Lo stile di Efram: tra fascino retrò e semplicità moderna | Seconda tappa

Continuiamo il nostro Blog Tour immergendoci in un aspetto fondamentale per ogni lettore: lo stile e le scelte narrative che rendono unica una storia. In questa seconda tappa, torniamo tra gli scaffali della libreria del signor Tom per scoprire come Giovanna Cascella abbia costruito l’impalcatura della sua saga, trasformando quella che poteva essere una semplice lettura in un’esperienza coinvolgente e accessibile a tutti.

La scelta di strutturare l’opera come una trilogia nasce dal desiderio dell’autrice di rendere omaggio al fantasy classico degli anni ottanta, quello stile “old school” che permette alla narrazione di respirare e ai lettori di vivere l’attesa del seguito come parte integrante dell’emozione. Non si tratta solo di una questione di volume, ma della volontà di avere lo spazio necessario per dipingere un mondo vasto, raccontare amori indelebili e avventure epiche senza fretta, dando il giusto peso a ogni emozione.

Un aspetto sorprendente della scrittura di Giovanna Cascella è la sua capacità di parlare anche a chi solitamente fatica ad approcciarsi al genere Epic Fantasy. Per abbattere il timore di nomi impronunciabili o geografie confuse, l’autrice ha scelto nomi brevi e incisivi per i suoi personaggi, come Juna, Rafi o Dam, identificando altre figure chiave attraverso il loro ruolo, come il Maestro o il Negromante. Il linguaggio scelto è semplice e quasi colloquiale, simile a una voce amica che accompagna il lettore passo dopo passo, rendendo la storia fluida e mai intimidatoria. Per guidare ulteriormente il pubblico nel suo mondo, Giovanna ha disegnato personalmente le bozze di mappe dettagliatissime presenti nei volumi, strumenti essenziali per orientarsi tra la Torre di Ferro e la Cittadella senza mai perdere la bussola.

Anche la decisione di utilizzare la terza persona risponde a un preciso progetto stilistico dal fascino retrò. Questa scelta permette una visione d’insieme che la prima persona non potrebbe offrire, dando risalto non solo alla protagonista ma a ogni luogo e avvenimento, rendendo il mondo di Efram tridimensionale e vibrante. Nonostante questo respiro ampio, il ritmo resta dinamico e ricco di colpi di scena pronti a ribaltare ogni certezza del lettore. Persino i momenti più difficili, come gli addii ai personaggi, sono trattati con estrema cura e sensibilità: l’autrice non scrive mai una fine per caso, ma utilizza il distacco come strumento per creare nuovi equilibri, ricordandoci che tra le pagine di un libro un addio non è mai davvero definitivo, ma spesso rappresenta solo l’inizio di qualcosa di nuovo.


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