Oltre il rito della Memoria: la musica come resistenza a Birkenau #Intervista ad Alessandra De Fiori

Cosa accade quando l’arte più sublime è costretta a convivere con l’orrore più indicibile? In “Suona e vivrai”, Alessandra De Fiori ci conduce all’interno del campo di Birkenau, non per osservarne solo le ombre, ma per seguire le note dell’unica orchestra femminile mai esistita in un campo di sterminio.

Scrittrice e dirigente scolastica da sempre impegnata nella divulgazione della memoria storica tra i giovani, l’autrice esplora la figura magnetica di Alma Rosé, la violinista che trasformò il rigore musicale in un’arma di dignità e salvezza. In questa conversazione, abbiamo esplorato il potere della bellezza come forma estrema di resistenza e la genesi di un romanzo che dà voce a chi, tra fango e lacrime, non ha mai smesso di essere un essere umano.

Un ringraziamento speciale va alla casa editrice Santelli Editore per la preziosa collaborazione e per aver permesso la realizzazione di questo approfondimento.

Il titolo “Suona e vivrai” racchiude un paradosso atroce: la musica, simbolo di vita e bellezza, diventa merce di scambio per la sopravvivenza in un luogo di morte. Come ha lavorato su questo contrasto emotivo durante la stesura?

Ho lasciato che emergesse in tutta la sua drammaticità, senza nasconderlo. E’ uno degli elementi fondamentali del romanzo, la condizione che sostanzia le emozioni più forti delle prigioniere: più ancora che la paura di morire, è la fatica di sopravvivere grazie alla musica che le schiaccia.

Com’è nata l’idea di raccontare proprio l’orchestra femminile di Birkenau? Cosa l’ha colpita così tanto della figura di Alma Rosé da volerle dedicare un romanzo?

L’idea di raccontare dell’Orchestra femminile di Birkenau è nata per caso: verificavo i presupposti storici di un’altra storia che volevo proporre ai ragazzi della mia scuola per il Giorno della Memoria e ho scoperto l’Orchestra, della quale non sapevo nulla. E’ stata una rivelazione! Tra le protagoniste di questa straordinaria vicenda, Alma è certamente quella più importante. Di lei mi hanno conquistato fin dal primo momento la determinazione, la passione, l’eleganza e la dignità, che alimentano un coraggio discreto ma potentissimo.

Alma era una perfezionista, nipote di Mahler, che pretendeva l’eccellenza anche nell’inferno di Birkenau. Quanto è stato difficile bilanciare il suo rigore con la profonda umanità e il ruolo di protettrice che ha svolto per le sue musiciste?

In realtà non è stato difficile: il suo rigore era una delle sfaccettature della sua umanità, intesa non come qualità (benevolenza, generosità etc), ma come essenza distintiva: in altre parole, il rigore – così come il talento, l’intelligenza, la sensibilità, la capacità di provare empatia ma anche rabbia e dolore, era ciò che definiva Alma Rosè in quanto essere umano. La straordinarietà di questa donna risiede nell’essere riuscita – in un luogo di de-umanizzazione programmata a tavolino – a non farsi strappare l’umanità, facendone addirittura uno strumento di resistenza contro Auschwitz e si salvezza per le sue compagne.

Il libro presenta molte protagoniste femminili, tanto da necessitare di un glossario. Qual è stata la sfida più grande nel dare a ognuna di queste donne una voce distintiva senza che si perdessero nella massa dei prigionieri?

La sfida più grande è stata ricercare e narrare particolari che riuscissero a rendere unica la storia di ciascuna – pur nel comune destino di persecuzione e deportazione – e che le definissero, come per esempio la mamma di Helena, la Chaccone di Itta, l’amicizia con Dora per Else, i pon pon rossi di Anita.

Il romanzo si basa su testimonianze reali. C’è un dettaglio o un aneddoto emerso dalle sue ricerche che l’ha colpita così tanto da cambiare la direzione di una scena del libro?

Per la verità sono state le storie delle ragazze a determinare la direzione del libro; le diverse scene narrate sono scaturite dopo la lettura delle testimonianze; ma c’è un episodio che ho deciso da subito che avrebbe dovuto entrare ad ogni costo nella narrazione: l’incontro tra Margot e il pastore tedesco della SS.

Come si è protetta emotivamente durante la scrittura? Aveva un modo particolare per ‘uscire’ dall’orrore di Auschwitz una volta spento il PC.

Le sembrerà strano, ma proprio il ridare voce alle protagoniste della storia – sconosciute ai più o dimenticate – è stato l’antidoto contro l’orrore di Auschwitz: perché la storia dell’Orchestra è, di fatto, la storia della sconfitta di Auschwitz. E così, attraverso di loro, anch’io ho sconfitto l’orrore.

A ottant’anni dalla liberazione dei campi, il rischio è che il Giorno della Memoria diventi un rito stanco o retorico. In che modo un romanzo storico come “Suona e vivrai” può aiutare le nuove generazioni a percepire la Shoah non come un capitolo polveroso dei libri di storia, ma come un monito vivo e pulsante per il presente?

“Suona e vivrai” racconta la storia attraverso molteplici storie le cui protagoniste sono giovani – in alcuni casi – giovanissime donne. Persone qualunque, con vite qualunque e passioni uguali a quelle dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Le loro voci sono autentiche, il loro racconto sincero. Alcune di loro sono state arrestate perché ebree, altre perché si sono opposte al totalitarismo. Sono loro, in prima persona, che si rivolgono ai ragazzi e alle ragazze (ma non solo) e possiedono le parole giuste (e pulsanti) per fare sì che quanto accaduto diventi monito.

Dopo aver attraversato il fango di Auschwitz insieme ad Alma, cosa vorrebbe che il lettore portasse con sé: il ricordo dell’abisso o la certezza che la bellezza sia l’ultima forma di resistenza umana?

Senza alcun dubbio la certezza che la bellezza – e il coraggio di farsi custodi di altri esseri umani – sono la più alta forma di resistenza umana. Senza dimenticare che l’abisso è esistito, esiste e probabilmente esisterà sempre, ma consapevoli che è possibile fare qualcosa per non lasciarsi inghiottire da esso.

La storia dell’Orchestra di Birkenau, attraverso le parole di Alessandra De Fiori, ci ricorda che anche nel buio più fitto l’umanità può trovare un varco per splendere. “Suona e vivrai” non è solo una cronaca di ciò che è stato, ma un invito urgente a farsi custodi dell’altro, riconoscendo nella bellezza e nel coraggio le uniche barriere capaci di arginare l’abisso.

Ringraziamo di cuore l’autrice per la sua disponibilità e per la passione civile con cui continua a narrare la Storia alle nuove generazioni. Un sentito grazie, ancora, a Santelli Editore per aver reso possibile questo incontro e per l’impegno costante nella promozione di opere dal così alto valore culturale e morale.

La nostra recensione: Se desiderate immergervi ulteriormente nelle atmosfere del romanzo e scoprire il nostro punto di vista critico sull’opera, potete leggere la nostra recensione completa di “Suona e vivrai” a questo link

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