Moda F/W, società e altre questioni

Moda e tendenze sono un tema caro a molte donne, sottoscritta inclusa. In questo pezzo vorrei parlarvi di cosa ci attenderà nei prossimi mesi a seguito delle sfilate fall/winter 2018-2019 soffermandomi non solo sulla descrizione delle tendenze ma anche su riflessioni di carattere sociale, perché la moda è sempre legata al contesto culturale che ci attraversa. 

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, per la strada, ha a che fare con le idee, il modo in cui viviamo, quello che ci succede attorno.

Coco Chanel

A livello scenografico devo dire che la sfilata che più mi ha colpita è stata quella di Chanel al Palais Royale, dove K. Lagerfeld ha allestito un bosco dai colori autunnali dentro al quale si susseguivano modelli sublimi. Il grande ritorno è il tweed, materiale con cui Mademoiselle Coco realizzò i primi tailleur per signora. Lo si vede già nelle collezioni primaverili ed io sono andata a rispolverare giacche low cost che comprai anni fa per inventare qualche mix&match.

I cappotti sono lunghi e perfetti: taglio dritto e tessuti che non opacizzano ulteriormente le giornate autunnali grazie alla presenza di sottili tracce di lamè. Un gioco di delicatezza e charme tipico Chanel e mai scontato. Molto differenti in tema cappotti ma non solo, le altre sfilate (soprattutto quelle non parigine). Dalle passerelle sembra di udire l’eco “80’s come back” nemmeno tanto in lontananza. Cappotti oversize con maxi spalline strutturate ci rimandano diretti a quel decennio, per non parlare del fluo e l’animaler combinati tra loro (vedi D&G). 

Altra tendenza è la cosiddetta Logo mania: scritte e loghi che compaiono su t-shirt e felpe. Questo tipo di tendenza ha una storia interessante e ciclicamente viene riproposta per lanciare messaggi dal contenuto sociale o semplicemente per colpire chi ci osserva senza parlare. Non si può non citare in tal senso la collezione del 1988 di Moschino: dissacrante e irriverente. Le t-shirt hanno applicazioni a forma di oca, compare la scritta “Moschifo” e nella campagna pubblicitaria del 1990 la moda assume sembianze vampiresche accompagnate dalla scritta “Stop the fashion system”. Anche in queste ultime sfilate Moschino torna con le sue irrinunciabili stampe, come molti altri stilisti. Dior già l’anno scorso aveva proposto t-shirt minimal con messaggi femministi che non sono mancate nel guardaroba delle influencers più seguite. 

moschino_MGTHUMB-INTERNA

Interessante fermarsi a riflettere su quanto da un lato moda e contesto sociale siano legati e dall’altro su quanto i consumatori accettino di buon grado di indossare parole da 200 euro che presumibilmente diventeranno l’hashtag del mese. La campagna di Moschino che citavo sopra è un classico esempio di critica verso il sistema di cui si fa parte e il suo successo la conferma che prenderci in giro in fondo ci piace, o forse spendiamo tanto per la stessa causa per cui un’idea è nata?  Comunicare sembra diventato un bisogno così represso che paradossalmente si usa qualsiasi mezzo per farlo ma pare che nessuno lo soddisfi a pieno. I social, i vestiti che indossiamo, le persone con le quali ci facciamo vedere, tutto dice qualcosa di noi, ma noi che cosa diciamo veramente? Quanta parte di noi è occupata dall’immagine e quanta oscurata? Fino a che punto siamo noi a servirci della moda e non solo per comunicare? A volte sospetto un tacito accordo tra inconscio collettivo e industrie del fashion 😉

 

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