Recensione “Storia della fiaba, genere pedagogico” L’educazione estetica di Roberto Piumini: analisi del testo «Le tre pentole di Anghiari» di Alan Rossi

Titolo: Storia della fiaba, genere pedagogico L’educazione estetica di Roberto Piumini: analisi del testo «Le tre pentole di Anghiari»

Autore : Alan Rossi

Editore : Helicon

Genere : Pedagogico

Data di Pubblicazione: 10 Aprile 2019

Voto: 4/5

Cartaceo -> 14€


Sinossi

Questo saggio parla della tradizione, antica quanto il genere umano, della narrazione orale, ripercorrendone storia ed evoluzione. In particolare analizza il genere fiaba evidenziandone la valenza sia come strumento formativo che come prodotto letterario estetico. La parte monografica racconta la vita e le opere di Roberto Piumini e presenta una rigorosa analisi del testo ‘Le tre pentole di Anghiari’. Ne emerge un Piumini affabulatore sapiente, autore nella cui opera si condensa alla perfezione la potenza formativa ed espressiva della tradizione della narrazione orale: un ‘cuoco di parole’ capace, con il lirismo del suo narrare, di educare alla bellezza il giovane lettore.

Recensione

Fatti fitti di fate e fattucchiere. Immagini di maghi e magie. Storie d’orride streghe. Memorie d’ori neri. Episodi d’odio. Voci di covi. Idee di dei. Favole. Fiabe. Fole. Noi. Io.

Ecco un bel componimento, senza dubbio: in una scala ricreata visivamente, dall’immagine creata dalla fiaba si arriva a se stessi, alla propria psiche singolare. Si tratta di una filastrocca di Roberto Piumini, da C’era un bambino profumato di latte, 1980. Alan Rossi la sceglie per l’apertura del suo libro Storia della fiaba, genere pedagogico. Pubblicato da Edizioni Helicon, finito di stampare nel marzo 2019, il volume ha un prezzo pari a 14 euro. Il testo propone anche l’educazione estetica di Roberto Piumini, con un’analisi del testo Le tre pentole di Anghiari.

Si vuol captare l’essenza prodigiosa del racconto di magia. Si descrive la fiaba come racconto scritto, oppure trascritto da tradizione, ma nato dalla narrazione orale, con “le peculiarità formali e le tecniche dell’oralità”. Questo significa che “le strutture sono flessibili, ancorate a capisaldi narrativi”. I capisaldi servono a chi racconta per ricordare. Nel linguaggio parlato, tutto può mutare. Le fiabe “costituiscono una impalcatura per la narrazione da interpretare e arricchire oralmente”, poiché sono nate per essere raccontate e tramandate a voce. Siamo nella realtà quando raccontiamo una fiaba? No, i testi ne sono svincolati. Sono plasmati dall’oratore di turno: le fiabe sono duttili, ”perfettamente adattabili a epoche e classi sociali differenti”. In luoghi e tempi indefiniti, si dispiega la narrazione fiabesca. “Al termine delle peripezie, ci attende il lieto fine (che però, aggiungiamo noi, non arriva sempre).

A che cosa serve tutto questo? Il fatto di raccontare una fiaba insegna qualcosa. Può essere quindi considerato affine all’insegnamento e può essere di supporto allo stesso. L’autore lavora come insegnante in una scuola primaria e quotidianamente si interroga “per capire i modi giusti e più efficaci per interagire” con i suoi alunni. Si confronta con quel suo maestro che gli piaceva tanto, in quei suoi primi anni di scuola, nei quali, secondo il suo ricordo, “i racconti erano una componente immancabile”. Ecco che compare la narrazione come mezzo educativo. Albert Einstein affermava: “se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli delle fiabe; se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più”.

E Le pentole di Anghiari? Si tratta di una storia originale di Roberto Piumini, data alle stampe per la prima volta il primo gennaio 1985 da edizioni E. Elle di Trieste, nella collana Le Letture. L’autore, vulcanico, percorre con maestria “un groviglio di sentieri”. Essi, intersecandosi continuamente, sono seguiti con agilità, “senza che l’uno precluda l’altro”. Tutto incomincia “nella cittadina di Anghiari, all’estremo lembo di Toscana che guarda ai vicinissimi confini con le Marche, l’Umbria e l’Emilia Romagna, dove, in un imprecisato tardo Medioevo, un pentolaio vive con la moglie. Una notte tre pentole di rame appena forgiate dal pentolaio attirano le attenzioni del demonio Satantan, che le rende stregate…” Ed ecco che siamo presi dal racconto. Il reale, per un momento, non esiste più. Tornando alla vita di tutti i giorni, dopo aver seguito la storia, avremo imparato qualcosa e con essa potremo dirigere le nostre azioni: avremo trovato la maniera di guidarle.

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