Recensione “L’incubo di Biancaneve” La città dei Mercenari di Scarlet Danae

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Titolo: L’incubo di Biancaneve – La città dei Mercenari

Autore: Scalett Danae

Serie: L’incubo di Biancaneve

Editore: Independently published

Genere: Fantasy, Retelling

Data pubblicazione: 15 Marzo 2018

Pagine: 170

Voto: 4/5

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Trama

Una ragazza sfortunata, usata dalla matrigna come schiava sessuale. Una misteriosa droga spacciata in delle mele. Un’overdose fatale e un viaggio in un mondo parallelo, infetto da un virus mortale e oppresso da sette streghe. Riuscirà Bianca a salvare il principe Darknight tenuto prigioniero nella città dei mercenari? Ma soprattutto, accetterà il suo destino come clone della rivoluzionaria Biancaneve?

Recensione

Mi sono approcciata a questo libro, credendo di trovarmi di fronte al classico retelling che ultimamente va tanto di moda. In realtà mi sbagliavo: è vero che la fiaba di Biancaneve è alla base di questo Romanzo, ma è anche vero che ne entra a far parte in modo fluido e rilevante senza annoiare o rendere monotono ciò che si legge.

Bianca, la protagonista è una giovane alle prese con una matrigna che la usa come schiava sessuale, almeno sembrerebbe così, perché in realtà questa sfacettatura non è molto aproffondita, ne spiegata. Ed è proprio quello che manca. Non sappiamo molto di ciò che sia la giovane concretamente prima del morso alla mela, non la conosciamo veramente e questo aspetto avrebbe potuto mettere in discussione l’empatia del lettore nei confronti della protagonista. Cosa che fortunatamente non avviene, perché la scrittura dell’autrice è talmente accattivante e non scontata, da tenere incollato il lettore alla pagina, in maniera quasi febbrile.

Io non so chi sei, non so cosa ti piace, cosa non ti piace o che genere di persona sei, non so se sei buona o cattiva, coraggiosa o codarda…non so nulla, ma spero che almeno una traccia di me sia rimasta dentro di te…

Ho apprezzato molto la rilettura della fiaba originale, con richiami ad altre storie dei fratelli Grimm, denota una cultura dell’autrice che va ben oltre l’aver fatto fluire la storia, perché ne comporta una studio ben organizzato.

C’era una volta un pozzo in cui la gente lavava via i suoi peccati, ma un giorno, accadde che una giovane donna in cinta, dopo un duro lavoro nei campi, bevve un po’ dell’acqua di quella fonte per dissetarsi. Pochi mesi dopo la donna partorì sette figlie.

Il finale è sospeso e arriva in manira inaspettata, invogliando il lettore a leggerne subito il seguito.

Inoltre sono presenti nel volume anche delle illustrazioni alquanto interessanti e spero che saranno ripresentate anche nei volumi successivi della Serie.

Un Romanzo breve che non annoia e che si legge tutto d’un fiato, senza sezioni inutili o che porterebbero il lettore a voltare pagina “perchè tanto non accadrebbe nulla“. Il superfluo non è contemplato ed è un caratteristica che molti autori dovrbbero prendere maggiormente in considerazione.

Per leggerne l’estratto clicca qui ->

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