Recensione “La Sirena Rosa” Arabelle & Pica di Alice Berti

Titolo: La Sirena Rosa

Serie: Arabelle & Pica

Autore e Illustratore: Alice Berti

Editore: Upper Comics

Data pubblicazione: 11 Settembre 2017

Voto:3.5/5

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Sinossi

Arabelle è una scrittrice dai capelli d’inchiostro, Pica una gazza ladra che ruba storie; La scena del crimine? Una sibillina Parigi degli anni ’50, custode di insospettabili segreti. Sono questi gli indizi che vi servono per indagare insieme ad Arabelle & Pica sul caso della “Sirena Rosa”.

Recensione

Avete mai sentito l’espressione “capelli d’inchiostro”? E’ un nero profondo, d’ebano, tanto misterioso e oscuro quanto prezioso e intenso. Beh, la protagonista di questo primo volume, con autrice la giovane artista Alice Berti, possiede una chioma di tal tipo, ma non per modo di dire: i suoi capelli sono veramente composti dal liquido corvino, causa una lettura compulsiva di romanza fin da piccolina che l’ha portata ad intraprendere il mestiere di scrittrice in una soffusa Parigi ambientata intorno agli anni ’50. Nel suo lavoro è aiutata da Pica, un animale domestico alquanto inusuale visto che si tratta di una gazza saccente e dalla parlantina sciolta, che ruba per lei le storie dal cuore palpitante della capitale francese, sorvolando case e palazzi con le sue ali leggere, brune come la capigliatura della padrona. La scrittura non è l’unica passione di Arabelle, la nostra peculiare eroina, che si diletta a tempo perso nell’arte dell’investigazione, complici i terribili omicidi che mettono a soqquadro (quanto adoro scrivere questa ribelle parola) la città; fosche vicende che vedono anche partecipe una componente sovrannaturale, che spazia nel fantasy a briglia sciolta. In questo primo numero l’ “inchiostrina” ficcanaso è alle prese con alcuni delitti perpetuati sulla Senna, con vittima sempre un uomo di solito giovane a cui viene strappato via il cuore da ciò che sembra un artiglio acuminato; a complicare le cose, subito dopo l’assassinio risuona lugubre un canto malinconico, accompagnato da un riflesso rosato che ballugina sul pelo dell’acqua. Si sparge la voce delle morti provocate dalla fantomatica Sirena Rosa e Arabelle, infischiandosene delle proteste (non molto pressanti) del commissario Lalonde, si lancia con Pica in una sfrenata indagine che la conduce al confine con la realtà, coinvolgendo persone che ben conosce e a cui è affezionata, ma che saprà affrontare con un fegato e un’audacia che la contraddistinguono.

Il tratto con cui sono realizzate le figure che abitano le pagine del volume è morbido e pieno, mi ha ricordato le amatissime matite B2 che usavo alle elementari, di cui adoravo la pastosità e la corposità e che rendevano i miei scritti un vero e proprio groviglio di lettere pasticciate. E’ uno stile efficace nella sua semplicità, che dona al lettore squarci di chiaroscuro realizzato magistralmente; nel complesso è un disegno piacevole, che ho gradito soprattutto nei primi piani sul viso di Arabelle e nei volti in generale, decorati di un qualcosa in più che non so ben spiegare. Per quanto riguarda la storia devo anticipare che non sono una grande amante dei gialli, nonostante abbia divorato decine su decine di Dylan Dog e provi un grande amore per Montalbano; Arabelle e Pica però mi ha incuriosito fin dall’inizio, questa cosa della Sirena era molto intrigante e mi domandavo chi mai potesse nascondersi dietro a dei così efferati omicidi, ma soprattutto come facesse a produrre quello strano bagliore rosa andato ad alimentare la leggenda del mostro marino; figuriamoci la mia meraviglia quando è saltato fuori che veramente di una sirena si trattava! Sinceramente speravo in un finale un po’ diverso, che non si risolvesse nel fantastico o, altrimenti, che arrivasse a questo genere non rivelandoci subito durante la lettura che il colpevole è una creatura sovrannaturale, facendoci così rimanere sconcertati e gradevolmente colpiti alla scoperta. Ciononostante i capitoli sanno intrattenere, soprattutto per la creatività che invade i più piccoli particolari, come ad esempio il fatto che Pica parli. Ci viene presentato così, arriva nella stanza dove si trova la  sua amica e si mette a chiacchierare tranquillamente, come se non ci fosse niente di più normale al mondo; l’ho adorato! Arabelle è un personaggio impulsivo, dalla caratterizzazione intuitiva e che ricalca molti aspetti che modellano molte celebri detective nell’universo dei gialli: proprio come la Signora Fletcher o Nancy Drew, la ragazza è un po’ ficcanaso, socievole, intelligente e curiosa. Inoltre ha con il commissario della polizia, Lalonde, il tipico rapporto di antipatia/gratitudine che intercorre fra il capo delle forze dell’ordine non così efficaci e il perspicace individuo che gli risolve l’indagine proprio sotto il naso in men che non si dica. Come dimenticare la colonna portante del genere, l’unico, solo e inimitabile Don Matteo, che scorrazza sbarazzino sulla sua bici del 1800, incubo vivente di ogni commissario di Gubbio e in seguito pure di Spoleto? Il volume vede il canonico sviluppo del mistero e la sua risoluzione, soffermandosi però su quelli che diverranno i personaggi secondari della serie, come ad esempio Cesare, giovane amante degli spaghetti che lavora come commesso nel locale in cui Arabelle si reca assiduamente, dove cerca l’ispirazione per le sue opere.

Trattandosi di un volume d’esordio di genere giallo- opalescente fantasy è imperante il compito di presentare un’avventura complessa nella sua creazione, capace di incuriosire e intrattenere; ho apprezzato questo primo numero e mi complimento con la sua autrice augurandole un buon conseguimento di carriera poichè i punti salienti ci sono tutti, dalla protagonista carismatica al gradiente curiosità per le indagini molto spiccato fino ad un buon intreccio narrativo che credo fermamente salirà di livello di volta in volta, in aggiunta ad un disegno grazioso e azzeccato per i temi rappresentati. Amanti del giallo, è il vostro momento!

voto: 3.5/5

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