La saga di Knives Out è tornata. Dopo il successo folgorante del primo capitolo e la sfarzosa parentesi greca di Glass Onion, le aspettative per questo terzo capitolo, Wake Up Dead Man, erano alle stelle. Tuttavia, dopo averlo visto, la sensazione è quella di un film che “fa il suo dovere” senza mai brillare davvero come i predecessori.
Questa volta Benoit Blanc, interpretato come sempre dal carismatico Daniel Craig, si ritrova lontano dai luoghi sfarzosi e dalle ville di famiglia a cui eravamo abituati. La scena si sposta in una Chiesa e nei luoghi rurali che la circondano, un’ambientazione decisamente più austera e cupa. Il cast rimane comunque stellare, vantando nomi del calibro di Josh O’Connor, Glenn Close, Andrew Scott, Cailee Spaeny, Jeremy Renner e Mila Kunis, che danno vita a una comunità carica di segreti e tensioni represse.
Il mistero centrale ruota attorno alla figura del parroco, un uomo famoso per la sua lingua tagliente che incuteva timore e risentimento tra i suoi seguaci. La sua morte avviene in circostanze apparentemente impossibili: viene trovato senza vita in una piccola stanza senza uscita, il luogo dove si recava solitamente dopo l’omelia per recuperare le energie. Il classico enigma della “camera chiusa” è servito, ma lo sviluppo non convince pienamente.
A differenza dei capitoli precedenti, il film non inizia con un colpo di scena folgorante. L’avvio è lento, a tratti strano e poco appetente, tanto che se non avessi già conosciuto e amato la serie, difficilmente sarei rimasta a guardarlo fino alla fine. Quella vena di stranezza che caratterizza lo stile di Rian Johnson qui rimane, ma in modo meno affascinante, come se chi lo ha scritto lo avesse fatto con il pilota automatico, senza quel guizzo di genio che ci aveva fatto saltare sulla sedia in passato.
Il finale è indubbiamente inaspettato e la ricerca della verità mantiene un certo interesse, ma i colpi di scena non sono ai livelli a cui eravamo abituati. Wake Up Dead Man è un film carino da vedere in una serata di pioggia, un discreto passatempo che però non riesce mai a decollare davvero, restando un gradino sotto i suoi predecessori per ritmo e originalità.
In definitiva, questo terzo capitolo della saga di Benoit Blanc ci lascia con un retrogusto agrodolce e una domanda spontanea sul futuro del franchise. Sebbene la risoluzione del mistero riesca comunque a intrattenere, la sensazione è che si sia persa quella scintilla di puro divertimento e genialità che rendeva ogni indizio fondamentale e ogni personaggio indimenticabile. Wake Up Dead Man sembra quasi un esperimento di transizione, un tentativo di cambiare tono e scenografia che però finisce per smarrire parte della propria identità lungo il cammino tra le navate della chiesa.
Non è certamente un brutto film, ma per chi ha amato la precisione chirurgica dei primi casi, questo episodio resta il meno incisivo e il più sfuocato. Forse la prossima sfida per il detective più famoso del cinema contemporaneo dovrà puntare meno sulla stranezza fine a se stessa e tornare a quel ritmo serrato che ci aveva fatto innamorare della serie, perché la verità, per quanto interessante, ha bisogno di una narrazione più convinta per brillare davvero.
E voi cosa ne pensate di questo nuovo caso di Benoit Blanc: siete rimasti affascinati dall’atmosfera cupa della parrocchia o, come me, sentite la mancanza del ritmo travolgente dei primi due capitoli? Scrivetemi nei commenti se il finale vi ha convinto o se vi aspettavate qualcosa di più da questo cast stellare.
