In questa tappa inaugurale, Antonio Roma definisce la “terra arsa” non come una semplice cornice geografica, ma come una condizione esistenziale e biografica. Il Sud diventa il simbolo di una terra che scotta sotto i piedi, obbligando l’individuo a una scelta radicale tra la fuga e la resistenza. L’autore rivendica il valore del teatro come “atto politico” non perché faccia propaganda, ma perché sceglie deliberatamente di illuminare le crepe della società anziché nasconderle. Attraverso le quattro drammaturgie (Uomo a rendere, Mamma mi voleva professore, Apice, Nebbia), l’opera si propone di restituire dignità agli invisibili senza trasformarli in slogan, offrendo al pubblico non un tribunale dove giudicare, ma un luogo di ascolto profondo dove la complessità dell’umano torna a essere protagonista contro ogni polarizzazione.
