Unisce la precisione della bioingegneria al fascino millenario dell’esoterismo, con un ritmo che non lascia scampo al lettore. Dopo il successo de L’enigma del Patriarca, Sergio Fanucci torna in libreria con L’enigma degli Arcani, secondo capitolo di una trilogia thriller ad altissima tensione. In questa intervista esclusiva ci porta dietro le quinte del suo processo creativo, svelandoci come si bilanciano trent’anni di esperienza editoriale con l’istinto del narratore, la maniacale ricerca scientifica dietro le sue pagine e le prime imperdibili anticipazioni sull’attesissimo capitolo finale, L’enigma di Horus.
Quando scrive un romanzo, l’esperienza da editore condiziona il suo modo di strutturare la trama, o riesce a spegnere il “controllo editoriale” e a farsi trasportare solo dall’istinto di narratore?
La scrittura è un processo creativo, istintivo ma non solo, è anche il risultato di uno studio che va dalla costruzione dei personaggi, agli ambienti, alla trama che poi si sviluppa man mano. In questo, aver letto più di tremila libri e pubblicati altrettanti in oltre 35 anni di lavoro come editore mi aiuta, certo; mi permette di “giocare” con le parole mantenendo l’obiettivo finale che è quello di soddisfare il lettore e mi diverte un mondo.
Ne L’enigma degli Arcani unisce la bioingegneria più avanzata (le nanotecnologie contro il cancro) a simboli millenari come i tarocchi. Come nasce l’idea di fondere la scienza d’avanguardia con l’esoterismo storico?
Dentro ognuno di noi, chi più o chi meno, c’è un’anima che si nutre quotidianamente, anche inconsapevolmente: prende dai nostri antenati, dalle loro esperienze e conquiste, e dall’ambizione di poter migliorare noi stessi e il mondo in cui viviamo. Ciò che è stato e ciò che sarà. E se ci spingiamo un po’ di più agli estremi di questo concetto, troviamo da una parte una dimensione sconosciuta e dall’altra una onirica. Entrambe non le riusciamo a governare ma ci influenzano, sono come due opposti, o per lo meno, sono all’opposto. Nel romanzo, ho cercato questo, un filo conduttore in grado di unire queste dimensioni.
Le protagoniste, l’avvocato Elisabeth Scorsese e la docente Anna Pareto, sono due figure forti, complementari e culturalmente brillanti. Quanto c’è di reale nel loro approccio metodico e accademico, e qual è stata la sfida più grande nel tratteggiare la loro psicologia?
Uno degli obiettivi che mi sono posto, è quello della credibilità, di una scena, di un pensiero, di un personaggio, di una storia. A volte la credibilità si fonda su un metodo scientifico, a volte sulla logica, a volte sull’esperienza di vita, a volte sull’amore o l’affetto… Elisabeth e Anna riescono a portare questo nel romanzo, le loro azioni risultano credibili e per svariati motivi, e la loro ricchezza interiore ne tratteggia il carattere rendendo ogni cosa che le coinvolge comprensibile al lettore. E’ questa la sfida più grande. Per ottenerla? Mai prendere una scorciatoia, lo sa bene Cappuccetto Rosso.
Recensioni e lettori lodano la precisione storica e scientifica dei suoi thriller unita a un ritmo serrato alla Dan Brown. Quanto tempo richiede la fase di documentazione prima di iniziare a scrivere una pagina?
Mesi, giorni, ore… e poi non è solo la ricerca ma la sua attendibilità. Le fonti possono essere fake, come le notizie, tutto va verificato almeno due volte se non tre, mettendo a confronto fonti lontane e disparate, notizie che attraversano approcci diversi e che alla fine hanno un comune punto di arrivo. Per esempio, per scrivere una ricerca della Pareto, magari di e in poche pagine, passo settimane a leggermi riviste specializzate, ne acquisto copie, mi registro su siti accademici… più incrocio notiziee verifico dati, più crescono le intuizioni e il romanzo, come il personaggio, si arricchisce. Non ci crederai, ma ho file su file di approfondimenti che ho dovuto tagliare per salvaguardare il ritmo.
Siamo nel 2026 e i primi due capitoli (L’enigma del Patriarca e L’enigma degli Arcani) hanno alzato moltissimo l’asticella. Può anticiparci qualcosa, senza fare spoiler, sulla direzione che prenderà la conclusione di questa trilogia?
Si conclude, come dici, e ogni finale che si rispetti merita di chiudersi con un gran colpo di scena. Ho già terminato, da un mese e più, la prima versione di L’enigma di Horus; ora è lì a depositarsi, come si fa con il vino in cui credi, e tra un po’, quando comincerò a sentire la mancanza dei personaggi e delle loro storie, lo riprenderò in mano per editarlo. L’idea è di pubblicarlo il prossimo maggio, come i precedenti. Quello che posso dire è che il romanzo sarà “una resa dei conti.” Come si dice in questi casi? Alla fine, qualcuno muore.
Ringraziamo di cuore Sergio Fanucci per il tempo che ci ha dedicato, per la disponibilità e per averci regalato una finestra così autentica e stimolante sul suo laboratorio di scrittura. A noi lettori non resta che lasciarci trasportare dalle sue storie e attendere con trepidazione la primavera per scoprire come si concluderà questa straordinaria avventura.
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