Brunori Sas

Monologhi sull’incertezza sì però…”a casa tutto bene”

Premetto per gli intenditori, o per chi ne fa una questione di principio che non sono esperta di musica a livello tecnico. Detto ciò ho sempre apprezzato il cantautorato e vista la mia passione per la scrittura non riesco a scindere una canzone dal suo testo: sento un testo che mi piace ma la melodia non mi convince? Non riesco a non apprezzarne comunque il valore. Ascolto una melodia che mi colpisce: devo andare a scovare il testo. 

Tutto questo mio mettere le mani avanti per dire che io di Brunori Sas non sapevo un tubo fino a circa un anno fa quando sentii per la prima volta una sua canzone “la verità”. Pezzo che mi colpì molto per la schiettezza che trovai piuttosto disarmante. Iniziai poi a scoprire quei tre o quattro pezzi che mi scaricai: “la vita pensata”, “canzone contro la paura”, “nessuno”, “pornoromanzo”…

Curiosa di scoprire di più su questo Dario Brunori ho acquistato i biglietti per il suo tour teatrale: no non nella mia città (Milano). Sono andata fino a Padova ed ho anche sbagliato teatro, temendo di perdere il concerto. Concept di fondo, come da locandina: “l’incertezza” (nel mio caso anche sul luogo in cui mi trovassi). Ma incertezza in che senso? Non ero certa di aver capito… e forse partivo con un buon presupposto solo per questo.

Una volta arrivata mi sono stupita della quantità di persone che affollavano il Teatro Geox. Un alternarsi di canzoni, assoli al pianoforte e brevi monologhi hanno dato forma a più di due ore di concerto, durante le quali mi sono sorpresa a ridere e a commuovermi. 

Quello che mi risuona ancora dentro è il senso condiviso di ambivalenza che è riuscito ad emergere. Ambivalenza tra rassegnazione e volontà, tra ipocrisia e perbenismo tra convinzioni e paure. 

Il “sentirsi divisi”: una condizione paradossale che tra una battuta e l’altra caratterizza il nostro vissuto quotidiano. Quasi fossimo schizofrenici latenti battiamo le mani e ridiamo: di noi stessi o della nostra inconsapevolezza? L’essere divisi tra “la vita è una merda” e “invece non finisce qua”, tra “sono così, non cambierò mai” e “vorrei ma ho paura”, tra “è tutta colpa della società” e “mi piego, perché da solo cosa vuoi che cambi?”. 

L’incertezza va bene o no? 

Abbiamo così poco potere eppure bramiamo il controllo, ci accasiamo tra le convinzioni che scaldano i letti nella speranza che bastino. La società, il sistema, come vogliamo chiamare questo contesto dei quali siamo figli ripudiati, certo non ci aiuta, ma quante scuse ci vogliamo concedere? 

Io scelgo di stare divisa tra l’idea che la vita sia una merda e il pensiero che ci siano cose o persone che soverchiano ogni idea. Allora si può solo tacere chiudere gli occhi ed essere capaci di credere a quel qualcosa, sia pure solo una bellissima illusione.

Naturalmente tutto questo “secondo me”  e “chi sa com’è il mondo visto da te…”

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