Recensione “Il canto di Penelope” di Margaret Atwood

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio, possanza e notevole fascino, guadagnandosi così una fama imperitura di eroe. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della Storia occidentale.

Titolo: Il canto di Penelope
Autore: Margaret Atwood
Editore: Ponte alle Grazie
Genere: Retelling
Data pubblicazione: 8 Novembre 2018
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Recensione

Bentornati, lettori! Oggi voglio parlarvi di un libro che ho acquistato a febbraio grazie a una gift card e che, incredibilmente, sono riuscita a finire nello stesso mese, nonostante la mia infinita pila di letture in attesa. Si tratta de “Il canto di Penelope” di Margaret Atwood, edito da Ponte alle Grazie.

Margaret Atwood ci trascina nell’Ade per dare finalmente il diritto di parola a una delle figure più enigmatiche e silenziose del mito greco. In questo breve ma vibrante volume, la sposa di Odisseo non è più solo l’icona della pazienza e della fedeltà, ma una donna in carne, ossa e spirito che rivendica la propria verità. Penelope parla dal regno dei morti, un luogo dove non ha più nulla da perdere e non teme la vendetta divina, il che le permette di essere ironica, schietta e a tratti spietata verso il passato.

Nonostante io non avessi approfondito i dettagli del mito dopo la scuola media, la scrittura della Atwood rende la storia accessibile e immediatamente coinvolgente. L’autrice riesce a bilanciare la fedeltà al mito classico con una modernità fresca e frizzante che evita il rischio della noia, tipico di certe ricostruzioni storiche troppo rigide. Uno degli aspetti più riusciti è senza dubbio la celebrazione dell’intelligenza di Penelope: spesso relegata al gineceo a tessere e sfilare la tela, qui emerge come l’unica vera mente capace di mettere in scacco persino un genio della strategia come suo marito.

È particolarmente affascinante la versione che l’autrice dà del loro rapporto di coppia. In un’epoca di unioni forzate e silenzi imposti, Atwood dipinge un inizio basato sulla complicità e sulla comprensione reciproca. Odisseo la diverte con le sue storie fantasiose e lei, pur consapevole delle sue bugie, sceglie di stare al gioco, creando un legame quasi paritario nella loro reciproca furbizia. Molto interessante è anche l’idea di far parlare il coro delle dodici ancelle dall’oltretomba, una scelta che amplia la veduta della storia e le dona una profondità drammatica quasi teatrale.

Tuttavia, alcuni passaggi lasciano spazio a qualche perplessità critica. Ho trovato meno efficace la scelta di descrivere Penelope come una ragazza bruttina, quasi fosse un espediente per giustificare la sua insicurezza nei confronti della cugina Elena, quando la sua vera forza risiede chiaramente altrove. Inoltre, sebbene la versione dell’assassinio delle ancelle sia credibile nel contesto del racconto, trovo un po’ forzata la conclusione dell’autrice secondo cui le continue partenze di Odisseo siano dettate dalla fuga dalle Erinni. Mi pare un legame logico tirato per i capelli: resta più probabile che la sua natura errabonda non possa essere domata, nemmeno dal rimorso per un errore o dalla vicinanza di una donna straordinaria come Penelope.

In conclusione, Il canto di Penelope è un gioiello di narrazione che consiglio vivamente a chi ama i miti classici ma desidera vederli sotto una luce meno polverosa e decisamente più umana. È il libro perfetto per chi apprezza i personaggi femminili complessi e intelligenti, capaci di farsi strada con l’astuzia in un mondo dominato dagli uomini. Lo suggerisco soprattutto a chi cerca una lettura rapida, capace di scorrere via in un solo pomeriggio, ma che al contempo sappia lasciare spunti di riflessione profondi sul potere della parola e sulle verità nascoste della Storia. Se cercate un racconto fresco, ironico e che non scada mai nel banale, questa visione di Margaret Atwood non vi deluderà. Voto 4/5

Se la mia recensione vi ha incuriosito e volete scoprire anche voi la verità di Penelope, potete trovare il libro su Amazon a questo link. È un piccolo investimento per una storia che vi resterà impressa molto a lungo!

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. annamariaarvia ha detto:

    Margaret Atwood è una delle mie scrittrici preferite. Ho letto con piacere anche “Il canto di Penelope”

    Piace a 1 persona

    1. Muaty ha detto:

      Hai altri titoli da consigliarmi?

      "Mi piace"

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