“Il mio coraggio” è il diario di Amabel, agente di commercio finita in un incubo lungo quindici anni con l’Agenzia delle Entrate, a causa dell’errore di un commercialista. Tra cartelle, lettere e appelli ignorati, racconta un calvario fatto di ingiustizie e vessazioni da parte di uno Stato che pensa solo a incassare e “spennare” i cittadini senza alcuna pietà, ma anche la forza di resistere e lottare contro un sistema di strozzinaggio legalizzato.
Titolo: Il mio coraggio
Autore: Amebel P.
Editore: Be Strong editori
Genere: Biografia
Data pubblicazione: 17 Ottobre 2025
Voto: 4/5
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Recensione
Ben ritrovati a tutti i lettori! Sono qui oggi per annunciarvi una nuova, entusiasmante collaborazione con Be Strong Edizioni, la casa editrice dell’agente letterario Eleonora Marsella. Il testo al centro di questa partnership è “Il mio coraggio: Diario di 18 anni di lotta con Agenzia delle Entrate e riscossioni”, scritto da Amabel P.
L’autrice è una donna di straordinaria tenacia. Nonostante le avversità e il lunghissimo calvario burocratico, ha scelto di intraprendere una strenua lotta per far valere i suoi diritti e, soprattutto, per gettare luce su una realtà di ingiustizie fiscali che purtroppo non appartiene solo alla sua esperienza.
“Il mio coraggio” è il diario intimo e crudo di Amabel, un’agente di commercio la cui vita è stata travolta in un incubo fiscale e burocratico durato quindici lunghi anni. Tutto ha avuto inizio con l’errore fatale di un commercialista, un dettaglio tecnico che si è trasformato in una valanga inarrestabile. Attraverso le pagine, Amabel non si limita a documentare i fatti, ma si fa portavoce delle profonde ferite emotive inflitte da questa battaglia.
La prima e più lancinante sensazione è quella di un’ingiustizia bruciante. Amabel è una cittadina onesta, colpita non da una sua colpa, ma dall’errore altrui. Le cartelle esattoriali si accumulano, le lettere minacciose arrivano, e ogni appello, ogni tentativo di spiegazione, viene sistematicamente ignorato. Questo porta a un profondo senso di tradimento da parte dello Stato, percepito non come un garante dei diritti, ma come un aguzzino freddo e disumano.
I quindici anni rappresentano un periodo di ansia costante e logorante. Vivere con la spada di Damocle di un pignoramento, la paura di perdere il frutto del proprio lavoro e la propria dignità, trasforma ogni giorno in una trincea. L’incubo non è solo economico, ma psicologico: la pressione incessante mina la serenità, il sonno, e la capacità di concentrarsi sulla vita e sul lavoro.
Nonostante la disperazione, il diario è intitolato “Il mio coraggio” per un motivo preciso. Le pagine non raccontano solo la caduta, ma l’emergere di una straordinaria forza interiore. Amabel, da vittima, si trasforma in combattente. Il suo è un atto di resistenza civile contro l’oppressione burocratica. La lotta diventa un modo per riaffermare la propria dignità e per dimostrare che, anche contro un gigante amministrativo, è possibile non arrendersi e trovare la forza per sfidare un sistema percepito come ingiusto e brutale.
Ciò che emerge chiaramente dal testo è, purtroppo, una certa ingenuità iniziale da parte dell’autrice. Per troppo tempo, Amabel non si è interessata attivamente delle cartelle che le venivano notificate, affidandosi in modo eccessivamente superficiale alle rassicurazioni del commercialista di allora. Sebbene sia corretto e doveroso farsi assistere da professionisti, è altrettanto vero che è fondamentale mantenere sempre il controllo diretto e la supervisione sui propri affari e interessi finanziari.
Una dinamica simile, sebbene con esiti diversi, si è ripetuta anche in seguito con un legale: una cartella inviata a lui, che si dimentica di saldare, le viene richiesta per vie legali, senza che lei ne riceva la notifica. Di fronte all’innegabile aumento dell’importo, il legale si deresponsabilizza completamente.
Questo susseguirsi di eventi suggerisce che, se la protagonista fosse stata meno fiduciosa, avesse incontrato professionisti più onesti o avesse esercitato una maggiore vigilanza, molte di queste escalation non si sarebbero verificate. Questo è il tragico epilogo: ora Amabel si trova a dover pagare somme che continuano ad aumentare nel tempo, cercando disperatamente di dilazionare o “rottamare” il debito a suon di ricorsi.
Si tratta, in sintesi, di una situazione estremamente difficile. Per questo motivo, ritengo che una solida educazione finanziaria sia un elemento cruciale della quotidianità, specialmente per chi non è un dipendente e gestisce la Partita IVA, l’IRPEF e tutte le relative incombenze fiscali. È l’unico vero strumento per potersi difendere da chi, per incuria o malafede, non ha scrupoli o si lava le mani di situazioni le cui conseguenze economiche non toccano direttamente loro. Voto 4/5
