Se siete appassionate di true crime come me, sapete bene che la realtà spesso supera la fantasia, ma quello che ho visto ieri sera su Netflix mi ha lasciato addosso un’inquietudine difficile da scuotere. Sto parlando de “Il Killer di TikTok”, una docu-serie incredibilmente breve ma d’impatto che racconta la storia assurda di José Jurado Montilla. Ciò che rende questo prodotto diverso da qualsiasi altra cronaca criminale è il modo in cui il protagonista ha usato i social media per costruire una maschera di normalità, mentre il suo passato ribolliva di violenza.
La vicenda di Montilla affonda le radici negli anni Ottanta, quando fu condannato a ben 123 anni di carcere per l’omicidio di quattro persone. Sembrava una storia conclusa, destinata a restare confinata nelle cronache giudiziarie spagnole, ma nel 2013 tutto è cambiato. A causa dell’annullamento della “Dottrina Parot” da parte della Corte Europea, Montilla è tornato in libertà, pronto a reinventarsi in un mondo che nel frattempo era diventato digitale. È qui che la serie diventa quasi surreale: l’uomo ha iniziato a utilizzare TikTok con una frequenza disarmante, condividendo video della sua quotidianità, balletti e riflessioni, costruendosi un’identità pubblica che cercava di seppellire i suoi crimini sotto una pioggia di like e visualizzazioni.
Il cuore del documentario si stringe attorno alla scomparsa di Esther Estepa nel 2023. La trama segue con delicatezza e tensione la ricerca disperata della sua famiglia, mostrando come la scia digitale lasciata da Montilla sia diventata l’arma a doppio taglio che lo ha incastrato. Gli investigatori hanno infatti utilizzato proprio quei video che lui postava con tanta leggerezza per ricostruire ogni suo singolo spostamento, trasformando il suo profilo social in una mappa forense. È agghiacciante vedere le immagini originali del killer che sorride alla telecamera dello smartphone, sapendo cosa si nascondeva dietro quello schermo.
Questa serie offre una visione disturbante su come i social media possano essere manipolati per creare vite totalmente irrealistiche, permettendo a figure oscure di nascondersi in piena vista. Mi ha fatto riflettere profondamente su quanto poco conosciamo davvero delle persone che seguiamo o che incrociamo online. È un contenuto che si guarda velocemente per la sua brevità, ma che continua a farti pensare anche ore dopo aver spento la TV, lasciandoti con il dubbio su chi si nasconda realmente dietro il prossimo video che apparirà nei vostri “Per Te”.
Voi cosa ne pensate di questo genere di documentari che usano il materiale originale postato dai criminali? Personalmente, trovo che vedere i video reali di Montilla renda il tutto ancora più disturbante, quasi come se fossimo testimoni involontari della sua doppia vita. Se avete già visto la serie, o se conoscete altri titoli simili che esplorano il legame tra crimine e social media, scrivetelo nei commenti: sono sempre alla ricerca di nuovi suggerimenti per le mie serate all’insegna del true crime!
