Recensione “Il ventre della regina” di Carlo De Rossi

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Titolo: Il ventre della regina

Autore: Carlo De Rossi

Editore: Joker

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 1 Gennaio 2014

Voto: 4/5

Cartaceo -> 13,50€ 


Sinossi

Il protagonista di questo romanzo, un educatore psichiatrico, vive una vita nella quale sono fittamente intrecciati mascheramenti, giochi di ruolo e fantasie spesso erotiche (il ventre della regina è proprio l’accogliente grembo di una psichiatra). Con un linguaggio rutilante, ironico e ricco di sorprese l’autore ci consegna una storia cupa, dolorosa. Impossibile infatti seguire senza partecipazione il percorso della psiche del protagonista mentre si addentra in un viaggio senza ritorno, nel quale lacerti di quotidianità appaiono e scompaiono lasciando a loro volta tracce pesanti ( il figlio rifiutato, la morte della madre anaffettiva, il rapporto con i colleghi spesso incompetenti e cinici) e annullando il confine tra realtà ed allucinazione.

Il tutto in una prosa potente e sapientemente articolata, che non indulge alla retorica del dolore, dando anzi fondo a una evidente ricchezza espressiva, letteraria e contenutistica (una trama parallela, con la sua valenza di mistero, arricchisce ulteriormente la narrazione). De Rossi ci offre uno spaccato di vita che apparentemente sembra racchiusa nella finzione, ad un passo dello smarrimento; e tra le varie  proiezioni e vendette – e dietro le identità giocate – emerge potente un bisogno d’amore ingombrante ed estremo che, riga dopo riga, ci ricorda quanto sia vulnerabile la nostra corazza.

 

Autore

Carlo De Rossi (Torino 1972). Educatore professionale, consulente in psicologia della scrittura e conduttore teatrale attivo in laboratori per attori disabili e adolescenti è stato anche autore dei testi e regista della compagnia teatrale torinesi ” I Mattoni” dal 1999 al 2007. Finalista XXVI edizione premio Calvino per scrittori esordienti. Nel 2013, presso Mente Aperta Editore, ha pubblicato il manuale “Il Tarocco motivazionale – Manuale per l’uso dei tarocchi nel coaching“.

Scrive articoli per il sito ” Gocce di psicologia” http://www.goccedipsicologia.it/.

 

Recensione

Amo sempre fare delle analogie tra romanzi e cinematografia (insieme alla musica rappresentano, a mio avviso, la triade perfetta), infatti se dovessi descrivere a qualcuno questo romanzo, direi molto semplicemente e positivamente che mi è sembrato di essere dentro la storia di un film di Ozpetek.

Da subito per chi come me ama follemente David Foster Wallace e Chuck Palahniuk non può non vedere le contaminazioni di questi grandi autori, io nello stile e nella trama ci rivedo anche il mondo di Murakami. Lo scrittore infatti riesce a far uscire già dalle prime pagine tutto il peggio dei personaggi in particolare del protagonista Maurizio, non è difficile infatti detestarlo e provare disgusto per quest’uomo, ma la forza di quest’opera si basa proprio su questo, l’autore dopo aver fatto uscire il peggio riesce anche a farti affezionare a lui e vuoi sempre scoprire fino a che punto può arrivare.

L’opera è ambientata a Torino, nei nostri giorni, il protagonista appunto è Maurizio un giovane uomo patologicamente fissato con il sesso, educatore psichiatrico, con la passione per la recitazione. Separato da Michela con cui ha un figlio Samuele che non vuole riconoscere e incontrare, non fa altro che cambiare continuamente identità per far breccia su tutte le donne che incontra. Un giorno è Matteo, un altro giorno è il timido e balbettante Alessandro e così via…

Il personaggio però fa cadere ogni sua maschera dal quinto capitolo in poi, dove si riesce a intravedere tutta la sua sofferenza e fragilità. Capitolo in cui la madre del protagonista viene a mancare, una madre assente, dai facili costumi costretta appunto in passato a questa vita perchè il padre ha abbandonato lei, Maurizio ed Eleonora sorella alcolizzata del protagonista che sarà presente nella vita e nella storia di Maurizio. La presenza costante di Gabrino, fantasma del passato di Maurizio, che ritrae lui da bambino nelle varie fasce d’età e che si trova sempre presente nella sua mente soprattutto durante tutti gli atti sessuali e durante i momenti più difficili, ci fa capire quanto l’infanzia difficile abbia condizionato e continua a condizionare la sua vita in tutta la storia. Il lettore, in questo caso, viene parzialmente portato a “giustificare” il non riconoscimento del figlio Samuele.

Da questo punto della storia tutti i nodi vengono al pettine e il giorno prima del funerale della madre Maurizio va in crisi, dopo aver aggredito mortalmente lo zio è costretto a ricoverarsi nella stessa struttura dove lui ha sempre lavorato. Da li cominceranno le notti di passione con la psichiatra, nonchè superiore dello stesso, dottoressa Miranda Marisi (che rappresenta il ventre della regina)…che dire se all’inizio si detesta Maurizio ma poi riesce a farsi amare questo non avviene per lei che, capitolo dopo capitolo, riesce a tirar fuori il peggio di sè.

Nel romanzo e qui , ahimè, mi tocca essere severamente critico sono tantissimi i personaggi con cui si ha a che fare : Patrizia, Cinzia, Domenico, Fabrizia, Silvano, Enrico, il dottor Giachini, Dustin e tantissimi altri, che appaiono e scompaiono all’interno della storia senza un motivo, senza avere un ruolo essenziale all’interno dell’intreccio narrativo e soprattuto senza sapere che fine facciano alla fine di tutto.

Positiva invece è la presenza di Lorenzo che si rivelerà un personaggio complesso ma che regalerà alla storia continuamente dei colpi di scena essenziali, e la (NON) presenza di Valentina, come se si volesse costruire più di una storia parallela all’interno della storia stessa ma che alla fine si intrecceranno tutte in un unico filone finale, unica donna con cui il protagonista ammette di non aver mai avuto rapporti nè approcci e fantasie sessuali e forse anche l’unica di cui è sempre stato veramente innamorato.

Il finale è veramente complesso, inaspettato e ricco di suspance anche se… in fondo al cuore, il lettore, dopo aver chiuso il libro, ammette di aver desiderato dall’inizio un finale simile.

Assolutamente consigliato.

 

 

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