Recensione “Corpi” di Antonio Roma

In un attico di Milano, nell’arco di settantadue ore, si consuma la danza di una crisi silenziosa e feroce: Pietro, regista geniale e affermato in lotta con il vuoto creativo, e Vittoria, insegnante di psicologia disillusa, si trovano intrappolati in un amore che li avvicina solo per rivelare la loro distanza. L’arrivo di Valentina, giovane e inquieta ex allieva di Vittoria, accende un gioco di seduzione mentale e fisica che minaccia di frantumare ogni equilibrio. Sullo sfondo ci sono Iris, attrice che ha un legame con Pietro che va oltre la collaborazione professionale, e Giacomo, attore che osserva impotente i fili che si spezzano e si intrecciano attorno a lui. Tra ossessioni, tradimenti e l’eco assordante del consumismo affettivo, i personaggi si riflettono in una società che fagocita tutto, lasciandoli soli con i frammenti delle loro identità, incapaci di amare davvero, capaci solo di desiderare. Il confronto finale, come uno specchio infranto, svela verità dolorose e inconfessabili, lasciando il lettore a interrogarsi sulla natura dell’amore, dell’ambizione e della perdita, in un mondo che divora ogni cosa, persino le emozioni.

Titolo: Corpi
Autore: Antonio Roma
Editore: Infinito Edizioni
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 26 Settembre 2025
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Recensione

Bentornati a tutti, cari lettori! Torno a scrivervi per presentarvi un libro che ho ricevuto grazie alla collaborazione con Matilde Bella e di cui si è appena concluso il blog tour proprio qui tra queste pagine: si tratta di “Corpi” di Antonio Roma, edito da Infinito Edizioni.

L’autore, Antonio Roma, porta in questo romanzo tutta l’esperienza maturata come regista, sceneggiatore e formatore teatrale. Fondatore della casa di produzione Rise Up e già autore di opere come Festa del Perdono, Roma mette al servizio della narrativa una sensibilità analitica rara, figlia dei suoi studi in Scienze Sociali e Lettere. Questa sua capacità di indagare l’animo umano si avverte in ogni riga, trasformando il libro in un’esplorazione profonda dei legami e delle ambizioni che ci definiscono.

Esistono libri che si scelgono per evadere e altri che, al contrario, ti costringono a restare esattamente dove sei, inchiodato alle tue contraddizioni. “Corpi” di Antonio Roma, edito da Infinito Edizioni, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Inizialmente, la sua mole contenuta potrebbe trarre in inganno, suggerendo una lettura rapida, magari da consumare nei ritagli di tempo di un pomeriggio qualunque. Tuttavia, basta addentrarsi tra le mura di quell’attico milanese dove si consuma la vicenda per capire che la brevità è solo un guscio: dentro vibra una materia densa, viscerale, che richiede un’attenzione silenziosa e, soprattutto, il tempo necessario per lasciarla decantare. Solo dopo aver chiuso l’ultima pagina, infatti, i significati iniziano a emergere davvero, rivelando la complessità di un’opera che non vuole fare compagnia, ma creare attrito.

Al centro della narrazione troviamo Pietro e Vittoria, due anime incagliate in un amore che sembra nutrirsi più della loro distanza che della loro unione. Lui, regista di successo paralizzato dal vuoto creativo; lei, psicologa disillusa che osserva il mondo attraverso la lente della sua professione. Il loro equilibrio precario viene scosso dall’arrivo di Valentina, una giovane ex allieva che innesca un gioco di seduzione mentale e fisica capace di far crollare ogni maschera. Attorno a loro orbitano Iris e Giacomo, figure che incarnano diverse sfumature della dipendenza e dell’ambizione, muovendosi in una società che sembra aver trasformato ogni emozione in un bene di consumo. Antonio Roma usa questi personaggi per scarnificare il concetto di successo, mostrandocelo non come un traguardo, ma come un’anestesia che svuota l’identità invece di arricchirla.

La scrittura di Roma non cerca la consolazione, né offre soluzioni preconfezionate. È una prosa che incide, che sta dalla parte dell’indicibile e che ci ricorda come, nonostante la nostra costante esposizione sociale, restiamo essenzialmente carne e memoria. Non ci sono eroi in queste pagine, solo esseri umani nella loro magnifica e sporca incompiutezza, alle prese con legami che spesso diventano prigioni sofisticate. Il romanzo diventa così un atto di resistenza contro la retorica della perfezione performante, invitando il lettore a guardare in faccia le proprie crepe senza mentirsi. È un libro che brucia, che mette a nudo la fragilità dei nostri rapporti e che ci interroga su chi siamo veramente quando non abbiamo più nulla da dimostrare agli altri.

Consigliato a chi non teme di guardare nell’abisso delle proprie relazioni e cerca una lettura che sia un’esperienza sensoriale, quasi tattile. È il libro ideale per chi ama le storie che restano addosso come un profumo persistente o il segno di una carezza non data, perfetto per quei lettori che non cercano un finale rassicurante, ma la verità nuda e cruda di un’umanità che, nonostante tutto, grida ancora per essere vista. Voto 4/5

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