Intervista natalizia all’Autrice Marta Brioschi

Ben tornati a tutti lettori, oggi sono qui per proporvi l’intervista all’autrice Marta Brioschi, con cui abbiamo già avuto il piacere di parlare in precedenza a Marzo di quest’anno.

Quest’oggi invece in Collaborazione con Be Strong edizioni e Il Blog di Eleonora Marsella, inauguriamo le interviste del Calendario dell’Avvento. Buona lettura.

Può parlarci dei suoi libri pubblicati fin ora?

Con Be Strong Edizioni ho pubblicato ad oggi 4 romanzi gialli. Tre fanno parte di una serie di romanzi autoconclusivi, I MISTERI DI MAE SON-JUN, dedicata a uno scrittore di gialli franco-coreano, e sono, in ordine cronologico: La Casa Gialla, Il Gioco delle Ombre e Ballo in Fa MInore. Poi c’è Ferite a Fior di Labbra che invece ha come protagonista una giovane psicologa, Emma Silvestri ed è a sé stante. Sono tutti gialli “whodunit”, cioè classici, strutturati come quelli anglo-americani degli anni 30/40 alla Agatha Christie, per intenderci, ma con trame contemporanee e un tocco di insolito. In tutti i romanzi ogni lettore potrà non solo cimentarsi nella ricerca del colpevole, ma anche riflettere insieme a me su una serie di domande esistenziali e temi attuali, come la violenza psicologia e il peso dei traumi trattati in Ferite e Fior di Labbra.

Se dovesse consigliare un suo libro come regalo di Natale, a quale tipo di lettore lo suggerirebbe e perché?

Direi principalmente LA CASA GIALLA. Prima di tutto perché la storia finisce proprio con i festeggiamenti natalizi, e poi perché è un romanzo che parla di famiglia e della sua fondamentale importanza, ma anche del “peso” che può comportare quando diventa tossica. È un romanzo che parla d’amore, di speranza e di rinascita e cosa c’è di più natalizio? Lo consiglio a tutti, ma proprio a tutti a partire, direi, dai quattordici anni. Anche a chi non ama i gialli, perché qui l’intreccio giallo non è preponderante, è solo un risvolto oscuro all’interno della storia di due famiglie.

Se invece si preferisce un giallo puro, magari con delle atmosfere alla Agatha Christie, allora consiglio indubbiamente il secondo libro della serie: IL GIOCO DELLE OMBRE, ambientato in Inghilterra ai giorni nostri, in un’antica residenza nobiliare con tanto di maggiordomo e una misteriosa ragazza in abiti degli anni ’40 che… ma questo non ve lo posso dire.

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Quali sono i suoi ricordi più belli legati al Natale da bambina? Come questi ricordi hanno influenzato la sua scrittura?

Sono figlia unica, nata e vissuta in una grande città fino all’adolescenza. La mia infanzia è stata piuttosto solitaria e Natale era un’occasione per le riunioni di famiglia a casa di mia nonna materna, severa come un generale Prussiano, ma che sapeva farti sentire amato attraverso tanti piccoli gesti, come la preparazione dell’albero e delle pietanze della festa, rigorosamente prodotte in casa. I ricordi più belli sono legati alle nostre tavolate con le tovaglie di lino, i piatti del servizio buono, i bicchieri di cristallo e le posate d’argento. Sono legati soprattutto ai racconti di gioventù di mio nonno, sempre gli stessi, che mi facevano ridere a crepapelle (perché lui era uno straordinario affabulatore) come la prima volta. Questi credo siano e resteranno sempre i ricordi più belli dell’infanzia. Tutti questi ricordi si sono riversati naturalmente nei miei libri, perché fanno parte della mia essenza umana; leggendoli, il lettore potrà intuire facilmente cosa amo di più, cosa mi rende felice e cosa significa per me lo stare insieme in famiglia.

Quali sono i suoi libri natalizi preferiti e perché?

I racconti di Edgar Allan Poe, perché mi affascinano le atmosfere dei suoi libri, i gialli di Conan Doyle e Agatha Christie, perché mi proiettano in un mondo passato che avrei voluto conoscere in prima pesona e i romanzi umoristici di P.G. Wodehouse, perché mi mettono di ottimo umore.  

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Quali sono stati gli obiettivi principali che si era prefissata per il 2024 come autrice? In che misura li ha raggiunti?

Non mi sono posta alcun obiettivo. Sono una persona che ritiene che sia meglio avere poche aspettative essenziali, per vivere meglio.  Questo è per me il segreto della felicità, così tutto quello che arriva ti sorprende come un dono. Direi dunque che quest’anno le mie aspettative sono state senz’altro superate. Ci sono lettori che avevano comprato un mio libro in passato e mi hanno fatto sapere di aver fatto uno o più nuovi acquisti cercando in modo specifico i miei titoli e trovo tutto questo meraviglioso.

Quali sono stati i momenti più significativi dell’anno dal punto di vista della sua carriera di scrittrice?

Direi che la presenza al Salone di Torino è sempre un’esperienza fondamentale per uno scrittore, così come per un lettore. Però, per chi scrive, il momento più significativo è sempre quello in cui ci si raccoglie e si crea. Questo vorrei fare, concentrarmi solo sulla scrittura e mi auguro che un giorno raggiungerò questo obiettivo, oggi però è un lusso che non posso ancora permettermi.

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Quali sono i suoi progetti letterari per il 2025? Ci sono nuovi generi o temi che vorrebbe esplorare?

A marzo uscirà un libro per i bambini delle elementari che nasce da un mio vecchio amore per le filastrocche; amore che credevo sopito e invece si è ringalluzzito non appena ho composto una filastrocca per Be Strong, contenuta nell’antologia di Natale “Fino a Natale”, realizzata in collaborazione con l’Associazione Rubens. Poi, naturalmente, uscirà il mio quarto libro con Mae Son-Jun, il cui lancio è invece previsto ad aprile. Sicuramente mi piacerebbe continuare a scrivere per i bambini, come facevo per i miei figli, ma anche uscire per un po’ dal genere giallo scrivendo un romanzo d’avventura con un tocco di fantasy per cui ho già pronto un canovaccio e le schede personaggio.

Come si vede evolvere come scrittrice nei prossimi anni? Quali sono i suoi obiettivi a lungo termine?

Intanto spero di evolvere, che sarebbe già una bella cosa! La cosa peggiore, per un autore, credo sia quella di restare immobile, impelagato nella stessa storia declinata in mille gradazioni. A lungo termine, vorrei dimostrare di essere capace di ampliare i miei orizzonti, pur mantenendo un mio stile riconoscibile.

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