Le Sarte della Villarey: Elena Pigozzi e l’eroismo silenzioso delle donne nella storia

Un cordiale benvenuto a tutti i nostri ascoltatori e lettori. Oggi abbiamo l’onore di ospitare una professionista poliedrica: Elena Pigozzi, scrittrice, giornalista e insegnante.

Elena Pigozzi, Dottore di Ricerca in Linguistica applicata e Linguaggi della comunicazione e diplomata alla Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’Università Cattolica di Milano, unisce un solido background accademico a una profonda sensibilità narrativa.

La sua ultima opera, “Le sarte della Villarey” (Mondadori), ci trasporta nell’Ancona del 1943 per raccontare una straordinaria storia vera di coraggio femminile, resistenza e speranza. Attraverso la figura di Alda, sarta e factotum della caserma, il romanzo celebra la forza delle donne che, in un momento cruciale della nostra storia, hanno saputo opporsi al buio della guerra con atti di incredibile eroismo.

Siamo pronti ad addentrarci in questo racconto potente e a scoprire il processo di ricerca e la passione che hanno portato Elena Pigozzi a dare voce a queste figure storiche. Benvenuta, Elena.

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Il romanzo è ispirato a una storia vera. Come è venuta a conoscenza dei fatti accaduti alla caserma Villarey di Ancona nel 1943 e cosa l’ha spinta a trasformare questa vicenda in un romanzo?

La storia è nata quasi per caso. Era il 2020, piena pandemia, e stavo informazioni sui tessuti come fonti storiche, quando ho trovato un articolo dedicato ad Alda (Renzi Lausdei) e a Mimma (Irma Baldoni di Cola). Un anno dopo scopro il saggio “Fuga per la libertà” del professore di storia contemporanea dell’Università di Macerata, Marco Severini. Ricostruiva la vicenda di Alda e delle donne della Villarey. La storia mi ha conquistata per la sua carica di umanità e la sua straordinarietà, tanto da diventare un’ossessione: raccoglievo fonti su fonti, allargando la ricerca dal fatto della Villarey alla storia di Ancona, al ’43 in Italia.

Quali sono state le sue fonti principali per la ricostruzione storica degli eventi, in particolare l’evasione dei soldati italiani dalla caserma Villarey? Ha avuto modo di incontrare testimoni diretti o i loro discendenti?

Ho raccolto quante più informazioni possibili su Ancona durante la seconda Guerra Mondiale, quindi ho allargato la ricerca anche all’Italia e al faticoso terzo anno di guerra, il ’43, a mio avviso poco indagato, sia nei classici manuale di storia, sia nei romanzi.

La voce delle figlie di Alda, delle figlie sopravvissute, era stata raccolta da diversi libri di storia locale, che mi hanno aiutata nella ricostruzione della figura della madre. Ma l’emozione più grande è stata incontrare, ad Ancona, un pronipote di Alda, commosso e felice che la storia della sua bisnonna superasse i confini di Ancona e arrivasse in altre parti d’Italia.

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Quanto è fedele il romanzo ai fatti storici e quanto spazio è stato dedicato alla finzione narrativa? Quali sono state le scelte più difficili nel bilanciare accuratezza storica e esigenze del racconto?

Ho cercato una linea narrativa che riuscisse a impastare verità storica e verosimiglianza, rigore per le fonti e ritmo narrativo. La difficoltà è stata di mantenere la giusta distanza dai fatti, in modo da poterli raccontare con la loro corretta collocazione e avere la mano attenta con i personaggi di finzione, perché dovevano restituire i sentimenti, l’atmosfera, la vita del periodo.

Questa storia getta luce su un episodio di Resistenza forse meno noto. Qual è il suo obiettivo nel riportare alla luce vicende come questa?

Raccontare le storie di chi non ha avuto voce, toglierle dalla polvere della dimenticanza e consegnarle al lettore, perché a sua volta le trasmetta ad altri. Dare voce e, in questo caso, un nome e cognome a donne straordinarie, significa dare loro un’identità forte, capace di essere ascoltata.

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Ha già trattato temi legati all’arte del cucito in “L’ultima ricamatrice”. C’è un filo conduttore tematico che lega le sue opere e che cosa la affascina di questo mondo?

Il filo conduttore, come dice lei, è il filo che intesse storie, che mi consegna storie e vicende intrecciate da quel bisogno dell’uomo di ascoltare appunto le storie e di comunicare grazie alle storie. Nabokov diceva che l’uomo è uscito dalla Preistoria quando ha cominciato a raccontare storie. Questo è il filo che unisce i miei romanzi.

Qual è il messaggio più importante che spera i lettori traggano dalla storia di Alda, Laura e gli eventi della caserma Villarey?

Il messaggio è che quando ci troviamo difronte a un evento, come Alda con l’occupazione naziste della caserma Villarey, abbiamo la possibilità di scegliere: voltarci dall’altra parte, oppure avere la forza di opporci, convinti che quanto sappiamo fare – come Alda ad esempio – potrà determinare la differenza.

E che il bene non va definito: ma è un “fare”…, come dice Alda. Un fare che una donna semianalfabeta come lei insegna con l’esempio: la realizzazione di un piano di fuga geniale, ma anche folle, a rischio della propria vita.

Il bene non ha una definizione, perché è solo facendolo, o avendone esperienza, che si capisce che cos’è. Ed è un darsi in modo disinteressato, in quanto mossi dalla profonda umanità che ci caratterizza. Lei salva vite perché è giusto.

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Ha in cantiere un nuovo progetto e, se sì, manterrà il focus sulla narrativa storica o esplorerà altri generi?

Sì, o meglio…, per scaramanzia, rispondo: ci sto provando… Sono mossa sempre da una necessità di racconto: è una stori importante, sempre di donne, sempre di grande generosità e idealismo… Si tratta di narrativa storica: è il racconto di un episodio della storia internazionale poco raccontato… Speriamo!

Siamo giunti alla conclusione di questo affascinante incontro. Ringraziamo di cuore Elena Pigozzi, scrittrice e giornalista, per aver condiviso con noi la storia emozionante e necessaria de ‘Le sarte della Villarey’. È un libro che ci ricorda il valore della resilienza e la forza inesauribile dell’umanità, soprattutto in tempi di guerra. Un grazie a tutti voi per averci seguito. Trovate il libro in tutte le librerie. A presto e buona lettura!

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