Recensione “Non è la fine del mondo”di Alessia Gazzola

 

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Titolo: Non è la fine del mondo

Autore: Alessia Gazzola

Editore: Feltrinelli

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 2 Novembre 2017

Voto: 4/5

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Sinossi

Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento – ma solo per il momento – insieme alla madre. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia quando si sente giù. Un uomo che probabilmente esiste solo nei romanzi regency di cui va matta. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo dell’odierna zitella, solo l’allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo una serie di colloqui di lavoro fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove viene presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia finalmente allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov’è? E perché il famoso scrittore che Emma aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica del suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell’affascinante produttore che continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?

Recensione

Ritrovo la penna della Gazzola con un nuovo personaggio “l’eterna stagista”. La scrittura è sempre quella leggera della Gazzola che dipinge le sue eroine come delle pasticcione, ma alla fine sono delle ragazze dai semplici desideri e dalle semplici aspettative. La Gazzola ci porta nello spietato mondo del cinema dove descrive con leggerezza gli sgambetti che si fanno i manager. Quello che però è bravissima a fare in questo libro, secondo me, sono due descrizioni:
* la villa con il glicine: sembra si essere lì con la protagonista, ad osservare le mura della villa e il glicine muoversi nel vento ed emanare il suo profumo. Non sembra di essere a Roma, ma in un luogo fatato.
* il negozio della Signora Vittoria: veline, nastri, merletti, tessuti impalpabili…Sembra un’atmosfera da favola e le descrizioni mi hanno fatto immagine un posto pieno di luce, dai color chiari e luminosi, calmo e rilassante, ma soprattutto mi sembrava di sentire il rumore della carta velina usata per incartare i vestitini esclusivi confezionati dalla signora Vittoria.
Quando ha descritto i ristoranti di Roma in cui è stata la protagonista mi è sembrato di percorrere di nuovo le strade della città eterna.
Libro carino e ben scritto, una piacevole lettura con degli spunti per riflettere sui problemi dei giovani d’oggi.

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