Recensione di “Fammi male” di Francesca Bertuzzi

Titolo: Fammi male

Autore: Francesca Bertuzzi

Editore: Mondadori

Genere: Thriller

Data pubblicazione: 19 giugno 2018

Voto: 4,5/5

Cartaceo: 18,50€ / Ebook: 9,99€


Sinossi: Ana è una ragazza di ventitré anni, ma la sua vita non è quella di tante altre ragazze della sua età; la sua esistenza l’ha finora trascorsa interamente nell’immensa città-clinica fondata da suo padre in Svizzera, un groviglio di laboratori e reparti di degenza abitati da pazienti e dottori che sperimentano le più moderne tecnologie mediche e farmaceutiche nel tentativo di oltrepassare i limiti della scienza. E Ana è proprio il pezzo forte della clinica, il fiore all’occhiello di questa smania di onnipotenza, è «una perla formata dentro l’ostrica dei loro crani avariati», il frutto di un esperimento, un abominio della natura, una replica… Il suo corpo è infatti identico a quello della primogenita dei suoi genitori, Anabelle, morta quando aveva la sua età. Ma Ana non è più disposta a rimanere rinchiusa un giorno di più nella clinica, stanca di lunghe sedute di elettroshock, ed è più che mai decisa a scoprire cosa c’è là fuori. E questo anche perché da qualche tempo ha cominciato a fare degli strani sogni, incubi che la proiettano in un altro luogo, in un altro tempo, in un altro corpo… E la fuga dalla clinica la porterà sul litorale abruzzese di Vasto, dove al fianco di una singolare investigatrice privata di nome Arancia, una specie di “Barbie alternativa” con gli occhiali scuri e un lecca lecca sempre in mano, riuscirà a fare luce sugli ultimi giorni di Anabelle, e in fondo anche su se stessa. E man mano che le ragazze procederanno con le indagini, il passato di Anabelle si legherà sempre più con il presente di Ana, in un crescendo di colpi di scena, fino alla rivelazione finale, che sconvolgerà definitivamente le categorie del reale e dell’irreale.

Recensione: Francesca Bertuzzi, giovane scrittrice romana di origini abruzzesi, alla sua quarta prova letteraria, mostra con quest’opera di saper padroneggiare ormai con eleganza e raffinatezza le redini del genere thriller, costruendo una storia che si lascia leggere tutta d’un fiato, con una scrittura veloce, che non lascia scampo, ad alto tasso adrenalinico. Ma definire questo libro soltanto un thriller, o un giallo, sarebbe riduttivo; è anche un mistery, o una storia al limite della fantascienza, il racconto di una sfida alla scienza da parte della scienza stessa; ma è anche un romanzo intimista, una storia d’amore, di un amore portato fino ai limiti del parossismo. È anche, soprattutto, un romanzo al femminile, nella sua più alta accezione del termine, una storia scritta da una donna (Francesca), raccontato da una donna (Ana) e con protagoniste assolute solo donne (Ana/Anabelle, Arancia e la madre di Ana, di cui è narrato il passato in forma di digressione). Perché, che ci piaccia o no, per privilegio unico o per sventura, solo una donna che ha amato, che ha sperimentato cosa sia davvero l’amore, può comprendere dove arriva la ragione e dove il sentimento, dove è la gioia e dove il dolore, può conoscere l’essenza dell’esistenza, nel bene e nel male. Gli uomini invece danno una pessima prova dei loro istinti, delle loro bassezze, e tutti i personaggi maschili sono mossi da sentimenti meschini (il padre di Ana, Alessandro, il fidanzatino di Anabelle), tranne forse Davide, che alla fine sa riscattare una vita grigia passata tra barelle e letti d’ospedale, a eseguire ordini che neppure capisce, e finirà per battersi anch’egli con coraggio per permettere ad Ana di scoprire la verità. E perciò, davanti alla bruttura insita nell’elemento maschile, il sentimento che ad un certo punto può nascere fra due donne finisce per accompagnarsi alla richiesta di una delle due partner di un sussurrato “Fammi male”, da cui il titolo, un paradosso dolcissimo, giacché una carezza femminile non sarà mai brutale quanto una ruvida mano maschile.

Nel complesso, un ottimo libro, che si lascia leggere con la stessa velocità con cui si guarda un film, le parole si trasformano in immagini e scorrono veloci davanti ai nostri occhi e tutto diventa palpabile, nitido, a portata di mano. E chissà che magari possa diventare realmente tra qualche anno la storia per un film. Un film perfetto. E magari adattato per lo schermo dalla stessa Bertuzzi, che nel cinema ha già lavorato in passato. E tutto torna. Buona lettura!

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