Gli investigatori sono alla ricerca della “Lilith di Richmond”, la donna che ha abitato quella casa e che molto probabilmente ha rapito e poi ucciso i bambini. A capo delle indagini c’è la detective afroamericana Gina Cardena che dedicherà tutta la sua vita a quel misterioso caso che resterà però irrisolto.
Con un salto in avanti nel tempo torniamo nuovamente a Vienna dove Sandra sta continuando le sue indagini sul segreto che Alan le aveva a lungo tenuto nascosto, nelle sue ricerche è aiutata da John Kelly, il suo nuovo e affascinante vicino, che sembra essere piuttosto interessato a Sandra e alle sue indagini.
Le loro ricerche li porteranno presto a scoprire cosa collega Alan a quel misterioso caso rimasto irrisolto più di trent’anni prima, ma allo stesso tempo li metteranno in serio pericolo. C’è infatti un personaggio misterioso che da tempo osserva Sandra per cercare di capire se la donna sa ciò che il marito a sua volta aveva scoperto, anche lui è collegato ai fatti di Richmond e noi scopriremo la sua identità solo nel gran finale, quando finalmente tutti i pezzi andranno al loro posto e capiremo il vero ruolo che Alan ha avuto in questa storia.
Analizzando in modo critico la trama e la costruzione del libro appare evidente che Romano de Marco ha studiato, e anche bene, il suo genere. Il suo thriller è stato ben costruito, la scrittura scorrevole e mai noiosa non ha lasciato al caso nessun dettaglio creando una suspense che, in un climax ascendente, accompagna il lettore fino alle ultime pagine.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, una storia appassionante con un finale inaspettato che mi ha lasciata a bocca aperta. Dall’ambientazione ai salti temporali, passando per le trame complesse e i colpi di scena finali, Romano de Marco è riuscito a riunire in quest libro tutte le regole per un thriller perfetto.
Il mio voto per questo libro è dunque 5/5!
Alla prossima recensione!