Recensione “Non fidarti di lui” di K. L. Slater

Titolo: Non fidarti di lui

Autore: K. L. Slater

Editore: Newton Compton Editori

Genere: Thriller

Data pubblicazione: 25 Ottobre 2018

Voto: 3/5

Cartaceo: 12€ | Ebook: 2,99€


Sinossi

Billy aveva solo otto anni quando, durante una passeggiata con sua sorella Rose, scomparve. Stava giocando con un aquilone, prima che di lui si perdessero le tracce. Dopo due giorni di ricerche, venne ritrovato senza vita. Sedici anni dopo, Rose prova ancora un terribile rimorso. Si considera colpevole per la morte del fratello, perché non è stata in grado di proteggerlo. Non è mai davvero riuscita a superare il trauma, e si è chiusa in se stessa, incapace di fidarsi degli altri. Riesce ad aprirsi completamente solo con Ronnie, il suo vicino, che conosce da quando era piccola. Quando Ronnie si ammala, Rose si presenta alla sua porta per offrirsi di aiutarlo, ma ciò che trova nella sua soffitta è destinato a sconvolgerle la vita, per la seconda volta…

Recensione

Rose organizza una scampagnata con suo fratello Billy di otto anni. E’ un bambino solitario e un po’ triste e lei si sente in colpa poiché ultimamente lo ha un po’ trascurato. E’ innamorata e la relazione appena iniziata la assorbe completamente. Ma quel giorno, che doveva essere di spensieratezza, si rivelerà, invece, fatale e cambierà per sempre la vita di tutta la famiglia.

Un thriller è un racconto che non ti lascia scampo. Cammini insieme ai protagonisti, di cui, peraltro, non ti fidi, perché dietro ogni volto potrebbe nascondersi l’assassino, lungo strade che temi ma, nello stesso tempo, vuoi attraversare perché dietro l’angolo potresti trovare l’orrore e scoprire l’incredibile, assurda, verità! Il cuore a mille, supposizioni, certezze disattese, vuoi arrivare alla fine, non puoi smettere di leggere!!!!!
Ecco, “Non fidarti di lui”, non corrisponde certamente a quanto detto sopra.
E’ un romanzo scritto su due piani temporali: quello in cui è accaduta la tragedia, scritto in terza persona e quello attuale, sedici anni dopo, in cui Rose si esprime in prima persona, in una maniera, direi, monocorde, forse a voler significare una forma di depressione postraumatica.
Mi chiedo perché, se è stato concepito come un thriller, intitolarlo, almeno in italiano, “Non fidarti di lui”, suggerendo subito al lettore l’eventualità che il colpevole possa essere l’altro protagonista della storia. Forse l’autrice ha creduto in questo modo di creare suspence, cambiando, alla fine, le carte in tavola, grazie all’ausilio di un personaggio che dire minore è poco.
L’unico momento in cui ho provato una poco di tensione e interesse è stato quello in cui Rose trova per caso la coperta che il fratellino aveva con sé il giorno della scomparsa e che tutti, dai familiari alla polizia, avevano cercato invano. Ecco, ho pensato, la svolta!!!! Finalmente la storia vira verso l’annunciato thriller! Macchè!!!!!
In realtà si utilizza un delitto come espediente per raccontare i guasti di una relazione autoritaria e di come la protagonista non se ne renda conto, se non quando ormai è troppo tardi.

3/5

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