“With Love”: Il Natale di Meghan #Netflix

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L’attesissimo speciale natalizio di Netflix, “With Love”, con protagonista Meghan, è finalmente arrivato, e ha già polarizzato il pubblico. L’episodio unico ci offre uno sguardo sulla celebrazione delle feste a Montecito, ma è ben più di una semplice guida: è una lezione di perfezionismo e, diciamocelo, di una certa spiccata mancanza di modestia.

Un segmento è dedicato all’arte del dare. Meghan ci guida attraverso l’impacchettamento dei regali, dimostrando che anche un’attività così semplice può diventare un’espressione del gusto impeccabile. Non si tratta solo di carta; si tratta della scelta del tessuto, della tecnica per la piegatura perfetta e dell’uso di sigilli o decorazioni che elevino il dono. Il messaggio è chiaro: l’attenzione al dettaglio è tutto, e i regali mal incartati non sono contemplati in questa casa.

Il momento che ha confermato la reputazione di perfezionista (e forse un po’ eccentrica) della duchessa si è verificato in cucina. Aprendo il frigorifero per mostrare gli ingredienti dei suoi piatti, il pubblico ha notato che, nel vano solitamente destinato alle verdure, erano meticolosamente conservati dei fiori freschi, pronti per essere utilizzati nelle ricette.

Ciò che salta immediatamente all’occhio in questo speciale è come tutto risulti dolorosamente distaccato dalla realtà. Proprio come la serie da cui è tratto, ogni dettaglio è un esercizio di perfezionismo e opulenza inaccessibile.

Pensate agli ingredienti: il miele raccolto dalle api del loro giardino (naturalmente curate da un apicoltore dedicato) o le verdure provenienti da un orto tenuto con una cura maniacale. Chi è cresciuto con un orto sa che una tale perfezione richiede l’impegno costante di personale specializzato. Tutto, dal miele alla verdura, sottolinea come Meghan e la sua famiglia vivano in una bolla dorata, completamente isolata dalla vita quotidiana della maggior parte delle persone.

Questa artificialità si estende agli ospiti e alle attività. Quale madre di due figli trova il tempo, durante le feste, per intrecciare ghirlande di verdure, aggiungendo “un tocco in più” con baccelli aperti, come suggerito da Meghan? Queste attività fuori dal mondo vengono proposte persino a una campionessa di tennis di fama mondiale, che si ritrova poi costretta a dipingere un piatto per Babbo Natale.

Il culmine è forse Meghan che scrive con la sua calligrafia impeccabile su una tazza, lodando i figli per quanto sono stati “bravi” (ovviamente in relazione ai regali di Babbo Natale). È tutto così surreale che si percepisce la tensione degli ospiti stessi: spesso non sanno cosa rispondere alle frasi di Meghan, così evidentemente calate in una realtà alternativa.

Poi, nel finale, l’improvvisa comparsa del Principe Harry. Entra in scena, e lei lo ringrazia di essere lì. Essere lì dove? A casa sua? O di aver accettato di fare un cameo nello speciale, un evidente tentativo di aumentare le visualizzazioni e l’attenzione mediatica? È un momento talmente artificioso da apparire quasi ridicolo. Ci rendiamo conto che Meghan vive lontano dalla realtà, ma con questo speciale, si espone al rischio di apparire grottesca agli occhi del mondo.

A rendere l’intera produzione ancora più surreale e contraddittoria è un dettaglio che appare subito nei titoli di coda: il nome di Meghan è accompagnato dal suo titolo nobiliare. Se l’intento dichiarato era quello di “dire addio” alla Royal Family per inseguire una vita più autentica e privata, la scelta di mantenere e ostentare il titolo è stridente. La duchessa ha persino tentato di registrare il marchio del cognome reale, alimentando il sospetto che l’allontanamento fosse strategico, non definitivo.

Ci si chiede: se l’obiettivo era prendere le distanze dalla monarchia, perché non tornare semplicemente al proprio cognome da nubile, o utilizzare quello del marito, senza il titolo nobiliare? L’uso persistente di quel titolo nei crediti di un prodotto è l’ultima, lampante prova che il distacco è solo parziale. Sembra che vogliano la libertà, ma solo se accompagnata dal prestigio e dal potere di attrazione commerciale che solo un titolo reale può offrire.

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