III secolo d.C. Odenato, sovrano della fiorente colonia orientale di Palmira, in Siria, viene assassinato vilmente insieme al figlio Erode. Il regno spetta di diritto a Vaballato, ma l’ultimogenito del re è ancora troppo piccolo e così a sedersi sul trono è Zenobia, la giovane vedova. I notabili di Palmira sperano che la sovrana segua le orme del marito, e confermi la politica filoromana che tanti commerci e denari ha portato nelle loro tasche, ma scoprono presto che in Oriente si è alzato un vento ben diverso: colta, ambiziosa e bellissima, abile a cavallo e nella lotta, Zenobia non vuole vivere all’ombra di nessuno, tantomeno di Roma. Perché secondo lei l’Impero è fragile, e i tempi sono maturi per l’impresa più grande mai vagheggiata prima: sconfiggere i Romani e proclamarsi imperatrice. Dal regno di Palmira inizia così una partita complessa, fatta di trame segrete, alleanze inedite e strategie astute, ma anche battaglie fulminee, attentati e sangue innocente versato: Zenobia è presto costretta a guardarsi le spalle, perché le insidie si nascondono dietro ogni volto, nemico e soprattutto amico… Valerio Massimo Manfredi torna a esplorare la storia dell’Impero Romano in terre lontane dalla capitale, ma non per questo meno intimamente legate al suo destino. Zenobia è il ritratto appassionante e appassionato di una figura straordinaria e modernissima.
Titolo: Zenobia
Autore: Valerio Massimo Manfredi e Andrea Argenti
Editore: Mondadori
Genere: Storico
Data pubblicazione: 4 Novembre 2025
Voto: 4/5
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Recensione
Bentornati a tutti, lettori! Oggi torno a scrivervi per parlarvi di un libro che ho acquistato lo scorso gennaio e che mi ha subito incuriosito: Zenobia. Il romanzo della regina guerriera, scritto da Valerio Massimo Manfredi insieme ad Andrea Argenti, edito da Mondadori e approdato in libreria a novembre 2025.
Da lettrice di lunga data di Valerio Massimo Manfredi, approcciarsi a una sua nuova opera è un po’ come ritrovare un vecchio compagno di viaggio che, per anni, ci ha guidati tra le pieghe più affascinanti dell’antichità. Conosciamo bene la sua firma e il suo ruolo di autore di punta del genere storico, capace di trasformare l’archeologia in epica. In questa prova letteraria, scritta insieme ad Andrea Argenti, ci troviamo di fronte a un volume che forse non brilla per la stessa potenza narrativa dei suoi capolavori più celebri, ma che possiede il raro merito di accendere un riflettore su una figura femminile straordinaria quanto trascurata: la regina Zenobia.
In Occidente la nostra memoria scolastica tende a sorvolare sulle vicende dell’Oriente romano, eppure la storia di questa donna merita di essere approfondita con dedizione. Zenobia non è stata solo una moglie fedele, ma una sovrana capace di reggere il peso di un trono vacante dopo la morte violenta del marito Odenato, il “re dei re”. Il romanzo si inserisce con precisione in un triennio cruciale che va dal 267 al 270 d.C., un arco temporale denso di avvenimenti che segnano il passaggio dall’assassinio del sovrano fino alle soglie dell’invasione dell’Egitto. Sono fatti storici realmente accaduti, pilastri su cui Manfredi poggia la sua solita, sapiente opera di romanzamento, mescolando il rigore degli eventi con la libertà dell’immaginazione.
Per comprendere appieno la portata delle azioni di Zenobia, occorre immergersi nel turbolento scenario della crisi del III secolo, un’epoca in cui l’Impero Romano vacillava sotto il peso di invasioni barbariche, pestilenze e una cronica instabilità politica. In questo caos, il Regno di Palmira, situato in una posizione strategica tra l’autorità di Roma e le ambizioni dei Persiani Sasanidi, sorse non come un nemico, ma come un baluardo difensivo. Odenato, marito di Zenobia, aveva ottenuto il titolo di Corrector Totius Orientis, agendo di fatto come un viceré per conto dell’imperatore Gallieno.
Tuttavia, dopo il suo assassinio nel 267 d.C., gli equilibri mutarono drasticamente: Zenobia, agendo come reggente per il figlio Vaballato, smise di essere una semplice alleata per trasformarsi in una rivale. Sfruttando la debolezza dei vari “imperatori soldato” che si succedevano sul trono di Roma, la regina seppe tessere una rete di influenze che la portò a proclamare l’indipendenza di un vero e proprio Impero Palmireno. La sua ascesa rappresentò una sfida diretta alla legittimità di Roma, culminando con l’espansione dei suoi domini fino all’Egitto, il granaio dell’Impero, segnando così uno dei momenti di massima frammentazione del potere romano prima della successiva e ferocissima riconquista operata dall’imperatore Aureliano.
L’autore ci conduce per mano tra le sabbie di Palmira, mostrandoci cosa significasse per una donna dell’epoca gestire il potere assoluto, le trame di corte e la pressione costante di un Impero Romano pronto a tutto pur di non perdere il controllo sulle sue province più ricche. Nonostante il ritmo possa apparire a tratti meno serrato rispetto ad altre prove soliste di Manfredi, resta il valore di un’opera che colma una lacuna culturale. Leggendo queste pagine si percepisce il desiderio di restituire dignità a una regina che ha saputo guidare un popolo e sfidare il mondo intero, rendendo giustizia a una realtà storica tanto complessa quanto affascinante che spesso dimentichiamo di studiare.
In conclusione, questo romanzo rappresenta un invito imperdibile per chiunque desideri riscoprire il fascino di un’antichità meno convenzionale attraverso gli occhi di una delle sue protagoniste più carismatiche. La cura nella ricostruzione dell’atmosfera e la profondità psicologica di Zenobia rendono la lettura un’esperienza arricchente e necessaria. È un libro che consiglio caldamente sia ai fedelissimi dell’autore, che troveranno ancora una volta la sua capacità di far parlare i secoli, sia a chi cerca una narrazione capace di unire il rigore del fatto storico al respiro del mito. Immergersi in queste pagine significa non solo assistere alla caduta di un regno, ma soprattutto rendere omaggio a una donna che ha avuto il coraggio di sognare un impero universale, lasciando un’impronta indelebile nella storia dell’umanità. Voto 4/5
