Con una narrazione densa di poesia, delicatezza e profonda umanità, Ilaria Tuti torna a esplorare la sua amata terra d’origine per portare alla luce una pagina di storia tanto drammatica quanto dimenticata. Il romanzo è ambientato nella Zona libera della Carnia, un territorio di confine dove la Seconda guerra mondiale, fino a quel momento rimasta una tempesta distante, irrompe improvvisamente con l’arrivo di un vento spaventoso da Est. La vita della giovane Serafina viene sconvolta dall’insediamento di carovane di cavalieri delle steppe, cosacchi e russi giunti a rivendicare quelle valli come la propria terra promessa. Attraverso gli occhi della protagonista, testimone dello sradicamento e delle inevitabili asprezze dell’occupazione, il lettore assiste allo scontro ravvicinato tra due popoli radicalmente diversi, dove la violenza della storia si mescola paradossalmente a momenti di inaspettata e pura meraviglia, come la vista dei cammelli al pascolo, le danze nelle piazze e lo splendore delle icone ortodosse.
La forza straordinaria di quest’opera risiede nella capacità dell’autrice di cercare e trovare la compassione nella barbarie, dimostrando come persino nel bel mezzo di una tragedia collettiva sia possibile riconoscere l’umanità nell’altro. Serafina, custode di memorie e tradizioni delle donne che l’hanno preceduta, compie un viaggio interiore che la costringe ad abbandonare l’ombra dei margini per farsi luce guida in una notte che sembra non finire mai. Ilaria Tuti non racconta le gesta di eroi mitologici, ma la straordinaria resilienza di persone comuni, ricalcando i passi e i sacrifici compiuti dagli anziani della Carnia per sopravvivere alla distruzione del proprio mondo. È un romanzo potente che celebra la capacità di ricominciare da zero e di far rifiorire la vita e la speranza dalle ceneri della sofferenza, insegnandoci che anche dopo la notte più buia l’alba è sempre destinata a sorgere.
