Intervista al Soprano Lucia Conte: “La musica sacra di Bach mi porta in pace ed equilibrio con me stessa”

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Eccoci tornati su muatyland.com con una nuova intervista, oggi abbiamo con noi il Soprano Lucia Conte, che qualche anno fa ho avuto il piacere di sentire nel ruolo di Adina nell’allestimento dell’Elisir d’amore di Donizetti alla Fortezza Firmafede di Sarzana per il Premio Spiros Argiris e sempre per il Sarzana Opera Festival, quest’estate si è esibita in un concerto di musiche napoletane a cui ho avuto il piacere di assistere nel centro storico del mio paese d’origine. Lucia, cosa può dirci su questo premio e sul festival annesso?  Come questa vittoria ha influenzato la sua carriera?

Ho vinto il concorso Spiros Argiris di Sarzana nel 2012, partecipando poi alla produzione di Elisir d’Amore come Adina. Il concorso è un’importantissima vetrina per giovani cantanti ma anche una grande occasione di studio con maestri eccezionali. Nel 2012 ho potuto seguire la masterclass della Sig.ra Raina Kabaivanska ad esempio. Ma non solo ho vinto un premio, ho debuttato un ruolo, ho conosciuto personaggi di grande rilievo artitico, ma ho anche trovato una famiglia, nella comunità di Sarzana che mi ha accolto con grande amore. Sicuramente è stato un inizio importante per la mia carriera.


Partendo dagli albori, quale è stato il suo approccio alla musica? Come poi si é appassionata all’opera a livello tale da volerne fare una professione?

Ho cominciao a cantare da bambina, un po’ per gioco mi divertivo a cantare le canzoni che ascoltavo in radio, e nelle recite scolastiche o nel coro della mia parrocchia ero sempre in prima fila, finchè poi ho cominciato a studiare pianoforte a 10 anni e poi canto lirico a 16. Sapevo che avrei cantato da sempre, ma non conoscevo l’opera, finchè, quando l’ho scoperta insieme alla mia prima insegnate, è stato subito amore. Rispetto alle canzoni che avevo sempre ascoltato dell’opera mi attraeva l’aspetto teatrale, il fatto che ci fossero dei personagggi da far vivere, e poi quel modo di cantar che mi sembrava di una bellezza così irraggiungibile.


 La sua vocalitá le permette di spaziare in maniera egregia dall’opera, alla lirica italiana o straniera fino ad arrivare alla musica sacra, quale rimane il suo ambito prediletto? In quale si sente a “casa” e con quale crede di potersi esprimere al meglio?
Questa è una domanda che mi faccio spesso, essendo molto eclettica nei gusti musicali, ci sono stati periodi in cui ha prevalso l’opera, piuttostoche l’operetta, il mio interesse per la  musica iberica e argentina, o barocca o cameristica. Scegliendo un ambito forse farei un torto a gli altri, ma posso dire che ciò che mi riporta davvero in pace ed equilibrio con me stessa è la musica sacra di Bach.

Riguardo l’opera quale ruolo è il suo sogno nel cassetto e spera di poter debuttare in un prossimo futuro? Con quale invece ha trovato maggior feeling? C’è invece all’opposto un ruolo che é stato più ostico inizialmente?

Non vorrei essere banale, ma il ruolo che mi ha sempre fatto sognare è quello di Violetta ne La Traviata, l’opera che ho ascoltato per prima nella mia vita. é un ruolo di grande complessità tecnica e drammaturgica, quindi sicuramente un traguardo importante nella carriera di un soprano. Un ruolo che ho affrontato molte volte invece con il quale ho avuto grande feeling è proprio quello di Adina dell’Elisir d’Amore, mentre ruolo ostico, più scenicamente che vocalmente è stato quello di Berta ne Il Barbiere di Siviglia, perchè per una ragazza giovane piena di vitalità dover vestire i panni di una vecchia stanca della vita e rassegnata non è stato così scontato, ho dovuto mettermi alla prova ma poi mi sono divertita moltissimo.


Nello studio di nuova musica o nello specifico nell’approccio ad un nuovo personaggio, quali step segue per farlo suo sia dal punto di vista musicale, drammaturgico che psicologico?

Innanzitutto leggo con molta attenzione il libretto e cerco di capire il perchè di ogni cosa. Nel teatro mai nulla è casuale, bisogna quindi sempre interrogarsi sulle ragioni sia musicali che drammaturgiche. Poi in concomitanza studio lo spartito, la musica, la tecnica vocale, poi cerco di trovare dentro di me e in quello che mi sta attorno degli atteggiamenti, dei comportamenti, delle situazioni del presente o del passato che potrebbero avvicinarsi al mio personaggio e poi è un lavoro sempre in divenire, che ogni volta ti porta a scoprire sfaccettaturre sempre nuove del personaggio, anche se è la centesima recita che affronti.


Leggendo il suo curriculum, scopriamo che ha avuto la possibilitá di partecipare a masterclass con grandi signore  della lirica come : Katia Ricciarelli, Raina Kabaivanska, Renata Scotto e Lella Cuberli. Può raccontarci in quali occasioni le ha incontrate e come è stato trovarsi di fronte tali personalitá?
Si, incontrare queste grandi stelle dell’opera non è mai semplice. Magari hai passato la vita ad ascoltare le loro registrazioni, cercando di emulare, capire, provare e poi quando ti ci trovi difronte è veramente dura emettere i primi suoni. Pensi che siano delle creature extraterrestri, mentre invece ti rendi conto che sono umane e che sono lì per tiare fuori da te qualcosa.
La Signora Ricciarelli l’ho incontrata come regista di un Elisir d’Amore che abbiamo fatto in alcuni teatri pugliesi e poi di un Don Giovanni che si è fatto in Veneto, la Signora Kabaivanska proprio a Sarzana, la Signora Scotto all’Accademia Santa Cecilia a Roma e la Signora Cuberli all’Accdemia Celletti di Martina Franca. Tutte loro mi hanno lasciato qualcosa, una suggestione, un’idea, uno spunto di riflessione.

Riguardo i suoi prossimi impegni, dove avremmo il piacere di ascoltarla? Tornerá a Sarzana?

Prossimamente ho diversi concerti in giro per l’Italia e poi a Stoccarda,e poi un opera contemporanea con la quale debutterò al Teatro Alighieri di Ravenna. A Sarzana forse in estate, chissà…sarà una sorpresa


Con l’ultima domanda cogliamo l’occasione per rigraziarla e per chiedererle due ultime cose. Cosa rappresenta per lei la musica e cosa si aspetta dai prossimi anni? Inoltre se potesse parlare alla Lucia studentessa agli albori, cosa le direbbe? 
La musica è vita, è la magia che è in tutti noi e nell’universo, è ciò che di più bello l’uomo potesse inventare per alleggerire la vita e nei prossimi anni mi aspetto e spero di poter continuare ad esserne un’umile rappresentante. Se potessi parlare alla piccola Lucia le direi di non preoccuparsi, perchè la vita del musicista è piena di sorprese inaspettate e vale sempre la pena di rischiare!!


 

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