Intervista al Soprano Mariangela Sicilia

Photo by Victor Santiago

 Come e quando si è avvicinata allo studio della Musica? Quando è arrivato l’amore per l’Opera?

La passione per la musica è innata. Mi esprimevo cantando dai due anni in su. A sei anni ho iniziato con la musica pop, cantavo Mina ma studiavo pianoforte in conservatorio. Lì ho conosciuto l’opera e da allora non ne ho potuto più farne a meno. 


Ha un autore che sente più affine a sé? 

Ho un amore incondizionato per Puccini. È molto affine con il mio modo di vedere la vita ed esprimere i sentimenti: mi piace il modo così descrittivo di colorare le emozioni attraverso la musica. 


Il suo ruolo preferito e perché? 

Mimì : perché è semplice e al contempo profonda. Si fa amare nella sua minimalità. Così fragile e così determinata. 


Ha un ruolo che rappresenta un sogno nel cassetto?

Ce ne sono tanti, il cassetto non si chiude più !!! 

Quando se ne avvera uno ne ripongo in media altri tre nel cassetto! E penso che sia bello così, fissarsi degli obiettivi giorno dopo giorno. 


Quando si approccia ad un nuovo spartito, come organizza lo studio dal punto di vista drammaturgico, interpretativo e musicale? Come crede che questi fattori debbano influenzarsi ed interagire tra loro per una migliore esecuzione?

Contestualizzo l’opera, la storia ed i personaggi. Mi piace documentarmi, scavare a fondo. Perché il librettista ha scelto una determinata parola, ed il compositore ha scritto una frase in quel modo lo si può scoprire documentandosi come hanno fatto loro prima di comporre. Perciò il mio approccio è prima di tutto questo:reperisco le fonti, studio il testo,lo spartito,e guardando nell’insieme ,il sottotesto. 


 Lei è risultata vincitrice di numerosi concorsi internazionali di grande prestigio fra cui Operalia di Plácido Domingo. Come tali vittorie hanno influenzato il suo percorso di crescita personale e professionale?

In realtà ho partecipato a molti concorsi, tanti. Vinti solo uno: Operalia. I concorsi sono una vetrina, non importa tanto vincerlo quanto lasciare un segno nella commissione e nel pubblico. Sono delle vetrine. All’inizio è importante che la gente ti ascolti dal vivo e i concorsi sono un ottimo modo quando non si ha ancora un contratto per esibirsi in pubblico. 

Operalia è un po’ più particolare, sono arrivata al concorso che avevo già debuttato molti ruoli: mi è servito per fare un salto di qualità. 


  Si è da poco conclusa la sua esperienza nella produzione della Carmen di Bizet in cui lei interpretava Micaela. Quali emozioni e ricordi le ha lasciato esibirsi nella prestigiosa Arena di Verona?

Mi piace molto l’atmosfera che si respira in Arena. È una gioia poter cantare su quel palcoscenico. L’adrenalina è a mille ogni sera. Uno dei palcoscenici che adoro di più in assoluto. Spero di tornarci presto con altri titoli. 


Qual è l’artista vivente che stima di più e perché? E da quale mito del passato si sente maggiormente ispirata?

La Diva di oggi: Anna Netrebko. Il suo percorso artistico e di repertorio è ineguagliabile attualmente; un artista sempre sul pezzo sia vocalmente che interpretativamente. 

Più da vicino ho una stima immensa per Carmela Remigio: fu lei che mi ha introdotto al mondo della lirica; i suoi insegnamenti sono indelebili , e la stima che ho nei suoi confronti è infinita. Una grandissima artista ma soprattutto una donna dal grande cuore. 

Delle dive del passato ne cito una ancora vivente che è Renata Scotto : adoro ogni virgola che fa. Una splendida interprete , una donna di un carisma inenarrabile. Mi piacerebbe tanto conoscerla. 


Mosè in Egitto, Köln 2018 (P. Leclaire)

I suoi prossimi impegni dove la porteranno? Può darci qualche anticipazione?

Ora sono a Berlino per le recite di Traviata e Boheme. Poi andrò a Pechino per le Nozze di Figaro e poi a Gennaio un debutto nel ruolo di Giulietta dei Capuleti e Montecchi di Bellini. Quest’anno, tra gli altri impegni debutterò alla Scala di Milano con la Fedora nel Ruolo della Principessa Olga.

 Qual è stata la più bella esperienza professionale che ha vissuto nella sua arte da raccontare ai nostri lettori, e perché proprio quella?

Porto nel cuore la produzione di Benvenuto Cellini di H.Berlioz ad Amsterdam: è stato molto bello entrare in un mondo completamente visionario di Berlioz con un direttore che mi ha insegnato tanto ,Sir Mark Elder e una regia giunonica del regista di Hollywood: Terry Gilliam. Mi è sembrato di entrare nel mondo dei cartoon. Un sogno ! 


 Quali sono le sue aspettative per il futuro e come spera sarà il futuro del Teatro lirico?

Vedo sempre più giovani in teatro, e questo mi fa sperare. spero che si riscopra l’attualità dell opera, la bellezza e l’eleganza del teatro in generale, lo stupore di emozionarsi in prima persona immedesimandosi in un personaggio che viene espresso a pochi metri di distanza, e di farsi coccolare dalla bellezza della musica e dalla magia delle sue combinazioni. Spero che ci si impegni di più a curare il pilota che la macchina dell’essere umano, ovvero l’anima prima del corpo. La Musica può. 


“Sì, mi chiamano Mimì” / La bohème – Bologna 2018

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