La politica come destino: Massimo D’Alema racconta l’epopea e la fine di un mondo in “Eravamo comunisti”

Ci sono epoche in cui la politica non rappresentava soltanto una professione o una scelta contingente, bensì una vera e propria forma di vita, una disciplina totalizzante e un destino collettivo condiviso da milioni di persone; un mondo fatto di sezioni, congressi, case del popolo e di una lingua e un’educazione uniche. All’interno di questo grande affresco si muove “Eravamo comunisti” (disponibile in formato copertina flessibile), l’intensa opera in cui Massimo D’Alema ripercorre le proprie origini e, al tempo stesso, la storia repubblicana italiana. Nato in una famiglia profondamente legata agli ideali del PCI — con il padre Giuseppe partigiano e dirigente e la madre cresciuta nell’antifascismo romano —, l’autore sceglie di intrecciare la memoria personale con le grandi vicende collettive del Novecento. Dalle tensioni di Genova contro il governo Tambroni al Sessantotto pisano, passando per la Primavera di Praga, gli anni bui del terrorismo, il compromesso storico e il drammatico rapimento Moro, il libro non si limita a essere un semplice memoriale nostalgico, ma un’indagine lucida e senza sconti sulle passioni, le fratture, gli errori e le contraddizioni di una grande cultura politica. Attraverso i ritratti di figure centrali come Togliatti, Berlinguer, Ingrao e Napolitano, D’Alema ci conduce fino alla svolta della Bolognina e al crollo di un intero sistema, ponendo l’interrogativo radicale su cosa resti di una storia quando il nome che l’ha tenuta unita muta per sempre.

Vuoi approfondire la storia di un’intera generazione e rileggere i grandi snodi della politica italiana? Puoi acquistare la tua copia di “Eravamo comunisti” su Amazon cliccando qui.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.