L’ombra dell’inganno: dialogando con Maurizio Mos #Intervista

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Siamo qui oggi per addentrarci nelle nebbie del mistero e nella psicologia umana con Maurizio Mos, autore che, dopo una vita dedicata agli enti pubblici, ha trovato nella scrittura di romanzi gialli la sua passione più intensa. Lettore onnivoro e profondo conoscitore del genere, con un amore particolare per maestri come Simenon e Ross MacDonald, Mos ci guida attraverso trame dove l’inganno non è solo un meccanismo narrativo, ma il vero motore che muove le vite e le scelte dei personaggi. Il suo lavoro si distingue per una rara capacità di bilanciare il rigore dell’indagine poliziesca con un’esplorazione psicologica acuta. Con la serenità di chi ama perdersi nelle lunghe passeggiate in campagna e la saggezza di chi osserva la vita con gli occhi di un appassionato di gatti e di grandi romanzi, scopriremo cosa si nasconde dietro la sua ultima opera, un giallo in cui la verità è una cortina fumogena e ogni personaggio ha un segreto da difendere.

Qual è stata l’ispirazione per rendere l’inganno il vero motore del romanzo, e in che modo l’ha integrato nella psicologia dei suoi personaggi?

Mi sono posto il problema su come rendere realistica (la mia fissazione per un giallo) la storia che mi girava in testa, cioè quella di Gloria, una donna delusa e ingannata dal marito e mi sono accorto che il vero motore di tutta la vicenda sarebbe stato l’inganno per soddisfare il desiderio di ricchezza del marito e la vendetta da parte della moglie, peraltro non disgiunta, anche per lei, dalla ricerca della ricchezza L’inganno del commercialista per ottenere la posizione vantaggiosa nell’ambiente della donna, che seduce e sposa solo nel suo interesse ricattandola con l’esportazione dei capitali del padre da lui stesso organizzata e la consequenziale reazione di Gloria che non esita a sedurre ed a utilizzare per i propri scopi tutti coloro che fa innamorare di lei e quindi le sono utili. Stabilita la trama è stato facile far agire Gloria secondo la sua terribile logica dove l’inganno, a tutti i livelli, era la sua regola per giungere alla sua vendetta. Inganno contro inganno. Una curiosità, anche due personaggi minori, le ladre, pur svincolate dall’accorta trama di Gloria, che non conoscono come lei non conosce loro, basano le loro azioni ladresche sulla finzione e l’inganno, anche se ai minimi termini. Diciamo che tutti, forse anche noi, per raggiungere ciò che ci preme, in vario modo inganniamo. A volte inganniamo anche noi stessi, fissandoci obiettivi lontani. Ma qui scivoliamo nella filosofia della vita,

Che ruolo gioca l’opprimente atmosfera estiva nel ritmo della narrazione e nello stato emotivo dei personaggi e di Tiburzi?

L’atmosfera estiva, torrida e soffocante, ho cercato di utilizzarla sia per rendere l’ambientazione condizionata dal caldo affannoso, che svuota e rende torpidi un po’ tutti, sia per un personale omaggio a Tiburzi che, proprio come me, comincia a essere stufo dell’estate ai primi di luglio, esasperato dalla confusione di turisti rompiballe.

Quali autori o opere del passato o contemporanei l’hanno influenzata maggiormente nell’approccio a un mistero così stratificato, dove la verità è una nebbia?

Sicuramente un autore che amo moltissimo, il vero grande del giallo psicologico, Ross Mac Donald, paragonato a Balzac (scusate se è poco) per le sue trame di drammi familiari. “Denaro nero”, “Il vespaio”, “Il sangue non è acqua” per citare i primi che mi vengono in mente sono dei capolavori dove famiglie (genitori, figli ecc) spinti dal disadattamento sociale e famigliare e dagli interessi economici non esitano anche davanti al delitto oppure non riescono ad inserirsi nella vita “normale”, un po’ come il figliastro dell’Alvise.

Quanto è difficile bilanciare l’indagine poliziesca  con l’esplorazione psicologica profonda dei personaggi?

Molto difficile, bisogna mantenere un difficile equilibrio tra narrazione dei fatti e introspezione psicologica facendo attenzione a non svelare troppo della trama, mantenendo così il riserbo sulla conclusione.

C’è un elemento stilistico o una tecnica narrativa che lei considera la sua “firma” e che ha voluto conservare anche in una storia così intricata?

Forse la disperata ricerca (non esageriamo, facciamo solo la ricerca) di un breve tratto di umorismo nel racconto. Volontario o meno anche nella vita c’è il lampo di un sorriso.

Dopo una carriera negli enti pubblici, ha dedicato il suo tempo alle sue passioni, tra cui la scrittura di gialli. C’è un’abilità o un’esperienza acquisita nella sua vita professionale che ha trovato sorprendentemente utile nel costruire trame poliziesche?

Raccontare palle… no, meglio non dirlo, come in certi gialli mi rifiuto di rispondere per non incriminarmi.

Progetti futuri?

Sto completando tre romanzi molto dissimili tra loro. Uno è una nuova inchiesta di Tiburzi e del tutto imprudentemente prevengo che se la trama di Una vita di inganni è parsa complicata questa lo sarà molto di più, il secondo è una nuova avventura di Max e i suoi amici ladri con un rocambolesco furto dove useranno anche un elicottero e il terzo è un racconto un po’ anomalo per me, una specie di Segretissimo. Se me li accettano.

Ringraziamo Maurizio Mos per aver condiviso con noi la sua visione del giallo come specchio dei drammi familiari e delle debolezze umane. Dalle sfide di bilanciare la trama investigativa con la profondità psicologica, all’omaggio stilistico all’atmosfera estiva, fino alla “disperata ricerca di un breve tratto di umorismo” che funge da sua firma, abbiamo avuto un assaggio del complesso meccanismo che alimenta le sue storie. In attesa dei suoi futuri e diversissimi progetti – che promettono nuove indagini per Tiburzi, rocambolesche avventure ladresche e persino un racconto “anomalo” – auguriamo a Maurizio Mos buon lavoro e un rinnovato successo. Grazie per la sua disponibilità e per aver sollevato, seppur brevemente, il velo sull’ombra dell’inganno.

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