In un’epoca dominata dal rumore di fondo, dove il guardare ha sostituito il vedere e il parlare ha preso il sopravvento sull’ascoltare, esiste ancora chi affida alla pagina scritta il compito di risvegliare le coscienze. Pamela Fontana, con il suo romanzo All’alba del silenzio, compie un atto di coraggio letterario: mette a nudo l’anima umana attraverso il personaggio di Vittoria Nobile, una figura che incarna la resilienza, la ricerca di autenticità e la necessità stringente di affrontare i propri traumi per nobilitarsi. Influenzata da giganti della letteratura come Virginia Woolf, Tomasi di Lampedusa ed Elena Ferrante, l’autrice torinese ci guida in un viaggio introspettivo potente e viscerale. In questa intervista, Pamela Fontana ci racconta la genesi della sua opera, il legame profondo con le radici familiari e la sua personale missione antropologica e letteraria, anticipandoci anche i dettagli del tanto atteso seguito, Il peso dell’anima.
C’è stata una scintilla particolare, un’esperienza o una figura reale che ti ha ispirato la creazione di un personaggio così empatico e profondo come Vittoria Nobile?
Come dico sempre mi ha ispirato la vita, nel suo essere brutalmente degna.
In un mondo in cui imperversa il caos muto, dove tutti parlano senza dire niente, dove tutti vedono senza guardare e sentono senza ascoltare io ho sentito il bisogno vivido di scrivere di un universale esistenziale sano: la metamorfosi umana. Come esseri umani abbiamo la responsabilità di andare nel mondo “puliti” delle nostre paure, dei nostri traumi e delle nostre angosce. Lo dobbiamo anzitutto a noi stessi, perché essere la versione più autentica di noi conferisce un senso di liberazione infinito e in secondo luogo lo dobbiamo al mondo, per contribuire a renderlo un posto migliore. Tutto il libro è una metafora della vita e Vittoria Nobile – il cui nome non è a caso-incarna il coraggio e la resilienza di attraversarsi per potersi nobilitare.
Ho cercato di scrivere qualcosa che potesse ispirare il lettore nel riflettere sul suo modo di stare al mondo preoccupandosi di più di essere piuttosto che di apparire.
Pensi che la parte più difficile del diventare adulti e consapevoli sia proprio il dover fare i conti con il dolore che non ci appartiene direttamente, ma che ci viene trasmesso dalla famiglia o dal passato?
Penso che la parte più difficile del diventare adulti sia riuscire a rendere cosciente l’inconscio (per dirla alla Jung ), ovvero avere il coraggio di ascoltare le proprie verità familiari, di aprire quelle stanze interiori che temiamo e di intraprendere un viaggio alla scoperta di noi stessi. Noi siamo “solo” ciò che abbiamo ereditato solo se ci limitiamo a vivere le nostre vite da merispettatori, senza volerci migliorare ed evolvere. Nietzsche parla di volontà di potenza: ogni essere umano nasce per crescere, espandersi e trasformarsi. Negare questo principio equivale a negarsi la possibilità di diventare ciò che siamo. Svelare le nostre verità e la nostra identità familiare non ci salva, ma è uno strumento preziosissimo per comprenderci meglio e per poter vivere una sana relazione anzitutto con noi stessi e poi con il resto del mondo
Arrivati all’ultima pagina si percepisce chiaramente che il viaggio di Vittoria non è finito. Hai già annunciato che la storia continuerà con Il peso dell’anima: senza fare troppi spoiler, puoi anticiparci se in questo prossimo capitolo ritroveremo la stessa atmosfera intima o se Vittoria dovrà affrontare sfide più esterne e tangibili?
Sì confermo che la storia di Vittoria prosegue ne “Il peso dell’anima “ cui sto già lavorando. Ispirata da scrittori magistrali quali Virginia Woolf, Tomasi di Lampedusa ed Elena Ferrante ho cercato di creare un mio stile identitario e lo manterrò anche in questo secondo libro.
Rimarrà il tono fortemente introspettivo alla Woolf, con tanto di soliloqui della stessa Vittoria anzitutto e degli altri personaggi principali. Rimarrà la tematica della radice familiare, tipica del Tomasi di Lampedusa ed infine la crudezza di talune realtà italiane (in questo caso riguardanti Napoli) alla Ferrante. Manterrò altresì l’utilizzo del linguaggio dell’anima, ovvero il dialetto che in questo caso sarà sia napoletano sia siciliano.
Vedi, non so scrivere in un altro modo se non tentando di evocare nel lettore una profonda introspezione.
Che il mio stile piaccia o meno, sicuramente invita il lettore a porsi delle domande e io voglio continuare su questa strada. Penso sia questo il mio ikigai- o missione- in questo mondo.
Posso solo dirti che vedremo una Vittoria Nobile molto diversa e l’obiettivo sarà proprio far capire al lettore quanto fondamentale sia attraversarsi nel proprio dolore al fine di fortificarsi.
Oltre al già annunciato seguito, la tua mente creativa sta già esplorando altre storie o altri generi letterari, oppure senti che la voce di Vittoria riempirà i tuoi pensieri per molto tempo ancora?
Presumo che la storia di Vittoria Nobile e della sua metamorfosi in senso stretto si esaurirà nel secondo volume. Poi, mai dire mai…
Ciò che posso dirti è che ho sto lavorando in contemporanea ad altri progetti letterari e continuo a portare il messaggio di vita che il mio libro racchiude nei salotti torinesi e anche un po’ in giro per l’Italia.
Se dovessi dedicare All’alba del silenzio a tutte le persone che oggi si trovano nel momento più buio della propria battaglia personale contro sé stesse, quale messaggio vorresti che portassero con sé dopo aver letto il tuo libro?
Sii la tua Vittoria Nobile: non avere paura di aprire le stanze interiori che fanno male e non avere paura dei momenti bui perché saranno proprio quelli a definirti come essere umano. La vita è una madre saggia e ogni cosa che ci accade è profondamente connessa alla nostra missione su questo mondo: credici sempre e affidati a te stessa/o perché se non lo fai tu, nessuno nel mondo potrà farlo al posto tuo! E il mondo ha bisogno proprio di te, così come sei, in questo momento.
Che tu abbia il coraggio di Vittoria e possa nobilitarti nel tuo percorso di Vita.
Quello di Pamela Fontana non è semplicemente il racconto di una metamorfosi, ma un invito universale a ritrovarsi, a spogliarsi delle apparenze per abitare finalmente l’essenza del proprio essere. Attraverso le sue parole emerge il ritratto di una scrittrice consapevole della responsabilità sociale e morale della letteratura: quella di offrire una bussola a chi attraversa il proprio momento più buio.
Ringraziamo calorosamente Pamela Fontana per la generosità, la straordinaria empatia e la profondità con cui si è concessa a questa chiacchierata. Nel ringraziarla per aver condiviso con noi la luce e le ombre del suo universo creativo, le auguriamo il meglio per i suoi futuri progetti letterari e per il viaggio di Vittoria che continuerà ne Il peso dell’anima. A noi lettori non resta che accogliere il suo prezioso augurio: avere il coraggio di attraversare il silenzio per riscoprirci, finalmente, nobilitati.
