Intervista al Tenore Matteo Macchioni:”L’Italia ha un patrimonio artistico enorme da difendere e rilanciare”

Matteo Macchioni – Basilio/Don Curzio
Le Nozze di Figaro by W. A. Mozart

Matteo Macchioni nasce a Sassuolo e inizia fin da bambino a studiare musica. Nel 2007 consegue, con il massimo dei voti, il diploma accademico di secondo livello in pianoforte, coltivando parallelamente lo studio e la passione per il canto lirico. Nel 2010 debutta al teatro Giuseppe Verdi di Salerno nel ruolo di Nemorino dall’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, diretto dal Maestro Daniel Oren. L’evento fa registrare il tutto esaurito e riceve numerose attestazioni di stima da parte dei media e della critica. Nella primavera 2011 Matteo incontra il basso Natale De Carolis. Sotto la sua guida debutta al “Luglio Musicale Trapanese” Festival nel ruolo di Ernesto dal Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Nel giugno 2012 debutta il ruolo del Conte di Almaviva dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini allo Stresa Festival. Nel 2014 debutta nella Madama Butterfly di Puccini (Goro), e nelle Nozze di Figaro di Mozart (Don Basilio/Don Curzio) al Teatro Carlo Felice di Genova. Nello stesso teatro interpreta il Conte di Almaviva dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con la regia di Filippo Crivelli e ad agosto debutta in Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival (Cavalier Belfiore), dopo aver partecipato con successo all’accademia rossiniana presieduta dal Maestro Alberto Zedda. Seguono Barbiere di Siviglia al Teatro Verdi di Padova e Adriana Lecouvreur (Abate di Chazeuil) in tour con il Circuito Lirico Lombardo, nei teatri di Como (Sociale), Pavia (Fraschini), Cremona (Ponchielli) e Sassari (Verdi). Nel 2015 canta Barbiere di Siviglia al Teatro del Bicentenario di León (Messico), debutta in Billy Budd di Britten diretto da Andrea Battistoni per la regia di Davide Livermore al Teatro Carlo Felice di Genova, Don Giovanni di Mozart al Teatro Olimpico di Vicenza, Pagliacci di Leoncavallo (Arlecchino) al Festival Como città della musica, partecipa al Rossini Opera Festival ne La gazza ladra (Isacco), diretta da Donato Renzetti per la regia di Damiano Michieletto. Seguono Nozze di Figaro, dirette da Stefano Montanari per la regia di Mario Martone/Di Florio a Como, Cremona, Brescia, Pavia, Bergamo. Nel 2016 canta Nozze di Figaro al Teatro Regio di Parma e al teatro Valli di Reggio Emilia, debutta La Cenerentola di Rossini al Teatro dell’Opera di Lipsia, ritorna al Rossini Opera Festival con un concerto all’Auditorium Pedrotti e debutta nell’Olivo e Pasquale al Donizetti Festival di Bergamo. Nel 2017 debutta al Teatro alla Scala di Milano ne La gazza ladra di Rossini (Isacco), diretta da Riccardo Chailly per la regia di Gabriele Salvatores. Seguono La Cenerentola al Maggio Musicale Fiorentino, il debutto nel Mosè in Egitto di Rossini al Bregenzer Festpiele 2017 e Il Barbiere di Siviglia al Teatro Sociale di Rovigo. Nel 2018 canta Cenerentola (Don Ramiro) all’Opera di Lipsia, Il Barbiere di Siviglia (Almaviva) alla Royal Danish Opera House di Copenhagen, partecipa al Rossini Opera Festival in una nuova produzione di Adina, debutta rispettivamente in Inghilterra alla Welsh National Opera (Cardiff) con La Cenerentola, e ne l’occasione fa il ladro di Rossini (Conte Alberto) al Tiroler Festspiele di Erl.

Nel 2019 si è esibito al Teatro Carlo Felice di Genova con Don Pasquale di Donizetti (Ernesto), è ritornato al Festival di Erl nella stagione estiva con Guillaume Tell di Rossini (Ruodi), ha partecipato al Concerto a Gussago (BS) in omaggio a Daniela Desì, cantando la “Petite Messe Solennelle” di Gioacchino Rossini. Ad ottobre (e gennaio 2020) ha interpretato il Don Ottavio nel “Don Giovanni” di Mozart al Theater Freiburg in Baden-Württemberg, Germania. Nel mese di novembre ha debuttato nel ruolo di Ferrando nel “Così Fan Tutte di Mozart” al Royal Danish Theatre di Copenaghen. A dicembre ha portato in tour in Italia i “Concerti di Natale” per poi esibirsi il 19 dicembre al Grand Concert Hall del Conservatorio statale di musica “P. I. Čajkovskij” a Mosca per il concerto “Three Tenors for Christmas”. Ha chiuso il 2019 a Copenaghen per il The Royal Danish Orchestra’s New Year’s Concert.


Matteo Macchioni – Il Conte di Almaviva
Il Barbiere di Siviglia di G. Rossini
Come e quando si è avvicinato allo studio della Musica? Quando è arrivato l’amore per l’Opera?

Ho cominciato a studiare musica privatamente a sei anni, da adolescente mi sono iscritto al conservatorio dove ho conseguito il diploma accademico di secondo livello in pianoforte. Parallelamente agli studi pianistici mi sono avvicinato al canto. L’amore per l’opera e il mestiere di cantante lirico sono pian piano divenuti realtà. È stato un percorso di maturazione lungo.


Ha un Autore o un Repertorio che sente più affine a sé?

I ruoli di bel canto mozartiani e rossiniani costituiscono la parte principale della mia carriera fino ad ora; ho altresì cantato anche titoli di differenti autori.


Il suo ruolo preferito e perché? Ha un ruolo che rappresenta un sogno nel cassetto?

Il Conte di Almaviva dal rossiniano Barbiere di Siviglia è il ruolo che ho cantato di più, ma anche in assoluto uno dei più divertenti da interpretare per me. Sono diversi i titoli già ampiamente nelle mie corde, ma che ancora non ho avuto modo di cantare e che esplorerò negli anni a venire.


Quando si approccia ad un nuovo spartito, come organizza lo studio dal punto di vista drammaturgico, interpretativo e musicale? Come crede che questi fattori debbano influenzarsi ed interagire tra loro per una migliore esecuzione?

Sono un fanatico perfezionista. Anzitutto suono completamente l’opera al piano, leggo e imparo musicalmente le parti di tutti, non solo quella corrispondente al mio ruolo. L’essere pianista mi aiuta tantissimo. Dopo questa prima fase, faccio un lavoro di affinamento con il maestro di spartito e sviscero ogni dettaglio dei recitativi, unitamente ai numeri musicali. Sovente mi confronto anche con cantanti professionisti amici dai quali cerco di attingere buoni consigli. Uno di questi è Fabio Armiliato, a cui sono legato da una solida e pluriennale amicizia, nata sui campi di calcio con la Nazionale Italiana Cantanti.


La vita dell’artista lirico è fatta di continui viaggi e di valigie alla mano, come affronta dal punto di vista psicologico i continui spostamenti e il distacco dalla famiglia?

È dura. Io sono nato e ho passato la mia infanzia in campagna. Sono legato profondamente alle mie radici. Il viaggiare è quindi, certamente, l’elemento più difficile del mio lavoro, ma bisogna accettarlo. Cerco di non essere mai solo nelle trasferte più lunghe. Di solito apprezzo molto avere un membro della mia famiglia al mio fianco, ove possibile. Spesso condivido i miei viaggi con il mio papà.


Qual è l’artista vivente che stima di più e perché? E da quale mito del passato si sente maggiormente ispirato?

Ci sono una serie di grandi interpreti del passato e del presente. Non sto a fare nomi, ma se proprio devo, dico Luciano Pavarotti. Lui certamente ha ispirato me, come del resto continua ad ispirare tanti giovani che si affacciano all’arte del canto lirico.


I suoi prossimi impegni dove la porteranno? Può darci qualche anticipazione?

Prossimo impegno in calendario è un lungo tour di Barbiere di Siviglia con la Welsh National Opera di Cardiff, oltre ad un gran numero di concerti, che, pur inizialmente previsti in modo uniforme su tutto il 2020, sono stati posticipati agli ultimi mesi dell’anno corrente o addirittura al 2021, a causa dell’emergenza Covid-19.


Qual è stata la più bella esperienza professionale che ha vissuto nella sua arte da raccontare ai nostri lettori, e perché proprio quella?

Il debutto assoluto in un teatro d’opera, avvenuto a Salerno 10 anni fa con Oren sul podio e il debutto alla Scala nel 2017 sotto la direzione di Chailly. Due momenti simbolicamente significativi!


Quali sono le sue aspettative per il futuro? Come spera sarà il futuro del Teatro lirico dopo il periodo difficile in cui ci troviamo attualmente?

L’inguaribile ottimismo che mi contraddistingue tende a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Onestamente però questa situazione è di una gravità tale che, per risollevare il nostro settore, servirà un sostegno massiccio da chi nella cultura ha il dovere di investire. Le nostre autorità e istituzioni dovranno prendere per mano i teatri con i loro dipendenti e, non ultimi, gli artisti solisti unitamente e tutti i lavoratori freelance che ruotano attorno alla macchina teatrale. Costoro, che essendo liberi professionisti senza un vero welfare a sostegno, stanno soffrendo e hanno visto azzerare i loro compensi, meritano una attenzione speciale. Molti ancora non hanno beneficiato di nessun aiuto economico. Spero vivamente che la situazione cambi rapidamente. Sono fiducioso nelle nostre istituzioni e nel loro amore per la cultura. L’Italia ha un patrimonio artistico enorme da difendere e rilanciare.


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