Tiziana Bruzzese nasce in Calabria dove lavora come docente precaria e assistente educatrice nelle scuole, occupandosi di bambini e ragazzi disabili. Ha collaborato come giornalista pubblicista con varie testate online.
Appassionata di musica, cinema e letteratura. È al suo esordio letterario.
Come è nata la tua passione per la scrittura? Come descriveresti il tuo processo creativo? Ci sono delle tecniche o delle abitudini che ti aiutano a scrivere?
Ho sempre letto e scritto molto ma più che per passione, per un’esigenza. Ho scritto articoli per quotidiani online, recensioni, testi di ogni tipo ma, devo dirti, che la scrittura poetica, almeno nel mio caso, nasce da un processo creativo diverso dagli altri tipi di scrittura. Non è un processo razionale a guidarti mentre scrivi ma una sorta di folgorazione, un’immagine di ciò che senti e lo senti e lo vedi così prepotentemente da lasciare tutto e correre ad annotarlo, imprimerlo su qualcosa. Poi razionalizzi e passi a scegliere le parole giuste, limi e ceselli i versi. Le mie poesie nascono così. Sono una persona molto empatica e mi nutro di stati d’animo e sensazioni, di ogni tipo. A volte sono così forti da creare malessere fisico. In quei casi la poesia diventa un modo per decomprimere le emozioni. È davvero un’esigenza e un grande strumento introspettivo.
Cosa ti ha spinta a realizzare un’antologia di poesie incentrata sull’amore in tutte le sue sfaccettature?
In realtà queste poesie sono nate tutte separatamente, in periodi diversi della mia vita. La decisone di partecipare al concordo bandito da Montag, mi ha convinta a selezionare quei testi che avessero un filo rosso che li legasse.
Come definiresti il filo conduttore che lega le diverse poesie presenti nell’antologia? Come viene esplorato il tema della perdita e dell’assenza in amore all’interno della raccolta?
Le poesie di questa silloge sono collegate da un filo conduttore che si dipana su più livelli. Ciò che il lettore sente nell’immediatezza è certamente la delusione, la rabbia, l’amarezza riconducibili a rotture, lutti, tradimenti, disillusioni. Ma sotteso a questo tema, c’è quello del disamore verso sé stessi, della svalutazione del sé che porta a mettere al centro del proprio mondo l’altro, a ricercare al di fuori di sé la felicità che è quasi sempre effimera e incapace di colmare i vuoti d’amore. C’è, però, la poesia che è salvifica e catartica e permette a questo io dilaniato di ricomporsi e di emanciparsi dal passato e da quella visione tossica di sé e dell’amore.
Quali sono state le tue fonti di ispirazione per questa raccolta? Hai tratto ispirazione da esperienze personali, da altre opere letterarie o da eventi storici?
Queste poesie nascono dal mio vissuto. C’è sicuramente tanto delle mie letture, dei miei autori preferiti, della mia prospettiva sul mondo.
Perché hai scelto di utilizzare uno stile poetico semplice e diretto, senza fronzoli retorici?
Lo stile parla molto dell’autore. Il mio stile mi rappresenta. Io sono diretta, asciutta e senza fronzoli e così intendo la poesia. La poesia, dal mio punto di vista, deve comunicare emozioni ma devi averle, viverle in prima persona le emozioni per poi poterle trasmettere. La poesia è verità. E per essere vero devi gettare le maschere con te stesso e poi con il lettore. La poesia è un atto di coraggio: chi scrive si presenta “nudo” davanti al lettore mostrando la propria vulnerabilità e la propria interiorità, consapevole anche di poter non piacere.
C’è un messaggio che vorresti rivolgere ai tuoi lettori o ai futuri lettori della tua antologia?
La mia silloge parla d’amore in modo inusuale, forse non scontato. Se vi incuriosisce, leggetemi. E se non avete voglia di leggere me, scegliete altri autori, altri poeti perché una silloge non è solo un atto creativo, è una piccola porta che l’autore spalanca sul proprio mondo interiore.
Progetti futuri?
Si, tanti. Professionali soprattutto. Grazie.
