La seconda tappa esplora l’anima fisica dell’opera. Qui il corpo non è un semplice supporto per la parola, ma la sua grammatica primaria. Roma attinge alla lezione di maestri come Lecoq e Grotowski per descrivere un teatro fatto di “corpi-archivio”: quello dell’operaio che incarna il rifiuto, quello dell’attore che si nasconde dietro una maschera di silicone e quello della docente che traccia confini nella sabbia. Si approfondisce il simbolismo della maschera di Achille, metafora del peso delle aspettative sociali e familiari, e la potenza degli oggetti-reliquia che piegano il tempo. Il movimento fisico, fatto di pesi, cadute e risalite, diventa lo strumento per liberare l’identità dalle costrizioni esterne, trasformando il gesto scenico in una rivelazione politica: togliere la maschera significa riconsegnare il corpo alla sua verità più nuda e autentica.
